
Mentre la transizione energetica è una priorità a livello europeo, nazionale e regionale, il Comune di Orvieto resta fermo. Nonostante approvazioni unanimi e dichiarazioni pubbliche, nel bilancio comunale non compare un solo euro destinato alle energie rinnovabili, né si registrano progressi concreti.
Pur avendo approvato un Piano comunale per il fotovoltaico, dai documenti di bilancio non emergono risorse per impianti pubblici, comunità energetiche o politiche di riduzione dei costi energetici. Intanto i fondi regionali destinati ai Comuni — 9 milioni — sono in parte già scaduti e in parte lo saranno a marzo: di fatto, persi. Ci saranno nuovi finanziamenti, ma il Comune avrà finalmente un Piano operativo e progetti pronti?
Finora l’unica azione sul fronte dei costi energetici è stata l’esternalizzazione dell’illuminazione pubblica a Hera. Un “efficientamento” che però non produce risparmi per il Comune, e non lo farà per nove anni, come confermato dall’assessore Piergiorgio Pizzo: i risparmi andranno a Hera per coprire gli investimenti. Nel frattempo il servizio offerto non sembra ottimale e non mancano proteste per i blackout in vari quartieri.
In questo quadro si inserisce anche il piano per le colonnine di ricarica elettrica: approvato all’unanimità, bando pubblicato ad agosto, sette manifestazioni di interesse ricevute. Eppure, dopo quattro mesi, le buste non sono state ancora aperte. Il motivo è sorprendente: non è stato individuato un tecnico incaricato alla valutazione. Una mancanza di programmazione evidente, dato che tale competenza andava prevista prima del bando. Intanto i privati avanzano: a breve entreranno in funzione le colonnine della Coop con Enel X e quelle del distributore IP.
Eppure, al momento del bando, l’amministrazione aveva attribuito al piano delle colonnine un forte valore politico, parlando di un “passo concreto” verso una rete capillare di ricarica e una mobilità più sostenibile. Oggi quel passo è fermo, non per mancanza di operatori o aree, ma per carenze organizzative.Cosa si sarebbe potuto fare? Pianificare l’intero iter: individuare subito il tecnico, fissare tempi certi per l’apertura delle buste, rendere operativo il bando senza ritardi.
Su energia, ambiente e innovazione non si può improvvisare: i ritardi costano finanziamenti, opportunità e risorse pubbliche. Il Comune arranca, mentre il territorio avanza grazie all’iniziativa privata.
Proposta Civica








