
“La nuova classificazione dei Comuni montani, definita dentro il cosiddetto decreto Calderoli e collegata all’attuazione della legge sulla montagna, è una scelta sbagliata nel merito e nel metodo: riduce la montagna a un elenco, cancella la complessità dei territori e mette a rischio servizi essenziali e opportunità di sviluppo. Si vengono a creare delle disparità tra i territori che non possiamo accettare”. Lo dichiara l’assessora regionale Simona Meloni, esprimendo la netta contrarietà della Regione Umbria alle scelte nazionali sui criteri di classificazione già espresse ripetutamente in queste settimane.
“L’Umbria sui tavoli nazionali con le altre Regioni ha dato sempre parere negativo in tutte le fasi del confronto – sottolinea l’assessora Meloni – perché l’impostazione è sempre stata penalizzante e non ha tenuto conto della reale conformazione territoriale, della fragilità infrastrutturale e del ruolo strategico che aree montane e collinari svolgono nel contrasto allo spopolamento”.
La situazione è chiara: prima, in Umbria erano riconosciuti montani 91 Comuni su 92 (Bastia Umbra unico non montano), con distinzione tra totalmente e parzialmente montani. Oggi la distinzione viene cancellata e si produce un unico elenco: in Umbria risultano 57 Comuni montani, mentre 34 escono dalla classificazione, con un impatto diretto su fondi, agevolazioni e misure fiscali.
“Non è una questione burocratica: parliamo di incentivi per contrastare l’abbandono, sostenere i presìdi territoriali, mantenere scuole e sanità, attrarre famiglie e imprese. Indebolire questi territori significa accelerare l’abbandono e ‘spaccare l’Italia in due’, tra chi resta dentro e chi viene escluso – conclude Meloni -. La Regione continuerà a chiedere al Governo una revisione vera dei parametri e una politica nazionale per la montagna che rafforzi le aree interne, invece di trasformarle in una variabile contabile”.








