
La recente sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge Regionale Toscana contro l’overtourism e il via libera della Commissione Europea al Piano Casa aprono una nuova fase di riflessione che riguarda da vicino anche Orvieto, dove il tema degli affitti brevi e turistici è (o dovrebbe essere) da tempo al centro del dibattito cittadino.
A livello nazionale, la Consulta ha chiarito che Regioni e Comuni possono legittimamente intervenire per regolamentare le locazioni turistiche quando queste riducono in maniera insostenibile la disponibilità di alloggi residenziali e quindi incidono sulla qualità della vita dei residenti. In ambito europeo, la Commissione ha riconosciuto che la crisi abitativa è divenuta un problema strutturale, ed ha annunciato l’introduzione di maggiori strumenti finanziari e una cornice normativa più flessibile per sostenere l’offerta di case a prezzi accessibili.
Certamente tutto questo interessa anche Orvieto dove, in particolare nel centro storico, la proliferazione degli affitti brevi e delle strutture ricettive extra‑alberghiere negli ultimi anni ha di fatto contribuito a ridurre l’offerta di abitazioni disponibili per i residenti stabili, e indirettamente, ha contribuito all’aumento dei canoni di affitto e dei valori immobiliari. Una dinamica, in più occasioni segnalata, che incide soprattutto su giovani, famiglie e lavoratori che intendono vivere in città.
È un fatto oggettivo che l’indirizzo politico dell’Amministrazione Comunale di Orvieto è da anni orientato alla promozione turistica come principale leva di sviluppo economico. Sollecitata in più occasioni a prendere in considerazione delle misure di riequilibrio per moderare gli effetti del boom degli affitti brevi, l’attuale amministrazione ha ribadito che l’introduzione di limiti o regolamenti specifici rischierebbe di ledere la libertà dei proprietari di destinare gli immobili a fini turistici.
Su questo punto è interessante notare che la stessa Consulta si è espressa contro il ricorso del Governo affermando che “la destinazione di un immobile residenziale a locazione turistica non può essere considerata elemento essenziale del diritto di proprietà” e che le misure amministrative che i comuni più esposti all’overtourism possono prendere per contrastarne gli effetti negativi sono giustificate dalla loro funzione sociale. Le recenti decisioni della Corte Costituzionale e della Commissione Europea non impongono obblighi automatici ai Comuni, ma chiariscono che strumenti e margini di intervento esistono e sono legittimi.
Decidere se, quando, e come intervenire per bilanciare turismo, residenzialità, e accesso alla casa non è più tanto una questione tecnico-giuridica, ma tutta politica: è una scelta possibile per venire incontro alle esigenze dei residenti che faticano a trovare alloggi disponibili a prezzi accessibili. Auspichiamo che alla luce del nuovo contesto istituzionale, il dibattito sulla casa sia sempre più presente anche a livello locale: non come contrapposizione tra turismo e residenti, ma come ricerca di un equilibrio tra legittimi interessi economici, funzione abitativa e vitalità urbana.
Abitare Orvieto








