
“Con gli ultimi fatti giudiziari si è riaperta la questione Phobos, il mega impianto eolico che la tedesca RWE vorrebbe costruire tra Orvieto e Castel Giorgio a danno irreversibile di paesaggio, biodiversità, patrimoni immobiliari ed imprese locali. Come comitati ed associazioni stiamo portando avanti da anni (qualcuno di noi oramai da quasi due decenni) una campagna per la protezione e la valorizzazione del nostro territorio e per questo ci rivolgiamo all’Opera del Duomo, ente di enorme rilievo storico, economico ed identitario tanto per l’Altopiano dell’Alfina quanto per tutto l’Orvietano.
In virtù di questo importantissimo ruolo e richiamando il principio della responsabilità sociale d’impresa, ad essa chiediamo un’ulteriore, attenta, riflessione ed un atto di chiarezza. La questione delle energie rinnovabili, in Italia, ha assunto sin da subito, cioè dal 2007, i tratti della più sterile e dannosa speculazione. Incentivi pubblici colossali, pagati dai lavoratori e dalle aziende italiane direttamente in bolletta tramite la voce “oneri di sistema”, finiscono nelle capienti tasche di multinazionali tedesche, francesi e spagnole senza che vi sia, in cambio, né un’adeguata produzione di energia né, tanto meno, un ritorno in termini di sviluppo ed occupazione.
I numeri parlano chiaro: a fronte degli oltre 240 miliardi di euro che gli italiani pagano da diciotto anni a questa parte (in media fra i 12 ed i 14 miliardi all’anno) e delle migliaia e migliaia di ettari di suolo agricolo e fertile irreversibilmente consumati, la quota di energia elettrica prodotta da eolico e fotovoltaico rappresenta appena il 4,7% del totale. Secondo tutti gli studi e tutti i dati anemometrici in Italia (ed in particolare nelle nostre zone) non c’è abbastanza vento perché questi impianti siano realmente utili. Le produzioni sono quindi minime e discontinue.
Gli impianti inoltre, una volta a regime, non hanno necessità di manodopera e le installazioni vengono spesso appaltate a ditte estere (ricordiamo il caso della geotermia a Castel Giorgio, dove la centrale sarebbe stata progettata da tecnici israeliani e costruita da aziende polacche), quindi anche a livello occupazionale l’impatto è prossimo allo zero. La vera posta in gioco è perciò rappresentata dai faraonici incentivi economici che gli speculatori percepiscono.
Cedere il territorio a tali progetti si configura quindi come una triplice opera di distruzione: ambientale, occupazionale (con molte aziende pre-esistenti legate a turismo, agricoltura e ricettività che verrebbero messe in ginocchio) ed economica (con lo sperpero di fiumi di denaro pubblico che finirebbero, improduttivi, all’estero). Siamo perciò per una pianificazione seria degli impianti di energia rinnovabile dimensionati alle caratteristiche e alle esigenze del territorio, che sfruttino prioritariamente se non esclusivamente le aree cementificate e impermeabilizzate in una prospettiva di autosufficienza energetica delle attività produttive già presenti nei nostri Comuni.
Oltre a questo, siamo anche per la creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili, in un’ottica di gestione dal basso, partecipazione e reale sostenibilità. La riflessione che chiediamo all’Opera del Duomo, sui cui terreni dovrebbero sorgere tre delle sette pale di Phobos, è su questi fatti e su questi numeri. Vale la pena svalutare, sventrare e snaturare questi luoghi, tra i più belli d’Italia e colmi di ricchezze naturalistiche, artistiche, storiche ed architettoniche, per appagare la famelica volontà predatoria di “Mammona”?
Secondo noi la risposta non può che essere un secco e netto “NO” e ci auguriamo che un ente così importante e sensibile a tali tematiche sia al nostro fianco, con atti concreti e chiari, nell’azione volta alla tutela, alla valorizzazione ed alla preservazione di quella che, a tutti gli effetti, è e sempre rimarrà la grande casa di tutta la nostra comunità.
Comitato Alfina Viva
Nova
Bella Orvieto








