Le parole della sindaca Roberta Tardani meritano una riflessione che vada oltre la polemica contingente. Non tanto per il tono, che appartiene alla responsabilità di chi governa, quanto per l’idea di democrazia che esse sottendono. L’opposizione viene descritta come un fastidio, una sequenza di “lamentele seriali”, una voce superflua che dovrebbe limitarsi al silenzio o, al massimo, all’applauso. Eppure, ripetiamo sempre le stesse richieste, perché non si vedono progressi su molti fronti, ma in una città viva e complessa come Orvieto, il dissenso non è un difetto del sistema: ne è una componente essenziale.
Criticare non significa screditare; sollevare problemi non equivale a fare disinformazione e, al contrario, il modo nel quale si esercita una funzione di controllo e di proposta che la Costituzione e la cultura democratica riconoscono come necessarie. Conosciamo la macchina amministrativa, ma vediamo anche errori, leggerezze, supponenza, inutili toni di sfida. Colpisce, invece, l’idea che l’amministrazione possa essere l’unica depositaria della visione, delle soluzioni e perfino del diritto di parola. Come se governare significasse sottrarsi al confronto, e decidere volesse dire chiudere ogni spazio di discussione.
Una leadership davvero solida non teme le critiche, non le delegittima e non le riduce a rumore di fondo: le ascolta, le valuta, le affronta nel merito. Chi guida una città non rappresenta soltanto i propri elettori, ma l’intera comunità. E proprio per questo ha il dovere politico e morale di coinvolgere tutte le forze presenti in Consiglio comunale, maggioranza e opposizione, in un confronto serio sui temi strategici: sviluppo, servizi, opere pubbliche, futuro del territorio.
La programmazione di una città non può essere un esercizio solitario, né un monologo amministrativo: deve essere un percorso condiviso, capace di tenere insieme competenze diverse, sensibilità differenti, visioni anche distanti. Liquidare ogni critica come strumentale significa rinunciare a questa ambizione. Rivendicare i “fatti” senza accettare il giudizio politico su di essi significa confondere l’amministrare con il governare. E soprattutto, voler stabilire come e quando l’opposizione possa parlare significa travalicare i confini del proprio ruolo istituzionale. L’opposizione continuerà a fare ciò che le compete: vigilare, proporre, criticare quando necessario, avanzare idee e alternative. Non per ostacolare, ma per contribuire. Perché una città non si costruisce chiedendo silenzio, ma praticando il confronto.
PARTITO DEMOCRATICO – AVS – MOVIMENTO 5 STELLE – GRUPPO MISTO – PROPOSTA CIVICA









