
di Mirabilia Orvieto
Già alla fine del Medioevo, il pittore Ambrogio Lorenzetti aveva messo in scena la dottrina sociale e politica del suo tempo rappresentando nel Palazzo Pubblico di Siena, la “Allegoria del buono e cattivo Governo”(1338-1339). In un’opera densa di significati allegorici e simbolici di grande effetto e bellezza, l’artista mostrava le conseguenze della fedeltà o infedeltà ai precetti morali del Governo della sua città: se chi amministrava era animato da buoni propositi, interessandosi del bene comune, o al contrario infliggeva dolore al popolo, opprimendolo con tasse esagerate ed inique causa di conflitti e povertà.
Al centro della scena del cattivo Governo spicca la figura della Tirannide, seduta sul trono e circondata da una sinistra corte, che tiene in catene la Giustizia ormai priva del manto regale e umiliata ai suoi piedi. È l’arrogante supremazia del Tiranno che spinto da biechi interessi personali, familiari e di parte, esercita la violenza per sottomettere il popolo inerme. Mostro deforme con corna e zanne, il sinistro personaggio appare circondato dai tre Vizi infernali che sono l’Avarizia, la Vanagloria e la Superbia, gli stessi peccati che animano l’Anticristo della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto.
Nella sua Apocalisse, realizza agli inizi del ‘500, Signorelli ritrae la Tirannia del male non come una figura allegorica, quasi grottesca, ma reale. L’Anticristo si erge sopra un podio, simbolo di superbia, e ai suoi piedi c’è un cumulo di tesori, simbolo d’avidità o avarizia, su cui si reggerà tutto il suo potere. È adorato dalle folle come un idolo, mentre indica se stesso(la vanagloria dell’Anticristo), e da questo trarrà il consenso di tutto il popolo, poveri e ricchi, che con i loro beni ne favoriranno l’ascesa. Ha le sembianze del bene, perché assomiglia a Cristo, ma alle sue spalle c’è un demonio che lo ispira. Il falso messia è la menzogna in azione, travestita di verità, ma è anche il segno degli ultimi tempi, quelli apocalittici, che Lorenzetti aveva preannunciato più di un secolo e mezzo prima di Signorelli nella sala del governo di Siena.

Una denuncia del male che appare con il volto del bene e del signore della pace, quando in realtà è un despota minaccioso e violento, esattamente come viene raffigurato nell’opera di Lorenzetti. Qui uno dei personaggi della corte del Tiranno è ritratto nel gesto di tenere in braccio un mite agnello da cui spunta una coda da scorpione: è questa la vera natura del prepotente despota che, al di là delle miti apparenze, si rivelerà come la malvagia antitesi del bene comune. Nel clima di degenerazione generale che travolse l’Europa dalla metà del ‘300 in poi, l’arte denunciava i mali del tempo e contemporaneamente invocava l’urgente bisogno di un nuovo ordine sociale e politico in grado di mettere fine alle interminabili discordie cittadine. Il caos generato dalla conquista del potere non risparmiò nemmeno la Chiesa di Roma retta, al tempo di Signorelli, da papa Alessandro VI con la complicità del figlio Cesare Borgia, chiara espressione del degrado morale e civile.
Insomma una folle corsa all’avidità e al potere, che Signorelli stigmatizzò con l’immagine scolpita sul podio dell’Anticristo, davanti al quale sono deposte le ricchezze del mondo: qui si trova l’effige di uno spregiudicato cavaliere(vedi particolare della scena dell’Anticristo) che monta un cavallo rampante privo di finimenti, simbolo del desiderio di potere; un desiderio smisurato, irrefrenabile, traboccante di arroganza che getterà il mondo in una barbarie d’inciviltà e disumanità. Ma all’apocalittico governo dell’Anticristo sulla terra, Signorelli contrappone l’ordine perfetto della Resurrezione della carne dove è annunciato non solo il progetto di Dio per l’umanità, ma anche quello politico portato dall’Umanesimo cristiano e cioè la costruzione di un nuovo ordine sociale dove regnerà la concordia e la pace universale, preludio della beatitudine ultraterrena. Mai in una cattedrale, un’opera d’arte era andata così oltre superando ogni più alta concezione dell’arte sacra. In una mirabile sovrapposizione di significato, la straordinaria visione di Signorelli unisce il Tempo all’Eterno, la condizione umana al destino ultimo dell’uomo e dell’anima, l’ordine terreno a quello ultraterreno.

Un’anima illuminata dalla grazia e dalla sapienza che è anche pronta ad agire nella storia in ogni momento, determinando così il destino individuale e sociale dell’intero genere umano. È la visione rinascimentale della Scuola di Atene(1509-1511) di Raffaello Sanzio, dove Aristotele e Platone, i due pilastri della cultura classica, conversano sul senso ultimo del mondo, circondati dai più grandi filosofi e matematici della antichità classica. Platone indica verso l’alto, affermando il primato dell’anima nel ricercare e comprendere il ‘mondo intellegibile’ e spirituale, quello cioè che solo la mente è in grado di penetrare e illuminare; mentre Aristotele distende il braccio verso il basso, indicando la realtà terrena, che è il ‘mondo sensibile’, senza il quale non è possibile raggiungere ciò che è immateriale e trascendente: due processi opposti e complementari perché volti a conoscere, plasmare e trasformare il mondo fino a condurlo alla salvezza finale.








