
Nella parte riservata alle interrogazioni a risposta immediata della seduta odierna dell’Assemblea legislativa, il consigliere Matteo Giambartolomei (FdI) ha interrogato la presidente della Giunta regionale, Stefania Proietti in merito a: “Criticità nella gestione delle liste d’attesa e dei ‘percorsi di tutela’ presso il Distretto di Perugia: valutazione di eventuali profili di illegittimità della richiesta di riemissione delle impegnative scadute e potenziale alterazione dei flussi statistici”, chiedendo, nello specifico, “se la Presidente della Giunta sia a conoscenza della prassi adottata dal Distretto di Perugia e/o se tale indicazione derivi da una direttiva regionale, operazione che potrebbe rappresentare il rischio di una manipolazione dei dati statistici relativi ai tempi di attesa reali, in contrasto con i flussi del monitoraggio nazionale.
Quante siano attualmente le prestazioni inserite nei percorsi di tutela del Distretto di Perugia che superano i tempi massimi previsti dalla classe di priorità e perché non si sia provveduto, ai sensi del D.Lgs. 124/1998, a garantire l’erogazione delle stesse tramite il ricorso a prestazioni in regime di libera professione o privato accreditato a carico della ASL. Quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per porre fine a questa prassi e se non ritenga che tale gestione “creativa” delle liste d’attesa rappresenti un fallimento politico della programmazione sanitaria regionale, che preferisce agire sulla forma (le date delle ricette) piuttosto che sulla sostanza (l’erogazione delle cure)”.
Illustrando il suo atto ispettivo, Giambartolomei ha evidenziato che: “giungono segnalazioni preoccupanti riguardanti la Direzione del Distretto di Perugia e i referenti dei cosiddetti ‘percorsi di tutela’, i quali starebbero richiedendo ai Medici di Medicina Generale (MMG) la riemissione di alcune impegnative inserite in percorso di tutela. Tale richiesta riguarda pazienti che, non avendo trovato disponibilità immediata nelle liste di prenotazione ordinarie, sono stati inseriti nei percorsi di tutela, una procedura che dovrebbe garantire l’erogazione della prestazione entro i tempi previsti dalla classe di priorità, ma che di fatto si sta trasformando in un deposito temporaneo a tempo indeterminato. La validità amministrativa della ricetta medica deve intendersi congelata nel momento in cui il cittadino manifesta la volontà di usufruire della prestazione e questa viene presa in carico dal sistema (sia essa una prenotazione effettiva o l’inserimento in un percorso di garanzia/tutela); la richiesta di una nuova impegnativa appare dunque priva di fondamento giuridico, poiché il rapporto tra medico, paziente e Servizio Sanitario Regionale è già perfezionato dall’atto della prima prescrizione e della relativa istanza di prenotazione.
La richiesta della Direzione di Distretto non appare come un mero errore amministrativo, ma come un artifizio contabile volto a dopare le statistiche regionali, offrendo una narrazione distorta della sanità umbra a scapito della salute reale dei cittadini. La prassi di richiedere una nuova impegnativa comporta l’automatico azzeramento dei tempi di attesa per il sistema informatico: la prestazione risulterà formalmente richiesta in data odierna e non mesi addietro, producendo una rappresentazione statistica della realtà distorta e non veritiera, utile esclusivamente a nascondere i disservizi e i ritardi dell’Azienda Sanitaria dinanzi agli organi di controllo regionali e nazionali. Tale condotta configura una palese violazione del D.Lgs. 124/1998 (art. 3, commi 10 e 13), il quale stabilisce l’obbligo per le ASL di garantire la prestazione, in caso di superamento dei tempi massimi, ricorrendo all’attività libero-professionale intramuraria o a strutture private accreditate, con oneri a carico dell’azienda (fatto salvo il pagamento del ticket).
Lo spostamento in avanti della data di prescrizione lede il diritto di priorità acquisito dal paziente, esponendolo a rischi clinici dovuti al ritardo diagnostico e obbligandolo a un iter burocratico defatigante. Il diritto alla salute non può essere sacrificato sull’altare del “bilancio dei tempi”, e costringere un cittadino malato a rinnovare una prescrizione è un atto di umiliazione burocratica, che mina la credibilità delle istituzioni. Il recente D.L. n. 73/2024 (Piano Nazionale Liste d’Attesa), convertito in legge, rafforza l’obbligo di trasparenza e l’efficacia dei percorsi di garanzia, vietando esplicitamente la chiusura delle agende e imponendo il rispetto rigoroso dei tempi. Costringere i Medici di Medicina Generale alla riemissione delle ricette per inerzia organizzativa della ASL rappresenta un inutile aggravio burocratico che sottrae tempo prezioso all’attività clinica e assistenziale, oltre a generare confusione nel rapporto medico-paziente”.
La presidente Proietti ha risposto che: “In merito alle attività di revisione delle prestazioni scadute e la gestione delle liste d’attesa, avendo acquisito apposita relazione dalla USL Umbria 1, posso assicurare che le procedure adottate in nessun caso sono finalizzate ad alterare il dato numerico delle liste d’attesa, ma servono anzi a razionalizzare la loro gestione al fine di garantire nel tempo più breve possibile le prestazioni richieste. A questo riguardo, l’Azienda sanitaria ha precisato che le prestazioni scadute, oggetto di revisione, sono complessivamente 2072 sull’intero territorio di competenza, si tratta di un numero distribuito tra circa 340 medici di medicina generale, che in molti casi ha comportato la rimodulazione di una sola ricetta per professionista. Le attività richiamate rispondono a criteri di appropriatezza prescrittiva e salvaguardia clinica dei pazienti. Tutte le prestazioni, oggetto di revisione, sono tracciate nei sistemi aziendali con il nominativo del cittadino e verrà dato ad ognuno il ritorno dell’esito dopo l’interlocuzione con il medico di medicina generale. Al fine di garantire chiarezza, collaborazione e uniformità di gestione, i Direttori di distretto hanno provveduto a confrontarsi direttamente con i coordinatori delle aggregazioni funzionali territoriali. Dalle verifiche in corso, molti medici di medicina generale hanno già confermato di aver preso in carico la richiesta e in numerosi casi hanno già emesso le nuove impegnative consentendo la programmazione dell’appuntamento. In altri casi la rivalutazione clinica ha evidenziato che non fosse necessario procedere a nuova prescrizione.
Tutte le prestazioni oggetto di revisione sono tracciate nei sistemi aziendali e sono finalizzate esclusivamente ad aggiornare prescrizioni non più utilizzabili, rivalutare l’effettiva necessità della prestazione, garantire la corretta programmazione dell’accesso. L’obiettivo è, come sempre, la tutela del cittadino evitando che prenotazioni e richieste rimangano formalmente attive pur essendo non più esigibili per scadenza dell’impegnativa. Questa attività si inserisce nel più ampio lavoro già avviato nel 2025 che la USL Umbria 1 sta portando avanti con la medicina generale, il personale dipendente e gli specialisti ambulatoriali sul tema della appropriatezza prescrittiva.
Si ricorda che il piano aziendale per le liste d’attesa, attuato nel 2025, ha prodotto un aumento della produzione complessiva di circa il 9% pari a quasi 20mila prestazioni in più tra quelle monitorate. Si tratta di un incremento significativo che tuttavia non è sufficiente da solo a invertire il trend in modo coerente con le aspettative dei cittadini e per tale ragione oltre all’aumento di produzione si rende necessario agire, come stiamo facendo, su leve strutturali quali: l’appropriatezza, il governo clinico e la revisione delle richieste non più attuali e la tracciabilità dei percorsi”.
Giambartolomei, nella replica, ha evidenziato come nella risposta siano stati “usati tecnicismi. Sentir parlare di appropriatezza prescrittiva, di razionalizzazione, in qualche modo me l’aspettavo vista anche la replica fatta sui giornali dall’Asl. Ma in quella replica l’Asl parla di raccordo con i medici, per poi il giorno dopo essere ‘smentita’ da un comunicato di un’associazione sindacale che dice che nessun raccordo e nessun accordo è stato mai preso dall’Asl con i medici di medicina generale. E ancora, l’Asl, in quel comunicato, per sua stessa ammissione, parla di prescrizioni scadute, ammettendo di fatto di farsi scadere in mano delle prescrizioni.
Accade che si fanno arrivare le prescrizioni a scadenza. Il medico è costretto così a richiamare il paziente, rivisitarlo e riemettere una nuova ricetta che poi magari facciamo scadere anche quella. Se l’Asl non riesce a far fronte con le strutture pubbliche alle prescrizioni dei medici, deve utilizzare i privati convenzionati o addirittura l’attività intramuraria e farla a carico della sanità pubblica, questo lo dice la legge. Consideriamo pertanto la risposta assolutamente evasiva sul tema”.








