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Home Todi

Todi torna indietro di 33 anni con il “caso Calisti”

Redazione by Redazione
3 Gennaio 2026
in Todi, Territorio, Archivio notizie
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Todi torna sabato 3 gennaio indietro di quasi 33 anni fa. Un salto indietro per rivivere, con il filtro del tempo, i giorni dell’omicidio di Mara Calisti, un fatto che sconvolse per mesi la comunità tuderte.
Dopo la tragedia del Palazzo del Vignola, anche quella tornata alla memoria in questi stessi giorni per quanto avvenuto a Crans-Montana, si trattò di una cosa enorme per la tranquilla vita cittadina, lontana decenni da crimini segnati dal sangue.
Se ne tornerà a parlare con la presentazione del libro “L’alfabeto del sangue” di Alvaro Fiorucci, giornalista che seguì in prima persona l’omicidio e le indagini che ne seguirono e che investirono la vita di altre famiglie, a partire della stessa della vittima. Il cosiddetto “delitto della porta chiusa” restò insoluto e, fosse avvenuto oggi, avrebbe tenuto banco, per le sue molte contraddizioni, al pari del caso Garlasco.
Non che mancò l’attenzione dei media. Tutt’altro. Ne hanno parlato nel tempo anche trasmissioni televisive nazionali, con la sorella Rita che si impegnò a lungo per cercare la verità e per non far archiviare le indagini senza un colpevole, dopo che, peraltro, sul banco dei sospettati era stato messo loro padre, che quella sera era in casa con Mara e se la ritrovò in camera con il petto sanguinante.
A ricostruire quei giorni, a raccontare i propri ricordi, nella Sala Affrescata dei Palazzi Comunali, sabato alle 17:00, ci saranno oltre all’autore il Sindaco Antonino Ruggiano, la giornalista tuderte Valentina Parasecolo ed anche la sorella di Mara, Rita Calisti, indomita combattente nel tenere viva fino a qualche anno fa la battaglia perché venisse fatta luce sull’omicidio che troncò la vita della giovane 36enne.
A far riemergere quei giorni e quella Todi ci ha pensato appunto Alvaro Fiorucci, che per i tipi della Morlacchi Editore è ripartito da quella tarda notte del 15 luglio del 1993.  Nel testo dunque la ricostruzione dei fatti attraverso gli  atti investigativi alcuni mai integralmente  pubblicati, alcune toccanti testimonianze raccolte di recente. Quindi le opinioni dalla criminologa Roberta Catania, l’esperto di analisi della scena del crimine Pietro Battista. Sono gli sviluppi dei mezzi e delle tecniche che le indagini scientifiche hanno avuto negli anni a completare l’analisi di un cold case di difficile interpretazione.
Un’inchiesta archiviata due volte, l’unico ritenuto indiziabile, ma soltanto per l’esclusione di piste alternative,  ripetutamente  scagionato, indagini senza esito su altre tre persone, l’arma del delitto che è scomparsa, il movente che non è stato individuato, la scena del crime isolata con grande ritardo. È un modo di dire “ecco questo è un mistero della camera chiusa”. In genere si usa quando gli investigatori si imbattono in un delitto commesso  in una stanza con tutti i possibili ingressi bloccati  dall’interno e con dentro  solo il corpo della vittima: non una traccia dell’assassino e nemmeno un indizio per immaginare il come della sua entrata e uscita dalla scena del crimine portandosi dietro l’arma con cui ha colpito.

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