Mentre pendolari e cittadini umbri vivono ogni giorno un vero e proprio isolamento ferroviario, con ritardi, soppressioni e costi in aumento, il sindaco di Terni Stefano Bandecchi e il vicepresidente della Provincia Francesco Maria Ferranti decidono – con grave ritardo – di intervenire nel dibattito pubblico senza proporre soluzioni attuabili, ma gettando fumo negli occhi con dichiarazioni propagandistiche e prive di fondamento. Secondo
Bandecchi e Ferranti, basterebbe “convincere Trenitalia” utilizzando i fondi derivanti dall’aumento delle tasse regionali per scongiurare il trasferimento dei treni regionali dalla linea Direttissima alla linea lenta. Una trovata da talk show, tecnicamente impraticabile e politicamente ipocrita.
Trenitalia non è un soggetto privato da “comprare” come le squadre di calcio: i contratti di servizio ferroviario sono regolati da accordi pluriennali con le Regioni, soggetti a normative europee. La decisione di deviare i treni regionali non è frutto di una “negoziazione economica”, ma di una delibera dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), avallata da RFI e mai contrastata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. E qui sta il vero punto politico: dov’era il governo? Dov’era il ministro Salvini mentre l’Umbria veniva tagliata fuori dalla rete ferroviaria veloce? Dov’era Ferranti, esponente locale di Forza Italia, forza di maggioranza del governo Meloni? E Bandecchi, oggi alleato dichiarato del centrodestra?
Le conseguenze per i cittadini ternani saranno drammatiche, se il piano RFI andrà avanti: il tempo di percorrenza Terni–Roma salirà da circa 1h10 a oltre 1h50, con effetti devastanti su migliaia di pendolari ternani. L’aumento dei costi è già realtà: da Perugia a Roma si passa da 11,90€ a 26,80€, con la soppressione di treni Intercity e la necessità di utilizzare treni AV senza agevolazioni. Le fasce più deboli – studenti, lavoratori a basso reddito, disabili – saranno le prime vittime di questa “deportazione ferroviaria”.
A confermare l’ipocrisia delle recenti uscite stampa, il Comune e la Provincia di Terni non hanno nemmeno risposto all’invito ufficiale a partecipare al convegno sul trasporto ferroviario organizzato ieri a Foligno dall’on. Emma Pavanelli del Movimento 5 Stelle. Un incontro che ha visto la presenza della Regione Umbria, della Provincia di Perugia e diversi comuni. Un’occasione concreta di confronto istituzionale, in cui si è discusso di nuovi treni da 200 km/h acquistati con fondi pubblici e ora a rischio inutilizzo, ritardi infrastrutturali e lavori PNRR mal coordinati, proposte condivise per un tavolo con il MIT e Ferrovie dello Stato, mobilitazione comune dei territori con 40 sindaci in treno verso Roma. Tutti presenti. Terni no. Bandecchi e Ferranti assenti, come sempre quando c’è da lavorare sul serio.
Il Movimento 5 Stelle, sia in Regione che a livello nazionale, ha già indicato la rotta: posticipare l’attuazione della delibera ART 178/2024, almeno fino all’entrata in servizio dei nuovi treni regionali abilitati alla Direttissima; aprire un tavolo urgente con il Ministero delle Infrastrutture, RFI e Trenitalia, come richiesto da Umbria e Toscana; difendere il principio del servizio pubblico universale, contrastando la logica della “ferrovia a due velocità” che isola le aree interne a vantaggio delle metropoli e dei viaggiatori ad alta capacità di spesa; investire nel potenziamento delle linee esistenti (Orte–Terni–Foligno, Perugia–Terontola) e in servizi Intercity e AV calibrati sui bisogni reali del territorio; rivedere il contratto di servizio con Trenitalia, tutelando il diritto alla mobilità dei pendolari.
Invece di attaccare la Regione, oggi l’unico ente che sta lavorando su questo fronte con costanza e determinazione, Bandecchi e Ferranti si assumano le proprie responsabilità politiche. Perché se l’Umbria è stata ignorata da RFI e dal Governo Meloni, la colpa non è di chi protesta, ma di chi governa e tace.
Gruppo Territoriale MoVimento 5 Stelle di Terni








