La pace è possibile? sì, se è un sogno condiviso, non utopico, ma nel segno di impegno concreto e fattivo portato da ognuno perchè diventi un’onda collettiva.
Molte le suggestioni emerse dall’ultimo incontro
Per una politica di Pace di Nova Civitas, molto partecipato, in cui sono intervenuti l’On. Raffaele Nevi, l’economista Antonio Rossetti, la studentessa di relazioni internazionali Ilaria Giorgi. Ci siamo illusi che il benessere portasse la pace, ma la pace non è durata. Quali valori abbiamo smesso di coltivare?
L’illusione che il benessere materiale bastasse a garantire la pace si è infranta con quella che Papa Francesco definiva “terza guerra mondiale a pezzi”, ha sottolineato suor Maria Luisa Gatto del coordinamento di Nova Civitas.
E in un contesto internazionale segnato da guerre e instabilità, la politica è chiamata a fare scelte molto delicate sul modo di costruire una pace duratura, ha detto l’Onorevole Raffaele Nevi nel suo intervento. Si discute poco di grandi questioni globali, specialmente in contesti quali la scuola, tra i giovani che, pur vivendo immersi in un flusso continuo di notizie, tendono spesso a evitare questi temi come fossero altro da sé. Ma la distanza percepita tra noi e i conflitti globali è illusoria, le crisi internazionali hanno ricadute dirette sulla vita quotidiana. Pensiamo alla guerra in Ucraina che ha influito in modo drastico sul costo dell’energia, alla crisi tra Israele e Palestina fino agli attacchi nel Canale di Suez che hanno ostacolato il traffico delle navi commerciali. Gli eventi geopolitici condizionano il presente economico e sociale di ogni cittadino. A complicare ulteriormente il quadro, negli ultimi anni si sono aggiunti fattori, come il terrorismo di matrice islamica, che hanno destabilizzato equilibri già fragili. È necessario ricostruire canali di comunicazione per evitare il crescere di tensioni tra leader e potenze, fattore che può alimentare escalation e guerre. Salvaguardare i valori fondamentali, significa salvaguardare la libertà e l’arma migliore sul fronte internazionale è una diplomazia solida, in cui l’Italia può esercitare un’influenza superiore al proprio “peso” grazie anche alla capacità storica di dialogare con mondi diversi e la cultura umanistico/cristiana che dovrebbe caratterizzarla.

E, come vediamo quotidianamente, le ragioni che muovono i conflitti si intrecciano strettamente a motivazioni economiche. Negli ultimi decenni la globalizzazione che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni è entrata in crisi lasciando spazio a nuovi nazionalismi. Lo ha ben spiegato il secondo relatore dell’evento, l’economista Antonio Rossetti. La globalizzazione nasce con l’obiettivo di creare un mercato comune che prescinda dai confini nazionali, permettendo a capitali, merci e persone di muoversi liberamente. Un processo che genera enormi economie di scala, facendo sì che il gigantismo delle imprese aumenti il tasso di profitto e avvantaggi anche il consumatore. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

L’asimmetria tra Paesi esportatori e importatori produce squilibri strutturali e fragilità finanziarie, mentre l’aumento della produttività non sempre si traduce in benessere diffuso, se si vede che l’1% più ricco continua ad accumulare incrementi miliardari. E gli effetti economici si trasformano in tensioni politiche. La crisi della globalizzazione alimenta un ritorno al “pensiero magico”, ha ricordato Rossetti citando Martin Wolf, e favorisce derive nazionaliste.
In questo scenario, la sfida è individuare nuove categorie per comprendere un mondo in cui, come ammoniva Nietzsche “la nostra cultura europea va verso una catastrofe”, ma nel quale una maggiore equità potrebbe ancora “minimalizzare l’errore”, suggerisce Rawls, e ricostruire fiducia nel futuro.
Motivi politici, economici e non ultime culturali e di identità. Ilaria Giorgi, studentessa magistrale in Relazioni Internazionali alla Lumsa, ha portato all’attenzione dei presenti uno degli aspetti più trascurati del conflitto russo-ucraino, la dimensione religiosa. Per comprenderne il ruolo è necessario partire dalle radici storiche. La dissoluzione dell’URSS nel 1991 ha dato forma a un’Ucraina nuova, indipendente, ma mai del tutto libera dall’influenza di Mosca. Da allora c’è stata una sorta di guerriglia a bassa intensità nelle regioni del Donbass, preludio all’escalation del 2014 e, infine, all’invasione del 2022. In questo scenario un ruolo importante è ricoperto dalla Chiesa ortodossa, ha detto Giorgi. Il progetto ideologico del Rusmir, che combina russofonia, storia comune e componente religiosa, è usato per giustificare la politica espansionista russa, offrendo una vera e propria legittimazione spirituale al conflitto. In questo quadro complesso, il ruolo di mediazione che assume la Santa Sede è cruciale. Il Vaticano agisce attraverso una neutralità attiva e positiva, quella che Papa Francesco ha promosso come “diplomazia della misericordia”, e che si aggiunge all’azione continua della diplomazia vaticana in uno sforzo che vede al centro delle questioni sempre la tutela dell’uomo e lo sviluppo della dignità umana, ricollegandosi con quanto affermato nella dottrina sociale della Chiesa.
Costruire una cultura di pace, ha sottolineato suor Maria Luisa Gatto di Nova Civitas, significa trasformare un sogno in un progetto condiviso. Si possono intraprendere percorsi per una pace che possa durare nel tempo, e ciò vale anche per la politica e per l’economia, chiamate a rendere la pace parte integrante della cultura pubblica.
A conclusione dell’evento un animato e partecipato il dibattito tra i presenti che hanno discusso su implicazioni e possibili futuri, perché la pace deve ripartire da ciascuno di noi.
I prossimi appuntamenti di Nova Civitas
7-8 marzo – “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” weekend spirituale con Don Gianni Fusco
14 marzo — Incontro dedicato all’interculturalità, ore 17, presso i locali della chiesa di Ciconia.
21 Aprile – “E sulla terra … pace agli uomini” incontro conclusivo a.f. 2025-2026
Per informazioni
Whatsapp: 342-0878304
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