
Passate le feste, quando il turismo si ritira e la città torna alla sua dimensione reale, la fragilità del centro storico diventa evidente. È sotto gli occhi di tutti ciò che i residenti ripetono da anni: il cuore della città si sta svuotando e, insieme a lui, si indebolisce la comunità che lo ha reso vivo per secoli.
Basta camminare per le vie principali per accorgersene. Persino Corso Cavour e Via del Duomo, un tempo vie dello struscio e degli incontri, oggi restano vuote per ore. La sera, quando Orvieto si accendeva di voci, si sente un silenzio che non appartiene alla sua storia. Le luci si spengono presto, le saracinesche restano abbassate. Il centro trattiene il fiato.
.
La popolazione residente diminuisce e invecchia, a ritmi superiori rispetto al resto della città. Le famiglie giovani non trovano casa: non perché manchino gli immobili, ma perché molti sono chiusi, abbandonati o trasformati in B&B. Gli affitti sono pochi e solitamente fuori portata. Aumentano le seconde case, abitate solo per brevi periodi. Le finestre restano chiuse per mesi. Le luci si spengono.
Anche il commercio soffre. I negozi di prossimità stanno scomparendo. Le botteghe artigiane sono quasi sparite; quelle che resistono si adattano a un turismo che non sempre basta. Il mercato di Piazza del Popolo fatica. Lungo Corso Cavour le serrande abbassate aumentano. La perdita di servizi fondamentali – dal Tribunale all’Ufficio delle Entrate – ha tolto ulteriori motivi per salire in centro.
Vivere il centro è diventato più complicato. Ce lo dicono in tanti: trovare parcheggio è difficile, le strisce bianche non bastano, pagare la sosta per quelle poche blu pesa. Anche questo incide sulle abitudini quotidiane.
Un centro storico non può essere un parcheggio a cielo aperto, ma l’equilibrio tra accessibilità e qualità della vita oggi appare fragile. E quando salire in centro diventa complicato, si sale sempre meno.
, . , . È ì à.
In questi giorni molti cittadini ce lo hanno detto con parole semplici: Orvieto sta cambiando. Volti che non si incontrano più, abitudini che si perdono, strade che si svuotano. Una città che lentamente smette di riconoscersi.
Il turismo porta movimento, ma non può sostituire una comunità stabile. Un centro che vive solo di turismo rischia di diventare una scenografia. Bella, ma vuota.
Il centro storico non è solo un luogo: è la memoria viva di Orvieto. Quando si svuota, non perdiamo solo case o negozi. Perdiamo una parte dell’Orvieto del nostro cuore, della nostra identità.
̀ .








