di Roberto Pace
In merito alle attività dell’Orvietana Rugby, oggi facciamo conoscenza di Alessia Paolucci, ragazza entusiasta di essere entrata nella famiglia della palla ovale con l’incarico di Social Media Manager e video maker della società. L’ultima sua creazione è il primo argomento sul quale c’illuminano Alessia e il Presidente, Luca Foscoli:
“Tutto parte dal contest “Rugby Educazione Emotiva”, lanciato dalla Federazione Italiana Rugby, che prevede la realizzazione di un video con protagonisti i mini-rugbisti sul loro percorso sportivo e educativo riferito a questo sport. I video migliori, a giudizio di una commissione FIR, saranno proiettati negli stadi in occasione del Trofeo 6 Nazioni 2026 cui l’Italia partecipa, oltre a ricevere un premio economico.
Grazie all’aiuto e all’ottimo lavoro svolto da Alessia la nostra produzione è stata premiata come seconda del centro Italia e tra le prime cinque a livello nazionale, con il risultato di portare l’Orvietana Rugby alla ribalta degli schermi nazionali.” Il progetto messo in campo da FIR è un altro dei tasselli del percorso di crescita degli uomini del domani, che questa disciplina sportiva, da sempre, ha cercato di promuovere distinguendosi con iniziative utili e originali.
“Hai detto bene, – interviene il Presidente – e questo progetto si sposa con la mia visione della nostra società di crescere degli atleti e dei cittadini migliori attraverso lo sport del rugby, inteso come momento di sviluppo e confronto, oltre che di supporto alle nuove generazioni che spesso nascondono molte fragilità.
Purtroppo, e lo dico con un po’ di rammarico, troppo spesso nello sport siamo abituati a vedere le partite come uno scontro contro l’avversario, e non come momento propositivo allo sviluppo ed alla crescita sportiva e personale. Il rugby è un’altra cosa e viene vissuto proprio in questo spirito.
Restiamo, comunque, uno degli “sport minori”, e cercare di emergere costa molta fatica. Abbiamo un vantaggio, però: chi impara a conoscere il nostro sport vi si affeziona facilmente senza più abbandonarlo. Accade proprio questo con i genitori dei nostri bambini, che, da semplici ospiti, si trasformano presto in parenti stretti. La famiglia, diciamo, si allarga e tutti concorrono al miglioramento e alla crescita del nostro club, composto principalmente da volontari. Questo, ci rende orgogliosi”.
Alessia, inserita in tempi recenti, annuisce e conferma:
“ A primo impatto non avrei creduto ad un coinvolgimento tanto profondo com’è poi accaduto. Il merito più grande lo assegno ai ragazzi più giovani. Osservarne i comportamenti, misurarne l’entusiasmo, l’impegno, l’educazione e tanto altro ancora, producono un’attrazione totale”.

Continua il Presidente: “Possiamo fare di più. In primis, sconfiggere definitivamente i luoghi comuni che ci hanno sempre penalizzato, almeno in Italia, anche se riconosco che il molto lavoro svolto qualcosa abbia smosso. E’ pretestuoso continuare a definirlo uno sport violento, è un preconcetto affermare sia la causa di infortuni gravi. Le statistiche lo indicano tra le attività con la minore incidenza di infortuni gravi. Come altri è uno sport di contatto dove, tra le altre cose, ha piena applicazione il concetto di rispetto del compagno e dell’avversario, delle regole e dell’arbitro. Ogni partita, si vinca o si perda, ha sempre un epilogo identico dove i ragazzi si abbracciano e escono tutti assieme dal campo”.
Un’ulteriore conferma si è avuta ieri, in occasione del raggruppamento regionale Under 8 e 10 con associata festa per i piccolissimi Under 6 concluso con il consueto terzo tempo come sempre molto partecipativo.








