di Pasquale di Paola
La tematica che ruota attorno al mondo dei pendolari orvietani sta assumendo caratteristiche a dir poco kafkiane.
L’assessore ai trasporti regionali, nei giorni scorsi, ha pubblicamente affermato che negli ultimi cinque anni la condizione degli orvietani che usano il treno è migliorata, grazie al proficuo impegno del suo assessorato in collaborazioni con gli amministratori della città sulla rupe e in costante sinergia con il comitato pendolari.
Ha affermato che negli ultimi anni sono aumentati i servizi offerti. E che di conseguenza i pendolari del comprensorio orvietano sono tra i più fortunati del Bel Paese per quanto riguarda il discorso treni e dintorni.
A queste parole ha fatto seguito l’ovvio compiacimento e pacche sulle spalle da parte degli attuali amministratori orvietani e, qui il termine grottesco non descrive bene la situazione, da parte del comitato pendolari.
Due pensieri istantanei sorgono a questo punto.
Il primo punto e’ che certamente l’assessore regionale non usa il treno come mezzo di trasporto per assolvere i suoi impegni (beato lui). Il secondo punto e’ che gli appartenenti a questo comitato dei pendolari non ben conoscono la condizione di viaggio dei treni da e per Orvieto.
Qualcuno dovrebbe fare osservare all’assessore regionale, alla amministrazione orvietana e a questo non semisconosciuto comitato dei pendolari, che negli ultimi cinque anni le cose non sono proprio andate così.
Cinque anni fa c’era un treno alle 8:02 che collegava in meno di un’ora Orvieto con la Capitale. Sparito senza nessun collegamento sostitutivo previsto. Cinque anni fa c’era un collegamento diretto alle 19:14 da Termini, con arrivo a Orvieto pochi minuti dopo le 8. Sparito pure quello.
Analizzando il trasporto regionale si ha attualmente un buco di 4 ore la mattina, dalle 7:25 alle 11:20 (tanto vale non considerare il regionale delle 7:57 che impiega un tempo biblico per percorrere il tratto Orvieto/Roma).
Situazione non rosea neanche per il rientro a casa dopo una pesante giornata di lavoro.
Dopo il regionale delle 17:20 (costituisce l’incubo di tutti i pendolari orvietani che devono rientrare a casa per le inumane condizioni di sovraffollamento che comporta), occorre attendere le 20:02 per un collegamento regionale senza cambio Roma/Orvieto (c’e’un collegamento alle 19:02 con treno per Perugia e cambio a Orte).
Inoltre, rispetto a cinque anni fa, il collegamento con intercity delle 18:15 costituiva una garanzia per un sereno ritorno a casa .Attualmente e’perennemente in ritardo e non si capisce mai se parte dai binari principali o dai binari 1 e 2 est. Per non parlare della domenica. Rispetto a cinque anni fa poco o nulla è rimasto.
Se una famiglia vuole fare una passeggiata nella Città’ Eterna o deve rinunciare al sonno notturno e prendere un intercity che ferma alle 5:10 la mattina, o ricorrere, come unica alternativa di viaggio, a quell’improponibile regionale (non si capisce per quale misteriosa ragione denominato “veloce”) delle 8:57 che permette di arrivare a Roma per l’ora di pranzo.
Inoltre qualcuno dovrebbe ricordare all’assessore regionale, alla amministrazione locale e a questo non ben definito o comitato pendolari, che cinque anni fa solo in casi di emergenza o di criticità oggettive i regionali e intercity che servono Orvieto venivano “dirottati” sulla linea lenta. Oggi è l’opposto. Solo in casi eccezionali i regionali e intercity rispettano il loro tracciato sulla linea direttissima. Unico segno “+” in questi cinque anni è l’incremento del costo di biglietto e abbonamento.
Oggi occorrono, per raggiungere la Capitale, poco meno di dieci euro con il regionale, poco meno di venti euro con l’Intercity e oltre 1500 euro per abbonamento annuale abbinato a carta tutto treno.
Ma questo segno “+” cresciuto anno per anno non è stato annoverato e citato dall’assessore e altri convenuti.
Quindi nel presentare la questione in certi termini qualcosa non torna e qualcuno dei soggetti sopra citati evidentemente parla senza abitare su questo pianeta. Che per i pendolari orvietani, al netto dell’isola felice decantata pubblicamente, non è un bel pianeta. Viaggiano in treni sempre affollati, viaggiano con l’ansia e l’angoscia di non avere garanzia su rispetto ora di arrivo e su rispetto ora di rientro a casa.
E, soprattutto, con certi soggetti a tirare le file delle loro condizioni di viaggio non possono nemmeno cullare l’illusione che un domani anche per loro possa apparire una piccola luce in fondo al loro tunnel.








