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Home Cronaca

La stazione, cartolina di una Orvieto “ferita”

Redazione by Redazione
26 Gennaio 2024
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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  di Pasquale di Paola
Fino a non molti anni fa, quando il territorio del comprensorio pulsava ancora di vita e sana energia positiva, anche Orvieto aveva una stazione ferroviaria di tutto rispetto, una stazione con la “S” maiuscola. E’ acclarato che il suo stato di salute meglio di ogni altro elemento descrive e denota le qualità e vitalità di un territorio, tanto più se questo fa dell’offerta turistica uno dei suoi maggiori sostegni economici. Non per nulla la stazione ferroviaria è la prima cartolina che si presenta agli occhi dei tanti turisti che arrivano e l’ultima che rimane impressa nella mente dei turisti che ripartono.
Non tanto tempo fa la stazione di Orvieto era un luogo accogliente e vitale, come lo era il territorio che serviva. Non tanti anni fa, c’era la possibilità di lasciare un bagaglio nell’apposito luogo destinato a ciò. Come in ogni stazione ferroviaria che si rispetti, c’era al suo interno un comodo e utile sportello bancomat dove poter prelevare contanti appena scesi dal treno o prima di salirvi. C’erano le scale mobili, elemento che più di ogni altro la caratterizza e la identifica. Ovviamente c’era l’edicola, attività assolutamente necessaria e indispensabile. Con il trascorrere degli anni, nella assoluta indifferenza generale, di tutte queste cose non è rimasto più nulla. E la stazione, come il territorio circostante, anno dopo anno è andata spegnendosi.. Dopo l’abolizione della possibilità di lasciare bagagli in custodia deposito, è sparito lo sportello bancomat, sostituito da un artigianale pezzo di legno a forma quadrata di colore giallo. Non è passato che qualche mese dalla sparizione dello sportello bancomat che è sparita anche l’edicola.
Non è sparito il gabbiotto che la conteneva, con ancora in bella vista, squallidamente vuota e impolverata, la vetrata che conteneva riviste, gadget vari e quotidiani. Residui di calcinacci e di materiale cartaceo popolano la sua pavimentazione, suscitando in chi ci passa vicino ancora di più un senso di degrado e di abbandono. Sono sparite anche le scale mobili, sostituite da un ascensore che funziona solo in determinate fasce orarie.
Sempre non tanto tempo fa, per rendere meno gelate le attese dei viaggiatori o delle persone che erano in fila per acquistare titoli di viaggio o abbonamenti, c’erano, posizionati sulle varie pareti della sala di ingresso, tre o quattro elementi di riscaldamento in ghisa, che avevano il compito di rendere meno freddo e gelato l’ambiente. Spariti anche loro. Nei momenti di attesa, nelle mattinate dei periodi maggiormente freddi dell’anno, conviene aspettare i treni all’esterno della stazione, dove il freddo e senso di gelo si avverte meno che all’interno.
Sono restati i binari, quelli si. E sono rimasti in vita un po’ di treni. Sempre in numero più esiguo, sempre maggiormente scomodi da usare e sempre più affollati e lenti nel percorrere le tratte loro assegnate.
Simile alla stazione ferroviaria la sorte della città sulla rupe. Chi si trova a passeggiare nelle ore dei giorni feriali lungo Corso Cavour o nelle sue viuzze laterali, non può non avvertire un assordante senso di silenzio e solitudine . Sempre pochissime le persone in giro, eccezione fatta per le giornate festive o con eventi particolari. Negozi e negozietti semi vuoti. Tantissime le saracinesche abbassate e tantissime le attività commerciali dismesse.
Agonia testimoniata anche dagli impietosi i numeri che riguardano la tendenza del numero degli iscritti che frequentano le scuole del territorio orvietano, con un calo annuo di iscrizioni che doppia tranquillamente il calo medio regionale e nazionale. Numeri che mettono a rischio la sopravvivenza nel tempo degli istituti scolastici storici del territorio. Vistoso e preoccupante il calo dell’offerta dei servizi offerti in generale, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo .
Sempre più carenti e al ribasso gli investimenti in tutti i settori vitali per la sopravvivenza di una comunità, eccezion fatta per la voce “turismo”. Ma questa voce, se non accompagnata da sostentamento e investimenti in tutti gli altri settori, non può mettere fine a questa lenta, costante, irreversibile agonia. Città sulla rupe e stazione ferroviaria che sembrano quasi accomunate in questo loro “morente” destino.

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