
C’è una differenza sostanziale tra descrivere una città, mettendo in evidenza soltanto gli aspetti critici e mai i punti di forza, e governarne invece la trasformazione.
Abbiamo letto il recente comunicato – o meglio il poema – sul centro storico di Orvieto firmato da …… Civica. Abbiamo volutamente omesso nel nome degli autori ciò che manca da sempre. Dopo le puerili filastrocche a cui ci avevano abituati è la volta di un testo struggente e nostalgico, quasi cinematografico. Mancano solo una colonna sonora malinconica e qualche foto in bianco e nero dello “struscio” rievocato di trent’anni fa. Magari con qualche divisa dei militari dell’epoca. O del Pinocchiaro il giorno del Corpus Domini e perché no, delle giostre a Piazza Cahen. Il comunicato è l’immagine delle conversazioni tra anziani al bar ma in realtà è l’ennesima dimostrazione dell’inconsistenza di una opposizione distruttiva, incapace di indicare soluzioni vere o proposte praticabili.
È innegabile che i centri storici stiano affrontando sfide complesse e reali e che il settore del commercio sia tra quelli più in difficoltà, conseguenza non solo di dinamiche locali ma soprattutto di trasformazioni economiche e sociali più ampie che interessano tutte le città italiane. È un tema questo che ci vede impegnati come maggioranza, giorno dopo giorno. E Orvieto non è certo ferma. È una città che sta cambiando e sta mettendo in campo azioni concrete e strutturate per governare il cambiamento e risolvere le criticità con determinazione e pragmatismo: investimenti su scuole, sanità territoriale, infrastrutture, patrimonio pubblico, impiantistica sportiva, mobilità, regolamentazione delle attività ricettive, fondi Pnrr e progetti della Strategia delle Aree Interne, alloggi popolari, servizi sociali, attrazione di risorse esterne. In altre parole servizi per migliorare la qualità di vita e l’attrattività della città.
E mentre Orvieto lavora per costruire il proprio futuro, anche insieme alle categorie economiche e sociali della città, c’è chi preferisce rimpiangere lo “struscio” del passato. Ma la nostalgia non è certo un programma amministrativo e la Proposta da chi oggi ha deciso di dedicarsi alla letteratura e alla più becera demagogia resta un susseguirsi di puntini. Vuoti.
GRUPPO CONSILIARE CIVITAS








