Nel recente incontro “Disarmare la comunicazione: responsabilità e linguaggi del giornalismo contemporaneo”, Nova Civitas ha riportato attenzione a un interrogativo essenziale, quale potere hanno oggi le parole e quali responsabilità comporta il loro uso? È un tema che attraversa ogni ambito della vita pubblica e privata, perché ciò che si comunica, e il modo in cui lo si fa, può generare comprensione o conflitto, dialogo o violenza.

La guerra, come ricordato da suor Maria Luisa Gatto di Nova Civitas in apertura dei lavori, non è soltanto quella combattuta con le armi: esiste anche nelle accuse, nelle diffamazioni, nella manipolazione della realtà attraverso linguaggi e immagini. “Ogni persona – ha detto – è per sua natura un essere comunicante“. Le parole sono solo una delle forme attraverso cui si trasmettono messaggi: gesti, comportamenti, contenuti condivisi sui social partecipano allo stesso processo. È un invito a guardare alla comunicazione come a un atto complesso, che non può essere confinato nella sfera professionale.
Da questa premessa si inserisce l’intervento di Paolo Giovagnoni, Consigliere del Consiglio di Disciplina nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che ha riaffermato come il giornalista rimanga tale anche al di fuori della redazione. Ha sottolineato come l’etica della professione non è un insieme di precetti, ma applicazione di comportamenti di vita. Nel nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, entrato in vigore nel 2025, il principio cardine resta sempre quello della libertà di informazione e di critica come un diritto insopprimibile, da esercitare nel rispetto della verità sostanziale dei fatti. la parole chiave richiamate riguardano il perseguire sempre la verità, nell’essenzialità delle informazioni, senza omissioni né amplificazioni, esercitare la prudenza, che sostituisce il mito dello scoop con la verifica accurata delle fonti, attraverso la continenza espressiva, adottando un linguaggio che non scivoli nell’ingiuria o nella spettacolarizzazione. Il giornalista, ha ricordato, anche quando esprime opinioni personali ha sempre la responsabilità dell’etica professionale che lo accompagna. Quindi, anche l’intelligenza artificiale che è, sì, un utile strumento utile, non può sostituire la figura del giornalista. Eppure quello del giornalista è un lavoro che si fa sempre più difficile, tra incertezze del futuro e crisi economica che attanaglia il settore. Elisabetta Stefanelli, caporedattrice ANSA, ha portato l’attenzione sui meccanismi cognitivi che influenzano, spesso inconsapevolmente, il lavoro quotidiano. Gli unconscious bias, ricorda, modellano lo sguardo di ciascuno e possono emergere anche nel linguaggio più semplice. Le parole, oggi più che mai, vanno pesate con cura, indicando la difficoltà di coniugare rapidità e profondità nell’attuale modello all news. Scegliere in pochi secondi la parola giusta, senza tradire il senso dei fatti, è la prova più difficile, specialmente dovendo rispondere con sempre maggiore velocità a pubblicare notizie.

Ciò succede non solo nelle redazioni, anche gli uffici stampa di enti e di aziende sono chiamati alla velocità. “Disarmare la comunicazione” non vuol dire certamente indebolirla, ma trovare modi e mezzi per far sì che non si debba rispondere solo alle regole dell’economia che privilegiano sensazionalismi e velocità. Al contrario per un giornalismo di qualità è necessario riappropriarsi del “tempo”. Lo ha sottolineato Tiziana Fedele giornalista addetta stampa per Confesercenti Nazionale con esperienza di portavoce anche per associazioni spontanee di cittadini, come i pendolari. Alessandro Lidonni, direttore di Orvietolife.it, ricorda che il giornalista non dà spazio a ciò che si sente, ma a ciò che vede e può verificare”. È necessario raccontare sempre la verità, anche quando è scomoda e espone a critiche e accuse. L’informazione non è propaganda, serve per capire, non per compiacere.
A chiudere l’incontro Monica Riccio, direttore di Orvieto24.it e OrvietoSport.it, che porta lo sguardo al mondo del giornalismo locale, dove i protagonisti delle notizie sono spesso persone conosciute e in cui ogni parola pesa più del solito. La pressione della velocità, anche qui, resta costante, ma assecondarla senza riflessione rischia di trasformare il cronista in un produttore di contenuti, indistinguibile dagli influencer. Anche la cronaca sportiva, ritenuta più “leggera”, non è immune da eccessi, si oscilla tra idolatria e demolizione, giudizi affrettati, narrazioni incapaci di cogliere la complessità. Disarmare le parole quindi per un giornalista significa farsi “ponte”, anziché “miccia”, ha concluso.
Un ponte anche verso le giovani generazioni, verso le quali i giornalisti, rimanendo fedeli alla propria etica, hanno la responsabilità di segnare la rotta per far comprendere il futuro, un futuro che sia di pace.
Il percorso Nova Civitas formazione su fede e bene comune ha ricevuto la benedizione che Papa Leone, attraverso l’Assessore della Segreteria di Stato Mons. Antony Ekpo: “Sua Santità invoca la protezione della Vergine Maria e impartisce la benedizione apostolica che volentieri estende a quanti frequentano il Percorso di Formazione Fede e Bene Comune“.
Leggi: Disarmare la comunicazione. intervento di suor Maria Luisa Gatto, Nova Civitas. 17 gennaio 2026
Il prossimo incontro di Nova Civitas verterà su “Per una politica di pace” si terrà il 21 febbraio prossimo (Programma: https://orvietosi.it/2025/09/la-pace-sia-con-te-nova-civitas-presenta-il-percorso-formativo-2025-2026/).
Per informazioni: Pagina Facebook di Nova Civitas (https://www.facebook.com/groups/novacivitas) e nova.civitas.orvieto@gmail.com.








