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Home Cronaca

Da Orvieto parte un grido di pace per la Palestina!

Redazione by Redazione
15 Settembre 2025
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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Moni Ovadia ha espresso con grande lucidità, tra tanti altri argomenti trattati, le ragioni, le stesse che furono di Ali Rashid – per cui lo slogan “due popoli, due stati” è una formula irrealistica e vuota. Quali confini? Quali condizioni reali? E’ un’utopia di facciata. La vera soluzione passa invece attraverso l’applicazione del diritto internazionale, il rispetto delle sentenze della Corte Penale Internazionale, con la condanna e il carcere per i criminali di guerra, la costruzione di un unico Stato laico fondato sullo stato di diritto senza preclusioni etniche o religiose. Non servono Stati “per una religione”, così come succede del resto per tutte le religioni, esclusa quella ebraica e come succede per tutti gli altri Stati moderni, basati su una Costituzione. Serve giustizia e convivenza in un’unica terra.

La prospettiva giusta e realistica, se ci si pensa bene oggi meno utopistica dell’altra, è dunque quella di un unico Stato in cui possano convivere in libertà, senza più apartheid, ebrei, musulmani, cristiani e tutti gli altri.
Un’unica terra, finalmente libera da occupazioni illegali, perché dal 1948 Israele invade e annette illegalmente territori al di fuori dei confini che gli furono concessi, perseguendo il dichiarato progetto messianico della Grande Israele. Il riconoscimento formale dello Stato di Palestina è invece cosa a parte, un atto doveroso da parte di tutti gli altri Stati, in un momento che passerà alla storia come uno dei più vergognosi dell’Occidente.

Vauro Senesi ha ricordato i tanti scenari di guerra ai quali ha assistito come giornalista del Manifesto e come cronista. “Non ho mai assistito nella mia vita a quanto sta accadendo in Palestina, Gaza ma anche Cisgiordania, una vera e propria mattanza di donne e bambini.  – ha detto – Il Governo Netanyahu sta attuando una politica che ricorda ‘la soluzione finale’, proprio ciò che accadde al popolo ebraico, quando si dice questo ci si accusa di essere antisemiti, io sono antisionista, una concezione intrisa di visione ideologica-religiosa, che scarta ogni ipotesi di integrazione di accoglienza di rispetto dell’altro. 16.000 bambini, quasi 70.000 morti, generazioni cancellate. ‘Ogni bambino palestinese è un terrorista’, grida il ministro israeliano Bezalel Smotrich, gli fa eco il collega Itamar Ben Gvir, bisogna spazzare via questi ‘cani’ (palestinesi)”.
All’incontro, inaspettato e molto gradito, è stato presente Jussewf Salman, che ha sottolineato come Israele stia portando avanti “un progetto colonialista con gli Stai Uniti d’America che sono i primi responsabili di questo Genocidio. In questo momento si sta consumando uno sterminio del popolo palestinese, a Rafah, a Gaza e in tutta la Palestina, il mondo e la comunità internazionale sono chiamati a rispondere delle proprie responsabilità.

La comunità internazionale deve intervenire oggi per fermare questo genocidio. Nella guerra non esiste il vincente o perdente a lungo andare e quindi si deve vedere la realtà della Palestina e quello che sta facendo Israele che aiutata dall’impero americano continua questo genocidio. Si può fare la pace sulle risoluzioni. Tutti parlano dicono dichiarano auspicano consigliano ai Palestinesi cosa dovrebbero fare. Il destino dei Palestinesi lo decideranno i Palestinesi. Troppi sono stati i tradimenti occidentali, sono 70 anni che i Palestinesi non vedono riconosciuti i loro diritti, oggi si è arrivati al punto di imputare tutte le responsabilità di questa situazione alla Resistenza Palestinese. Cosa avreste fatto voi nel vedere morire i vostri figli i vostri fratelli, rinchiusi in una prigione a cielo aperto, gli Italiani hanno fatto la loro Resistenza hanno avuto il loro 25 aprile, i vostri partigiani, facevano attentati, sparavano agli oppressori nazisti e fascisti, venivano chiamati terroristi, banditen”.

Giuliano Santelli di Articolo 21,  promotore dell’iniziativa con il Coordinamento orvietano della Palestina, alla quale hanno aderito la Cgil regionale e provinciale, congiuntamente allo Spi provinciale, l’Anpi e l’associazione Rose Rosse d’Europa, Rete No Bavaglio, ha sottolineato come “la grande partecipazione di popolo che vi è stata, oltre 300 persone in una sala gremita del palazzo del popolo, è legata ad una crescente consapevolezza su quanto sta accadendo, nonostante il silenzio delle emittenti televisive, salvo poche eccezioni, in particolare una RAI silente, anche ieri ad Orvieto nessuna presenza, nonostante comunicati e sollecitazioni. Del resto Articolo 21, con la manifestazione dello scorso 9 settembre, aveva denunciato questo stato di totale disinformazione. Sono i Giornalisti i reporter palestinesi che ci fanno arrivare immagini e notizie, per questo loro impegno pagano con la vita, sono altre 250 i giornalisti uccisi. Giornalisti uccisi in modo sistematico dall’Esercito Israeliano”. Report, Giornalisti, Cineoperatori che dopo l’iniziativa abbiamo ricordato insieme a “ONE” con la proiezione del film No Other Land.

Ali Rashid scriveva;
“Corre il tempo e cambiano i contenuti essenziali, idee, concetti e sensi. E’ compiuto il processo di trasvalutazione di ogni valore! Dio è morto. Viva l’eroica morte, giusto l’annientamento del “nemico”. Dilaga il nichilismo e trionfa la tecnica. Vive in me il racconto di mio nonno, andava a Safad in Galilea per comprare il foulard di seta dalla comunità ebraica sfuggita dalla inquisizione in Portogallo, impararono la tessitura della seta dagli arabi in Spagna.

Il ricordo di khaiem socio di mio nonno nella cava vicino a Gerusalemme. Khaiem non ha potuto salvare mia famiglia dalla polizia etnica ma continuò a mandare la sua parte del guadagno della impresa finchè non fu morto. Non ho notizie dei figli di Khaiem, ma io ho seppellito mia sorella in Norvegia, un fratello in America, mio stimatissimo zio una settimana fa a New york mentre la salma di mio nonno giace in un cimitero affollato ad Amman. Nelle case di pietra fatti a mano del mio bellissimo villaggio Lifta confinante con Gerusalemme, stanno per costruire un villaggio per i ricchi turisti , mentre una volta era un rifugio sicuro per gli ebrei che fuggivano dal fascismo e dal nazismo che discriminava e annientava gli ebrei nella inenarrabile tragedia dell’Olocausto.

Dio è morto con tutti i valori che ci rendono uguali. Trionfante l’affermazione della volontà di potenza che affida alla tecnica i propri fini e diventa l’intima essenza dell’essere in un mondo disincantato. Eppure una volta eravamo fratelli! Stiamo scivolando tutti nel Nulla, nella mancanza di senso.

E la ragione? La pietà? La misericordia per i vivi e per i morti? La convivenza? Il rispetto? Il diritto? Ma chi non ha un aereo di guerra sofisticato e un moderno carro armato deve solo piangere in eterno il suo destino? Deve morire in silenzio? Come in una discarica, a Gaza sono finiti gli abitanti della costa meridionale della Palestina vittime della polizia etnica. Secondo i nuovi storici israeliani, per svuotare ogni città o villaggio palestinese furono compiuti piccoli o grandi massacri, lo stesso è avvenuto nei luogo dove sono sorte le nuove città e disadattamenti intorno a gaza che sono stati teatro degli ultimi eccidi compiuti da noi palestinesi.

Mi addolora il fatto che dobbiamo adottare il terrore e l’orrore che abbiamo subito per affermare il nostro impellente diritto alla vita. Ma questa catena di morte è inarrestabile? Eppure una volta eravamo fratelli e abbiamo provato la ricchezza e vantaggi della convivenza e del rispetto reciproco. Ci stiamo trasformando tutti in vittime e carnefici per la gabbia del finto stato nazionale con confini discriminatori sempre più stretti e selettivi e in nome di fasulle razze e convenienze banali appartenenze e schieramenti. La ragione, l’umanità, la vita ci supplicano a dire no alla guerra! Non siamo condannati a farci a pezzi rassicurando tutti per un proprio futuro! Non dobbiamo discriminare i vivi e i morti.

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