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Home Economia

In Umbria il lavoro parla sempre più straniero

Redazione by Redazione
14 Febbraio 2026
in Economia, Notizia Principale, Archivio notizie
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Nel 2024, in Umbria, poco più di 22.000 imprese hanno dichiarato di voler effettuare nuove assunzioni. Di queste, 8.750 aziende hanno programmato anche l’ingresso di lavoratori stranieri. La percentuale (39,7%) non si riferisce quindi all’universo complessivo delle imprese attive, ma esclusivamente a quelle che hanno espresso un fabbisogno occupazionale. È una distinzione sostanziale: significa che quasi quattro imprese su dieci, tra quelle che cercano personale, prevedono di ricorrere anche a manodopera immigrata.

Il confronto con la media nazionale, ferma al 34,4%, colloca l’Umbria stabilmente sopra il dato italiano e all’ottavo posto tra le venti regioni. Davanti si trovano soprattutto territori del Centro-Nord con mercati del lavoro più dinamici e tassi di occupazione più elevati, mentre nel Mezzogiorno l’incidenza risulta sensibilmente inferiore. Il dato non è episodico, né congiunturale. È l’indicatore di una componente ormai strutturale del sistema produttivo regionale, che interessa agricoltura, manifattura, costruzioni, turismo e servizi alla persona. In molti comparti la disponibilità di lavoratori stranieri rappresenta un fattore di continuità operativa.

Se si passa dal numero di imprese al volume delle assunzioni programmate, la fotografia resta coerente. Nel 2025 in Umbria sono state previste 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 25,2% del totale. In altri termini, una assunzione su quattro riguarda personale immigrato. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale, ferma al 23,4%, e si colloca al nono posto nella graduatoria per incidenza delle assunzioni di stranieri sul totale.

L’Umbria non guida la classifica, ma si muove nella fascia medio-alta. Il lavoro straniero non è una soluzione residuale, bensì una componente ordinaria della domanda. Non riguarda solo mansioni operative o stagionali: in diversi comparti la richiesta si estende a figure tecniche e professionali con competenze specifiche, segno di un fabbisogno distribuito lungo l’intera catena produttiva.

Un elemento spesso sottovalutato è la difficoltà di reperimento. Anche per il personale straniero le imprese segnalano criticità, seppure in misura generalmente inferiore rispetto ai lavoratori italiani. La tensione tra domanda e offerta attraversa l’intero mercato del lavoro e segnala un disallineamento persistente tra competenze disponibili e profili richiesti.

Guardando al complesso delle assunzioni – italiani e stranieri insieme – il mese di febbraio 2026 offre un segnale moderatamente positivo. Le imprese umbre hanno programmato 4.990 ingressi, con un lieve aumento rispetto a febbraio 2025. Il confronto con l’Italia evidenzia una dinamica migliore: a livello nazionale si registra un saldo negativo di 7.130 assunzioni su base annua. Il rallentamento colpisce soprattutto le regioni meridionali, mentre nel Centro-Nord le variazioni risultano più contenute e in alcuni casi stabili.

In Umbria, tuttavia, emerge un dato significativo: il 51,6% delle assunzioni programmate a febbraio viene indicato come di “difficile reperimento”. Più di una su due. È la misura concreta di un mercato selettivo, in cui la richiesta di competenze tecniche, operative e specializzate fatica a trovare risposta immediata. Il quadro cambia osservando il trimestre febbraio-aprile 2026. Le assunzioni programmate in Umbria scendono da18.100 a 16.820, con una riduzione di 1.280 unità, pari al -7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La flessione esiste, ma risulta nettamente più contenuta rispetto al dato nazionale. In Italia il calo nel trimestre raggiunge il -18,5%, equivalente a quasi 96.000 assunzioni in meno. I segni negativi sono diffusi in quasi tutte le regioni, con poche eccezioni concentrate nel Nord-Ovest. L’Umbria mostra dunque una tenuta relativa. La programmazione si riduce, ma non si contrae in modo brusco. È un segnale di prudenza più che di arretramento, in un contesto economico che resta incerto e selettivo.

Nel complesso, i dati delineano una regione in cui il lavoro straniero rappresenta una leva strutturale della domanda di personale: quasi 18.000 ingressi l’anno, una quota superiore alla media nazionale sia per numero di imprese coinvolte sia per incidenza sulle assunzioni complessive. Parallelamente, l’avvio del 2026 segnala un rallentamento nella programmazione trimestrale, pur meno accentuato rispetto al quadro italiano. Il doppio movimento – fabbisogno stabile di lavoratori stranieri e prudenza nelle previsioni complessive – restituisce l’immagine di un sistema produttivo che continua a cercare competenze, ma con maggiore cautela e selettività.

In una regione segnata dall’invecchiamento demografico e dalla riduzione della forza lavoro disponibile, la presenza di lavoratori stranieri – anche tra i lavori più qualificati – non è più una variabile accessoria. È una componente ordinaria dell’equilibrio occupazionale. E la capacità di intercettare competenze, formarle e integrarle rappresenta oggi uno degli snodi decisivi per la competitività e la sostenibilità del territorio nel medio periodo.

“I numeri – dichiara Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – confermano che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo. Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, significa che la competitività dell’Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze. Allo stesso tempo, il 51,6% di profili difficili da reperire ci dice che il vero nodo è l’incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento. Ora serve rafforzare formazione, orientamento e politiche attive, perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire”.

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