Può l’urgenza della transizione energetica giustificare la “ferita” irreversibile di uno dei paesaggi più iconici d’Italia? La domanda, che da mesi agita i territori tra Umbria, Lazio e Toscana, approda ora in Commissione Cultura alla Camera. Il deputato Matteo Orfini (PD) ha depositato un’interrogazione a risposta immediata rivolta al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiedendo un intervento urgente sul progetto eolico “Phobos”. Di seguito in forma integrale:
— Per sapere – premesso che:
l’articolo 9 della Costituzione affida alla Repubblica la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, riconoscendoli come valori fondamentali e non derogabili dell’interesse collettivo;
la transizione energetica è una necessità imprescindibile per il contrasto alla crisi climatica, ma
deve essere governata attraverso una pianificazione pubblica rigorosa, capace di distinguere tra aree idonee e aree da preservare, nel rispetto dei territori, delle comunità e dei beni culturali;
nei mesi scorsi è stata trasmessa alla Presidenza della Repubblica la petizione “In difesa del Codice dei Beni Culturali. Per una transizione ecologica attenta alla salvaguardia del territorio”, sottoscritta da cento autorevoli esponenti del mondo della cultura, dell’arte e della ricerca, che denuncia i rischi di una applicazione distorta della transizione energetica in assenza di un quadro di tutele effettive;
nel territorio compreso tra Umbria, Lazio e Toscana, e in particolare nei comuni di Orvieto e Castel Giorgio, è stato autorizzato il progetto eolico denominato “Phobos”, promosso dalla multinazionale RWE, che prevede l’installazione di sette aerogeneratori con altezza superiore ai 200 metri, collocati in prossimità di borghi storici, siti archeologici, paesaggi agricoli integri e abitazioni civili;
tali opere, per dimensioni e impatto cumulativo, determinano una trasformazione irreversibile del paesaggio, in contrasto con i principi di proporzionalità, ragionevolezza e adeguatezza più volte richiamati dalla giurisprudenza amministrativa in materia di autorizzazione di impianti energetici in aree sensibili;
il progetto comporta un rilevante consumo di suolo e l’impiego massiccio di materiali energivori, con oltre 15.000 tonnellate di cemento, centinaia di tonnellate di acciaio e migliaia di tonnellate di sabbia, a fronte di una producibilità eolica che, secondo i rilievi anemometrici in sito, risulterebbe significativamente inferiore alle stime iniziali;
nonostante ciò, l’impianto risulta economicamente sostenibile grazie a un sistema di incentivi pubblici che socializza i costi ambientali e paesaggistici, trasferendoli sulla collettività;
contro il progetto si è sviluppata, da oltre due anni, una mobilitazione diffusa di cittadini, amministrazioni locali, associazioni, operatori agricoli e turistici, nonché una presa di posizione netta di numerose personalità della cultura, non contro le energie rinnovabili in quanto tali, ma contro una loro applicazione speculativa e priva di adeguata pianificazione;
inoltre, il Ministero della Cultura e le competenti Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Umbria e Lazio hanno espresso pareri negativi motivati, rilevando l’incompatibilità del progetto con il contesto territoriale, ai sensi degli articoli 146 e 152 del Codice dei beni culturali;
tali pareri sono stati superati in sede decisionale dal Ministero dell’Ambiente e dal Consiglio dei Ministri e, da ultimo, una recente sentenza del Consiglio di Stato ha reso di fatto inefficaci anche le valutazioni negative espresse dalla Regione Umbria, aprendo un precedente che rischia di indebolire strutturalmente il sistema delle tutele paesaggistiche;
nell’area risultano inoltre in fase di valutazione numerosi ulteriori progetti eolici e agrivoltaici, con un effetto cumulativo che dovrebbe essere oggetto di specifica e rafforzata valutazione ambientale e paesaggistica-:
- se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra citati, se non ritenga necessario riaffermare pubblicamente che la transizione energetica non può avvenire in deroga all’art. 9 della Costituzione e al Codice dei beni culturali e del paesaggio;
- quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di evitare un progressivo svuotamento delle tutele paesaggistiche a seguito di decisioni amministrative e giurisprudenziali;
- se non ritenga urgente promuovere, in raccordo con le Regioni e gli enti locali, un quadro nazionale di pianificazione che individui con chiarezza le aree non idonee all’installazione di impianti energetici industriali, garantendo il coinvolgimento attivo delle comunità interessate.
Matteo Orfini








