Un vasto e trasversale fronte istituzionale, culturale e civico ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica contro il progetto eolico industriale Phobos, previsto tra Umbria, Lazio e Toscana, denunciandone l’impatto devastante sul paesaggio storico dell’Italia centrale e i gravi rischi di smantellamento delle tutele costituzionali. Nonostante la contrarietà del Ministero della Cultura, della Sovrintendenza, della Regione Umbria e di tutti i Comuni interessati, il progetto rischia di essere attuato.
L’appello, promosso dal Comitato Alfina Viva, richiama esplicitamente l’articolo 9 della Costituzione, che affida alla Repubblica la tutela del paesaggio come valore primario e interesse collettivo. Il caso Phobos viene indicato come emblematico di una deriva della transizione energetica, che rischia di trasformarsi in industrializzazione speculativa dei territori, in assenza di una pianificazione pubblica delle aree realmente idonee. Il progetto, promosso dalla multinazionale tedesca RWE, prevede sette turbine eoliche alte oltre 200 metri, collocate a ridosso di borghi storici, siti archeologici, aree agricole di pregio e abitazioni, in un contesto di eccezionale valore culturale e paesaggistico che comprende Orvieto, Civita di Bagnoregio, il Lago di Bolsena e l’Alta Tuscia.
Secondo i promotori dell’appello, l’impianto produrrebbe una trasformazione irreversibile del territorio, a fronte di una resa energetica giudicata modesta dagli stessi rilievi anemometrici. La realizzazione di tale progetto porterebbe un cambio di scala radicale, introducendo nel cuore dell’Italia storica infrastrutture concepite per tutt’altro tipo di contesti. L’iniziativa gode di un sostegno politico trasversale senza precedenti, espresso da decine di amministrazioni locali di diverso orientamento politico, con l’adesione di numerosi sindaci di Umbria e Lazio (Orvieto, Castel Giorgio, Porano, Castel Viscardo, Viterbo, Bolsena, Bagnoregio, Lubriano, San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro, Gradoli, Capodimonte, Marta, Valentano, Latera, Proceno, Acquapendente, Farnese, Celleno, Canino), e con il coinvolgimento diretto della Regione Umbria, che ha espresso valutazioni negative poi rese inefficaci da una recente sentenza del Consiglio di Stato.
Una decisione che, secondo molti giuristi, rischia di costituire un precedente pericoloso, svuotando di fatto il ruolo delle Regioni e delle Soprintendenze nella tutela del paesaggio. Accanto alle istituzioni locali, l’appello è firmato da oltre cento personalità di primo piano del mondo della cultura, dell’arte, della scienza e del diritto, tra cui Paolo Maddalena, Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Massimo Cacciari, Giorgio Agamben, Stefano Mancuso, Alice Rohrwacher, Ugo Mattei, Francesco Remotti, Eike Dieter Schmidt, Sergio Ulgiati, Luigi Manconi, Vito Teti, Rita Paris, Giuseppe Tornatore insieme a archeologi, urbanisti, economisti, antropologi, studiosi di sviluppo sostenibile, esperti di transizione energetica di fama nazionale e internazionale.
Straordinaria anche l’adesione del tessuto civico: una rete vastissima e articolata, composta da oltre duecento tra associazioni, comitati e realtà civiche, che esprimono un patrimonio di competenze profondamente radicato nelle questioni territoriali: dalla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale e archeologico alla geologia ambientale, dall’ecologia e biodiversità alla pianificazione, dall’agricoltura e forestazione alle economie locali, fino alla difesa dei beni comuni e dei diritti delle comunità insediate, testimoniando una conoscenza diretta, plurale e interdisciplinare dei territori coinvolti. Tali soggetti territoriali provengono da tutto il territorio nazionale – dalla Calabria al Friuli Venezia Giulia, dalle Marche alla Sardegna, dalla Puglia al Lazio, dal Molise all’Umbria, dalla Toscana al Piemonte – testimoniando una mobilitazione diffusa e trasversale che va ben oltre il singolo progetto Phobos e investe il modello complessivo di transizione energetica.
Al seguente link è possibile leggere la Lettera al Presidente della Repubblica nella sua interezza e l’elenco delle adesioni: https://controphobos.blog Pur riconoscendo la necessità non negoziabile della transizione energetica, tutti i firmatari ribadiscono che essa non può avvenire in deroga alla Costituzione, né sacrificando territori di altissimo valore storico, culturale e ambientale. L’appello al Capo dello Stato non chiede l’intervento su un singolo procedimento amministrativo, ma una presa di parola autorevole per riaffermare un principio generale: il paesaggio non è un ostacolo allo sviluppo, ma un bene comune primario, non rinnovabile, da tutelare nell’interesse delle generazioni presenti e future. Il caso Phobos non riguarda un singolo progetto, ma il rischio concreto di un arretramento delle tutele costituzionali poste a difesa del paesaggio e dei territori.









