di Cristina Croce
Ho letto la nota del gruppo Civitas: non è una replica, è un alzare i decibel. Non informa, non chiarisce, non propone. Si limita a indicare un bersaglio. E quando la politica preferisce l’obiettivo polemico ai problemi, significa che ha già rinunciato al dibattito nel merito.
Partiamo dal passaggio più grave: la parola “plagio”. Un’accusa pesante, gratuita e, proprio per questo, rivelatrice. Perché, se c’è un plagio che salta agli occhi, è quello di chi ricopia il copione più stanco della propaganda: “la gente”, “la pancia”, “la stangata”, “i cittadini non sono stupidi”. Un rosario di frasi fatte, buone per tutte le stagioni, purché producano indignazione immediata e titoli facili. Questo non è coraggio politico: è
ventriloquismo populista. Si prende la rabbia, la si amplifica e la si rivende come analisi.
Sulle tasse, tema serio, serissimo, Civitas prova a trasformare una materia complessa in una clava, come se bastasse gridare “vergogna” per rendere vera una ricostruzione. Io non mistifico nulla: chiedo numeri, atti, fonti, riscontri verificabili. Non slogan. Non fanfare dal retrogusto da tifo. Se la Corte dei Conti viene evocata come un talismano, la si citi con precisione e responsabilità: estremi, riferimenti, contenuto. Non come parola magica da agitare per zittire gli altri. La verità non si proclama: si documenta.
Ma c’è un aspetto che Civitas evita accuratamente, e infatti urla: la politica non è un ring. È assunzione di responsabilità. E qui il paradosso diventa quasi grottesco: una lista civica organica alla maggioranza che governa Orvieto si lancia in una requisitoria contro una consigliera di opposizione, quasi a sostenere che il problema di questa città sia chi “frequenta il palazzo” e non chi quel palazzo lo amministra.
Se davvero avete a cuore la credibilità dell’azione pubblica, cominciate da casa vostra: meno dichiarazioni, più scelte misurabili. Qui. Adesso.
Orvieto sta pagando un prezzo altissimo: impoverimento, servizi che arrancano, quotidianità più difficile, fragilità sociali che crescono. Ed è già troppo il male che questa città subisce ogni giorno per aggiungerci anche la tossicità di un linguaggio intimidatorio, costruito per delegittimare e mettere a tacere. Nella vostra presa di posizione non c’è una proposta, non c’è una riga su cosa fare concretamente per alleggerire davvero il peso sulle famiglie, sostenere il lavoro, proteggere i più fragili, rendere la macchina comunale più efficiente e più giusta.
Io non accetto lezioni da chi scambia la politica con il tifo.
Se Civitas vuole un confronto, lo faccia nelle sedi opportune, con atti alla mano e parole misurate. Se invece vuole continuare con caricature e insinuazioni (“plagiata”, “bugie”, “farlocchi”), sappia che sta certificando una regola elementare: quando finiscono gli argomenti, comincia l’insulto.
Orvieto non ha bisogno di megafoni. Ha bisogno di serietà. E di una classe dirigente che smetta di accarezzare la pancia e inizi, finalmente, a rispondere ai fatti.








