
“Vista la situazione dichiaratamente critica del Carcere di Orvieto, la direttrice farebbe bene a preoccuparsi di prevenire le emergenze anziché replicare al Sappe. Più che “con grande stupore”, come si legge nella nota a firma della dottoressa Assunta Passannante, questa Segreteria Generale ha appreso con profondo disappunto la replica della Direzione della Casa di Reclusione di Orvieto al comunicato della Segreteria Regionale Umbria del Sappe.
Il disappunto nasce dal fatto che ci saremmo aspettati, prima di tutto, un segnale pubblico di riconoscimento verso il personale che, nella giornata del 30 dicembre 2025, ha fronteggiato due eventi critici gravi e concomitanti. Parliamo di ore di mediazione, contenimento e gestione dell’emergenza, con richiamo di unità libere dal servizio, prolungamento dei turni, ricorso allo straordinario e ripristino dell’ordine ofino a notte inoltrata e alle prime ore del giorno successivo.
E parliamo anche di danneggiamenti in infermeria di non meno di 50.000 euro. Prendiamo atto che la direttrice rappresenta di essere stata in ferie nel periodo dei fatti e che, al rientro, avrebbe avuto intenzione di procedere a un riconoscimento formale dell’opera prestata dal personale. Dichiarata l’intenzione aspettiamo si trasformi in atto concreto e visibile, senza ulteriori rinvii.
Perché in istituti come Orvieto, dove la pressione operativa è quotidiana, il personale non può vivere di “si farà” ma merita attenzione e riconoscimenti immediati. Sul tema delle visite medico-fiscali, prendiamo atto che la Direzione le riconduce a un obbligo e a una misura di tutela nei confronti di chi è in servizio e sopporta carichi aggiuntivi. Tuttavia, non possiamo condividere l’impostazione che, nel messaggio complessivo, rischia di porre l’accento prima sul controllo del personale assente e dopo sulle cause strutturali che mettono in ginocchio l’istituto. In una fase caratterizzata anche da fisiologici picchi stagionali di sindromi influenzali, l’equilibrio tra doveri di verifica e clima interno va gestito con particolare attenzione, evitando che le misure appaiano come un automatismo punitivo o, peggio, come un “segnale” rivolto ai lavoratori.
Il punto, per noi, è e resta uno: la situazione dell’Istituto è dichiaratamente critica anche nella replica della Direzione. E quando un istituto è critico, non basta indicare le assenze come concausa. Serve, soprattutto, un piano organizzativo credibile che garantisca la copertura dei turni, ridurre lo stress operativo e prevenire nuovi eventi critici. Quindi la discussione deve stare su organici, carichi di servizio, presenza della catena di comando, dotazioni e procedure.
Va infine sottolineato che, nella stessa replica, la Direzione riconosce la necessità di una “presenza costante del comandante di Reparto” per fronteggiare le criticità dell’istituto, mentre si riferisce di aver investito gli organi superiori della situazione. Ciò conferma che l’istituto attraversa una fase delicata, nella quale la continuità dell’azione dirigenziale – in termini di presenza, coordinamento e vicinanza al personale – assume un rilievo centrale ai fini della prevenzione e della gestione delle emergenze.
Quanto alle assenze di lungo corso e alle situazioni sanitarie complesse, ribadiamo che vanno rispettate le procedure e le competenze medico-sanitarie competenti, con l’attenzione dovuta a chi ha patologie certificate e percorsi di valutazione già in atto. Su questo, come Sappe, continueremo a vigilare perché la tutela della salute non diventi terreno di frizione organizzativa.
Da ultimo, riteniamo inutile trasformare una questione sindacale e organizzativa in un contenzioso di immagine. Noi non abbiamo interesse a “colpire” qualcuno, perché abbiamo il dovere di difendere il personale e di pretendere che, dopo eventi come quelli del 30 dicembre, si parli prima di sicurezza e poi di tutto il resto.
Nel rispedire al mittente ogni accusa di lesione dell’immagine professionale, invitiamo la Direzione di Orvieto a tradurre le intenzioni in atti concreti, elogiando formalmente i poliziotti alle proprie dipendenze e impegnandosi finalmente a rimuovere le cause che mettono a repentaglio la salute e la sicurezza del personale. La Polizia Penitenziaria ha già fatto la sua parte, ora spetta anche all’Autorità Dirigente dimostrare di essere all’altezza del sacrificio richiesto”.
Segreteria Generale Sappe








