di Paolo Borrello
Anche ad Orvieto l’attendibilità dei dati statistici per l’analisi dei fenomeni economici è, senza dubbio, molto importante. Dati non attendibili, o poco attendibili, determinano, infatti, l’effettuazione di analisi economiche sbagliate. Peraltro, anche l’interpretazione non corretta, o parziale, di dati attendibili può indurre in errori. Mi limiterò ad esaminare solamente alcuni casi, che dimostrano però con evidenza quanto sia necessaria un’attenzione approfondita sull’attendibilità dei dati statistici.
Si può iniziare con i numerosi dati statistici forniti dall’Unioncamere, l’unione cioè delle camere di commercio italiane. Tali dati possono essere molto utili se si intende, fra l’altro, analizzare la situazione economica dei comuni. I dati in questione derivano da quanto viene dichiarato dagli imprenditori per l’iscrizione nel cosiddetto registro delle imprese. Ad esempio, il numero delle imprese presente in questo registro è considerevolmente più elevato del numero reale.
Perché avviene questo? A parte le imprese inattive che non vengono cancellate dal registro, occorre rilevare che vengono considerate imprese a tutti gli effetti anche quelle che svolgono attività secondarie e del tutto marginali, attribuibili a soggetti i quali hanno una professione principale ma si occupano di attività del tutto secondarie, sia per il tempo impiegato da chi sovraintende ad esse che per il reddito che generano.
Non è corretto pertanto considerarle vere e proprie imprese. Ciò avviene soprattutto nel settore agricolo, soprattutto nei comuni che vantano tradizioni contadine antiche ma ormai residuali. In questo settore, quindi, il numero delle imprese registrato dalle camere di commercio è notevolmente superiore al loro numero effettivo.
Peraltro, il settore agricolo, a livello nazionale, rappresenta una percentuale inferiore al 5% del Pil complessivo, mentre se si tengono in considerazione le imprese registrate dalle camere di commercio la percentuale, sul totale, rappresentata da tali imprese è decisamente superiore. Anche il numero dei dipendenti rilevabile esaminando le imprese registrate dalle camere di commercio è poco attendibile.
Infatti, quando un imprenditore si iscrive al registro delle imprese deve dichiarare il numero dei dipendenti ma dovrebbe anche comunicare le variazioni che intervengono nel corso del tempo. Tali variazioni generalmente non vengono comunicate, però, e comunque non ci sono controlli, da parte delle camere di commercio, per verificare se tali variazioni ci sono state effettivamente e se corrispondono al vero.
Si può passare, ora, all’Inps. Poco attendibili, infatti, sono i dati che tale istituto fornisce relativamente al numero degli occupati. Infatti, l’Inps registra soprattutto il numero delle assunzioni che vengono effettuate in un dato periodo di tempo e tale numero può non corrispondere con quello degli occupati in un determinato momento.
Un esempio si può citare: nell’arco di un anno una persona può essere assunta per tre volte con un contratto a tempo determinato ma, al termine di quel periodo, non ci sono stati in realtà tre occupati ma solo uno. Poi, ci può essere una persona che viene licenziata da un’impresa ma che, nel corso dello stesso anno, viene assunta da un’altra. Come già rilevato all’inizio, ci possono essere interpretazioni non corrette di dati statistici attendibili.
I dati sul mercato del lavoro vengono forniti tramite accurate indagini campionarie realizzate dall’Istat. Ma il numero dei disoccupati rilevato dall’Istat è inferiore al numero reale soprattutto per un motivo: i cassaintegrati vengono considerati occupati a tutti gli effetti mentre sarebbe più corretto considerarli disoccupati o quanto meno distinguerli dagli occupati che non sono in cassa integrazione. Peraltro non in tutti i Paesi esistono istituti comparabili con la nostra cassa integrazione e quindi in quei Paesi il numero dei disoccupati può risultare, anche per questa causa, maggiore del numero dei disoccupati rilevati in Italia.
Si può aggiungere, sempre per il mercato del lavoro, analizzando i dati, riferiti agli ultimi periodi, che effettivamente in Italia si sta assistendo ad un aumento degli occupati e a una riduzione dei disoccupati, ma occorre rilevare che ciò avviene prevalentemente per gli uomini non giovani, mentre per i giovani e per le donne l’aumento degli occupati e la riduzione dei disoccupati sono state molto più modeste (comunque il tasso di occupazione giovanile e quello femminile continuano ad assumere valori molto bassi).
Quindi, attenzione all’attendibilità dei dati statistici utilizzati per le analisi economiche ed anche alle interpretazioni che di tali dati si effettuano.








