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Home Politica

Italia Viva: “La cultura del fare contrapposta alla cultura dell’utile”

Redazione by Redazione
3 Aprile 2024
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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I capisaldi per risolvere tale contrapposizione sono:
1. capitale umano e formazione
2. giovani
3. attrattività culturale e formazione
4. attrattività urbana (tessuto sociale e cultura).

1. Siamo in una città con una popolazione col più basso livello di laureati, anche se la percentuale di laureati non è un indicatore realistico per capire le dinamiche di un territori; ma la creazione di un polo universitario (ITS) ed altro  può dare un segnale. Di conseguenza le domande di capitale umano potrebbe crescere attraverso appunto la formazione.

2. Una città che vuole crescere non può non pensare ai giovani ma attraverso che misure! i giovani sono visti come presenza invisibile che per lo più si disperde altrove. Qui entra in gioco la dinamica demografica, lo svuotamento della popolazione, questo è un primo problema.

3. 4. Da qui l’attrattività è la prima soluzione, i livello di possibilità di restare in città è molto basso , come l’adattamento, quale è l’utile urbano dei giovani, questa è una prima domanda: sicurezza nel muoversi, opportunità, attività ricreative, spazi verdi. Attività culturale e imprenditoriale sono sinergicamente essenziali. Molto spesso si affronta lo sviluppo locale attraverso interventi che agiscono solo sui sintomi di alcuni problemi specifici. Per esempio, si osserva il diminuire di affluenza verso il centro e si pensa  di poterlo incentivare solo con un parcheggio, oppure si nota la chiusura di un bar e negozi e si pensa ad un intervento pubblico per tenerli aperti.

Ma cosi facendo si perde di vista la logica complessiva che tiene una città viva e il suo centro, e si finisce per sprecare energie e risorse in azioni che risolverebbero il problema alla radice. L’attrattività di una città è legata, certamente, anche ad alcuni elementi specifici come bei negozi, un buon ristorante o un museo, o un hotel a cinque stelle, ma queste attività non nascono dal niente e non possono stare in piedi da sole, ma sono inevitabilmente legate alla vitalità sociale e culturale che anima una città.

Chiaramente ogni città ha un asset su cui può far leva e attorno ai quali costruire una strategia disviluppo (ne abbiamo!). Ma, tranne alcuni casi, difficilmente una città o un territorio può costruire una strategia di crescita sostenuta e sostenibile nel lungo periodo puntando esclusivamente su un solo fattore come può essere un museo o un centro commerciale. Ogni città ha bisogno di coltivare e trasmettere una propria “anima”, di suscitare interesse, di presentarsi come luoghi in cui “accade qualcosa” in cui è possibile costruire e fare qualcosa di interessante otre le mura.

La declinazione operativa:
– saperi e conoscenza ovvero creare un luogo di generazione di saperi che faccia leva sui punti di forza del territorio, ma con una vocazione internazionale per garantire un flusso di talenti e idee;
– opportunità di lavoro attraverso lo stimolo di attività imprenditoriali in ogni settore dall’industria all’arte, specie per i giovani;
– qualità della vita rivitalizzando il centro e il suburbio, creando incentivi per giovani talenti ed imprenditori come loro sede e vita.

Eventuali supporti:
– creazione e mantenimento di network di investitori e di meccanismi di investitori, elaborazione e promozione di strumenti di supporto all’imprenditoria come per esempio il microcredito, identificazione di occasioni di finanziamento, potenziali partners e altri servizi.
– Istituto per l’imprenditorialità: formazione e orientamento giovani e diffusione della cultura imprenditoriale abbattendo la cultura del posto fisso; ricerca e analisi economica e studi sui comportamenti economici; supporto e creazione di una rete di investitori attraverso consulenze mirate e mediocredito.

Altra componente è la sussidiarietà e la cultura del fare (mettendo da parte l’utile del momento): come spesso accade in tempi di crisi, le difficoltà possono facilmente trasformarsi in opportunità di cambiamento oppure possono condure a ripetere nel tempo gli stessi errori che quella crisi ha determinato. È in questo ambito che la sussidiarietà può esprimere il suo potenziale innovatore. In questo caso ad essere chiamata in causa non è tanto l’interpretazione giuridica della nozione, ma il clima culturale che ne favorisce l’applicazione.

Appunto la “cultura del saper fare” che si contrappone all’utile. Al di là delle forzature l’artigiano e l’imprenditore diventano protagonisti di questa sussidiarietà nel senso di sentirsi  parte e farne parte. Il passaggio obbligato è il recupero di un rapporto sano con le istituzioni sentite sinora come distanti, se non addirittura ostili.

Una risorsa (l’imprenditoria) che rischia di dispersa a causa dell’impossibilità di operare un salto dimensionale che le metta in grado di proiettarsi in uno scenario più vasto. Questo va trasmesso, una volta innescato, da una generazione all’altra mantenendo così il rapporto col territorio. La dimensione economica è radicata nell’insieme dei rapporti sociali per raggiungere quel valore aggiunto di una comunità.

Italia Viva nel dibattito elettorale 

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