
L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato con 12 sì della maggioranza (Pd, Avs, M5S, Ud-Pp) e 6 no dell’opposizione (FdI, Lega, FI) le “Modifiche alle Norme di riordino in materia di edilizia residenziale sociale (legge regionale n.23/2003)”, disegno di legge predisposto dalla Giunta regionale ed emendato durante i lavori della Terza commissione.
LE PRINCIPALI NOVITÀ introdotte nella norma regionale riguardano: la promozione di protocolli di intesa con i Comuni, l’Ater, gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna e gli enti del Terzo settore, finalizzati al supporto abitativo, all’inclusione sociale e al reinserimento dei detenuti in misura alternativa alla detenzione o comunque delle persone in esecuzione penale esterna, che non dispongono di un domicilio. La revisione dei criteri richiesti ai beneficiari con l’abolizione della previsione di un periodo minimo di residenza in Umbria, in ottemperanza alle reiterate pronunce della Corte Costituzionale in merito.
La condizione di “non avere riportato condanne penali passate in giudicato, per le quali non sia stata interamente eseguita la pena, per delitti non colposi in ordine ai quali è prevista la pena detentiva non inferiore a sette anni, salvo che sia intervenuta la riabilitazione di cui all’articolo 178 del codice penale oppure sia intervenuta una causa di estinzione del reato o della pena”. L’esclusione dell’incensuratezza quale requisito necessario per l’intero nucleo familiare. L’abrogazione del limite dei 4 anni per i figli minori a carico per la riserva di alloggi a favore dei giovani nuclei familiari e famiglie monoparentali. La previsione di punteggi specifici nell’assegnazione degli alloggi in “presenza nel nucleo familiare di persone con disabilità con percentuale d’invalidità non inferiore al 75% o di minori in possesso della certificazione della legge 104/1991”.
La definizione di tre fasce (>15mila abitanti, 5mila-10mila, <5mila) di popolazione per le dimensioni dei Comuni che devono riservare determinate percentuali di alloggi all’emergenza abitativa. L’inserimento, tra le “condizioni di emergenza”, delle donne vittime di violenza, delle persone discriminate per orientamento sessuale o identità di genere, individui sottoposti a rilascio forzoso dell’immobile di residenza pignorato. La riserva di alloggi in favore delle persone con disabilità. L’assegnazione della gestione delle procedure di mobilità volontaria all’Ater, in accordo con i Comuni. La cancellazione della decadenza dal beneficio dell’alloggio per le famiglie che non rispettano l’obbligo scolastico “con l’obiettivo di garantire continuità abitativa alle bambine e ai bambini in situazione di particolare fragilità”. La creazione di un bando apposito per gli appartamenti che devono essere ristrutturati prima dell’assegnazione, con la possibilità, per l’assegnatario dell’alloggio, di effettuare direttamente i lavori di ristrutturazione.
Tre EMENDAMENTI firmati da tutti i gruppi di opposizione e relativi alle occupazioni abusive sono stati respinti dall’Aula con 13 voti contrari e 6 favorevoli. Approvato invece all’unanimità l’emendamento presentato da Andrea Romizi (FI) che “introduce esplicitamente nella disciplina regionale strumenti quali il cohousing sociale, i community hub e i progetti di comunità, prevedendo una gestione integrata e collaborativa tra istituzioni pubbliche, enti gestori (ATER) e soggetti del terzo settore. II fulcro operativo della proposta è rappresentato dalla riqualificazione e rifunzionalizzazione degli spazi comuni ERP attualmente sottoutilizzati (locali commerciali sfitti, ex sedi associative e sale condominiali) da destinare a hub socio-educativi di comunità.
Tali spazi verrebbero affidati a operatori sociali qualificati (educatori, mediatori, counsellor, psicologi), con l’obiettivo di attivare servizi di prossimità e presidio sociale nei quartieri. Parallelamente, l’emendamento promuove l’attivazione di progetti di comunità all’interno dei complessi ERP (orti urbani, laboratori artigianali e culturali, attività intergenerazionali, doposcuola e comunità energetiche) finalizzati a rafforzare le relazioni di vicinato, la cura reciproca e la partecipazione attiva degli abitanti”.








