Appuntamento imperdibile, per gli appassionati dello spazio e più in generale della scienza, quello in programma alle ore 17 di Giovedì 15 Gennaio 2026: “I need my Space (Ho bisogno del mio Spazio)”.
L’Auditorium “Gioacchino Messina” di Orvieto, all’interno di Palazzo Coelli (sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto), ospiterà l’astrofisico Fernando Pedichini, dirigente tecnologo dell’INAF Istituto Nazionale di Astro Fisica, il quale – tramite una digressione informale e particolarmente accessibile – parlerà di cosa rappresenta l’esplorazione spaziale ai giorni nostri, argomento quanto mai affascinante ed appassionante.

“Dal sogno di Tsiolkovsky, ai primi pionieri della missilistica fino allo spazio contemporaneo sono passati meno di 150 anni”, precisa Pedichini, “un periodo che rapidamente ci ha permesso di esplorare mondi sconosciuti al di là della linea di Karman: le colonne d’Ercole del XX secolo. Inizieremo a conoscere i rudimenti della dinamica orbitale, la fisica dei propulsori spaziali, proveremo a capire se lo spazio sia oggi veramente alla portata di tutti, quanto ci costa e dove ci potrebbe portare in un futuro non poi così lontano”.

“L’UNITRE di Orvieto è ben lieta di ospitare nella programmazione culturale del 35° Anno Accademico lo scienziato Fernando Pedichini, grande orgoglio cittadino noto ed apprezzato in tutto il mondo scientifico”, aggiunge il Presidente Riccardo Cambri. “Siamo riusciti a conciliare gli impegni internazionali di Fernando con la nostra programmazione culturale; la sua gentilissima disponibilità, per la quale gli porgo i più vivi ringraziamenti da parte del Direttivo, permetterà all’UNITRE di offrire alla platea orvietana un incontro di alta densità culturale. Ringrazio sentitamente la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto per averci concesso l’utilizzo del prestigioso Auditorium Messina”. L’iniziativa è aperta all’intera cittadinanza. “Earth is the cradle of humanity, but one cannot live in a cradle forever” (La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre nella culla) 1880, Kostantin Tsiolkovsky








