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Home Cronaca

Medicina territoriale: “Sono molti i nodi da sciogliere”

Redazione by Redazione
28 Marzo 2025
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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di PrometeOrvieto

La medicina territoriale sta seguendo lo stesso destino del nostro ospedale: subisce scelte al ribasso, ritardi e localizzazioni sbagliate. Ad Orvieto i progetti di svolta e gli investimenti procedono a fatica, quasi sempre con iniziative pensate altrove e calate sui cittadini dall’alto.

Facciamo chiarezza.

Nessuno ci ha regalato nulla. La realizzazione della Casa e dell’Ospedale di Comunità è conseguenza diretta del fatto che Orvieto ha un D.e.a. di primo livello: è la legge che prevede questo tipo di strutture nei territori dove c’è un presidio ospedaliero con quelle caratteristiche. Non è un atto di generosità della politica e dei politici, ma un preciso onere di chi ci governa.

Eppure, anche qui, come accade spesso, si è preferito ignorare la storia e la logica. Già nel 2004 era stata individuata la necessità di creare un unico punto di riferimento per la medicina territoriale. La ASL acquistò la Ex Mensa della Caserma Piave con un investimento di diversi milioni di euro e, d’intesa con la Regione, dichiarò che lì avrebbe concentrato tutte le attività. Fu anche elaborata una progettazione esecutiva. Poi il silenzio. Solo il COVID, anni dopo, ha messo in luce in modo drammatico le conseguenze di quella scelta mancata.

La sede individuata all’epoca era facilmente raggiungibile, urbanisticamente sensata, dotata di parcheggi e situata in un’area da riqualificare. Nonostante le osservazioni portate avanti da PrometeOrvieto e dalla cittadinanza, si è preferito dare priorità alla riqualificazione del vecchio ospedale, ignorando i principi della nuova organizzazione sanitaria, che mira a concentrare i servizi per ridurre i costi e utilizzare al meglio le nuove tecnologie.

Oggi si tenta di recuperare con la Casa e l’Ospedale di Comunità.

In questo contesto, va dato atto alla Presidente Proietti di essersi assunta una responsabilità importante: ha dichiarato che i lavori saranno completati in 365 giorni, anticipando di ben 112 giorni rispetto ai 477 previsti dall’azienda che si è aggiudicata l’appalto. Un obiettivo ambizioso, in un cantiere che ha già perso tempo prezioso. Un ritardo importante è derivato anche dalle osservazioni richieste dall’amministrazione comunale, a distanza di mesi non sappiamo ancora quali fossero quelle osservazioni. E mentre tutto si muove a rilento, si rischia di compromettere il valore stesso dell’investimento.

Ma i problemi organizzativi restano. Nessuno ha chiarito se si rispetterà l’accordo nazionale che prevede la concentrazione dei servizi per ottimizzare risorse e reinvestirle nei servizi stessi. Non sappiamo se, al contrario, stiamo costruendo l’ennesima scatola vuota da mantenere in perdita.

Ancora una volta c’è il rischio concreto di investire risorse pubbliche in strutture non ottimizzate, riducendo le possibilità di offrire servizi adeguati e costringendo ancora una volta i cittadini a scegliere tra rinunciare alle cure o pagarle di tasca propria.

Questo è il bilancio di una gestione sanitaria che negli ultimi cinque anni si è distinta per ritardi, scelte poco lungimiranti e totale assenza di visione di lungo periodo.

Mentre si cercava di parlare di questi problemi con un’amministrazione locale che, in realtà, abbiamo percepito come poco motivata, capace soltanto di una “difesa d’ufficio” del Distretto orvietano, gli investimenti venivano concentrati dall’amministrazione regionale a Foligno ed a Terni, mettendo in piedi uno stato di fatto che vede Orvieto in ginocchio e che oggi è diventato complicatissimo scardinare.

Noi come associazione e come privati cittadini orvietani vogliamo strutture funzionanti, accessibili, integrate nella rete sanitaria, pensate per durare e servire davvero le persone.

Continueremo a chiederlo con forza.

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