di Marco Monetini
Nel 1943, poco prima della caduta del regime il 25 luglio, gli iscritti al Partito Nazionale Fascista (PNF) erano circa 4,8 milioni. Al momento della Liberazione, invece, si stimava che i partigiani armati fossero tra i 250.000 e i 300.000. È da questa minoranza partigiana che è nata la nostra Costituzione, un testo profondamente antifascista che, tuttavia, una larga parte del Paese sembra non aver mai realmente “digerito”. I dati elettorali dal 1950 in poi mostrano come i partiti post-fascisti o conservatori abbiano mantenuto una base solida, confermando una tendenza che sembra arrivare fino ai giorni nostri.
Questo suggerisce che il fascismo non sia mai sparito del tutto; si è semplicemente interrotto nelle forme istituzionali, rimanendo però latente nel tessuto sociale italiano. Tra il 1945 e il 1992, questa anima del Paese si è mimetizzata:
– In parte dietro il MSI (i suoi eredi diretti).
– In parte all’interno della Democrazia Cristiana e dei suoi satelliti, del PSI di Craxi e dei loro alleati.
Con lo shock di Mani Pulite nel 1992, questo sistema è entrato in crisi ma si è rapidamente riorganizzato. Attraverso l’influenza della P2 di Licio Gelli, legami con la criminalità organizzata e la massoneria, sono nate nuove forze politiche come Forza Italia e, successivamente, Fratelli d’Italia. Oggi ci ritroviamo in una “democrazia azzoppata” che non riesce a decollare, con una Carta Costituzionale che sembra quasi dare fastidio a una larga fetta della popolazione. Eravamo e siamo un Paese di destra, o di impronta fascista se preferite.
L’Italia non è mai decollata come democrazia compiuta perché la sua spina dorsale è rimasta fedele a una visione autoritaria, gerarchica e clientelare. Siamo un Paese intrinsecamente di destra che vive con una Costituzione antifascista che non ha mai digerito e che, oggi più che mai, viene percepita come un ostacolo dal 70-80% della popolazione.
Come diceva il professore ne La meglio gioventù: “L’Italia è un posto bello e inutile, destinato a morire… qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri.” Ma il “dinosauro” non è solo il vecchio barone universitario o il politico di turno. Il dinosauro è l’intera struttura burocratica e culturale italiana, una creatura preistorica che si riproduce identica a se stessa, rendendo la Costituzione un guscio vuoto e costringendo chiunque abbia ambizione a scappare via. L’Italia non ha mai fatto i conti con il suo passato; ha solo imparato a truccarlo per farlo sembrare presente.









