ORVIETO – “Foibe ed esodo – Una storia italiana e una storia europea”. E’ il titolo della mostra che da martedi 10 febbraio, in occasione della Giorno del Ricordo”, e per tutto il mese rimarrà esposta e aperta al pubblico nella Sala Unità d’Italia del Comune di Orvieto.
In venti schede – elaborate dal Comitato 10 Febbraio – vengono ripercorse le drammatiche vicende del Confine Orientale, le storie degli esuli e il percorso che ha poi portato alla legge 92 del 30 marzo 2004 che ha istituito il Giorno del Ricordo.
«Per tanti, troppi anni questa è stata una vicenda strappata dai libri di storia. Ecco il motivo di tale mostra sul Confine orientale perché certe tragedie non ricapitino e perché attraverso la commemorazione, che vuol dire “ricordare insieme” la nostra Italia possa essere più unita e più generosa con i suoi figli più sfortunati», affermano dal Comitato 10 Febbraio, l’associazione di promozione sociale nata all’indomani dell’istituzione del Giorno del Ricordo con lo scopo di difendere e diffondere la cultura italiana delle terre giuliane e dalmate e mantenere vivo il ricordo delle tragedie che hanno coinvolto le loro popolazioni nel Novecento.
Nel corso dei prossimi giorni sono state programmate le visite in Comune degli studenti degli istituti superiori della città che saranno accolti dal sindaco emerito di Orvieto, presidente dell’associazione Dalmati Italiani nel Mondo e sindaco del Libero Comune di Zara in esilio, Toni Concina.
«Ricordare il dramma delle Foibe e l’esodo forzoso di 350.000 nostri connazionali dalle terre di Istria, Fiume e Dalmazia è un dovere morale, civico ed istituzionale», afferma il presidente del consiglio comunale di Orvieto, Stefano Olimpieri, che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con l’assessorato comunale all’Istruzione.
«Quest’anno – prosegue – abbiamo voluto organizzare una piccola ma significativa commemorazione nella sala Unità d’Italia attraverso il posizionamento di una serie di schede gentilmente concesse dal Comitato 10 Febbraio che rappresentano la storia millenaria di quelle terre fino ad arrivare ai giorni nostri. Superare definitivamente l’oblio nel quale la vicenda del nostro Confine orientale è stata relegata per decenni deve essere da stimolo per costruire una coscienza storica condivisa che superi i drammi del secolo scorso e restituisca ad imperitura memoria riconoscimento e sostegno alle migliaia di italiani che hanno sofferto in prima persona le foibe e l’esodo dalle loro case e dalle loro terre».









