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Home Economia

“Capitale italiana della cultura: esperienze e racconti”, Tardani: “La cultura come leva di sviluppo economico e sociale della nostra città”

Redazione by Redazione
28 Ottobre 2023
in Economia, Secondarie, Archivio notizie
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Nell’ambito della 40ª Assemblea annuale dell’Anci, giovedì 26 ottobre alla Fiera di Genova si è svolta la tavola rotonda “Capitale italiana della cultura: esperienze e racconti”, organizzata dal Servizio VI “Eventi, mostre e manifestazioni” del Segretariato generale del Ministero della Cultura, in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali.
L’idea di promuovere l’incontro è nata dalla volontà di diffondere ulteriormente la conoscenza del progetto, fare un bilancio di “Capitale italiana della cultura” a quasi dieci anni dalla sua istituzione e illustrare le straordinarie opportunità che ha concesso alle città italiane in termini di sviluppo territoriale attraverso l’arte e la cultura, che hanno agito come catalizzatori per l’innovazione sociale e urbana. L’assemblea annuale dell’Anci è stata la cornice ideale per ospitare l’evento, poiché ha offerto l’opportunità di raggiungere una vasta platea di sindaci e amministratori locali, che rappresentano il pubblico principale del progetto.

L’appuntamento è stato strutturato come un “talk” per favorire un dialogo aperto tra illustri relatori e rappresentanti istituzionali, fornendo un’occasione unica per esplorare le esperienze delle città vincitrici e i progetti di valorizzazione delle città finaliste. I lavori sono stati introdotti da Francesca Saccone, dirigente del Servizio VI Segretariato generale del Ministero, responsabile del procedimento del titolo di Capitale italiana della cultura. A portare il saluto del sindaco di Genova, Marco Bucci, l’assessore all’Urbanistica, Demanio Marittimo, e l’assessore allo Sviluppo economico, Mario Mascia.
La tavola rotonda è stata moderata dal giornalista Rai Giancarlo Loquenzi, ed è stata suddivisa in due sessioni: la prima si è concentrata sul bilancio dell’iniziativa “Capitale italiana della cultura” e visto gli interventi dei rappresentanti delle ultime città che sono state insignite del titolo. Sono intervenuti i sindaci Laura Castelletti di Brescia e Giorgio Gori di Bergamo (Capitale 2023), Daniele Vimini, vicesindaco di Pesaro (Capitale 2024), Francesco Miccichè di Agrigento (Capitale 2025) e Rodolfo Ziberna di Gorizia. Quest’ultimo ha raccontato il processo di costruzione della città Capitale europea della cultura per il 2025. È stata stimolata, quindi, una riflessione sugli effetti a lungo termine per le città vincitrici, sia in termini di sviluppo economico-imprenditoriale e turistico che di partecipazione attiva della cittadinanza.

La seconda sessione è stata introdotta da Francesca Neri, Responsabile Area supporto all’innovazione ed ai progetti complessi della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, è stata dedicata all’esperienza di “Cantiere Città”, un’iniziativa lanciata dal Servizio VI del Segretariato Generale in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. Questo piano di “capacity building” mira a sfruttare al massimo l’impegno progettuale delle città finaliste e ad aiutarle nella realizzazione dei progetti previsti durante la candidatura, pur non avendo ottenuto il titolo.
Hanno partecipato i protagonisti delle città finaliste che hanno portato a termine i progetti più significativi. Tra questi: Chioggia, Grosseto, Monte Sant’Angelo e Orvieto. “Capitale italiana della cultura” ha preso vita nel 2014 a seguito della partecipazione delle città italiane alla competizione per il titolo di “Capitale europea della cultura” nel 2019. Da allora, l’iniziativa ha continuato a crescere, attirando un numero sempre maggiore di candidature da parte delle città italiane. I dossier progettuali, sempre più strutturati e articolati, hanno dimostrato la straordinaria vitalità progettuale delle città italiane nell’ambito culturale e creativo.

Il Ministero, inoltre, è stato presente alla manifestazione dell’Anci anche con uno stand istituzionale, all’interno del quale è stato possibile approfondire la procedura e i dettagli sul bando in corso di “Capitale italiana della cultura 2026” e sulle altre numerose iniziative del Ministero finalizzate allo sviluppo urbano, sociale, economico e territoriale delle città italiane.“Ritengo prezioso questo momento di confronto grazie al quale le esperienze delle città vincitrici e finaliste negli anni passati potranno aiutare sindaci e amministratori locali a capire l’importanza del progetto del Ministero della Cultura e, più in generale, quanto sia cruciale per il futuro dell’Italia valorizzarne il suo passato e la sua storia. Sostengo con forza l’esistenza di un diritto diffuso alla cultura in tutti i territori, non soltanto in alcune nostre città iconiche. Iniziative come la ‘Capitale Italiana della Cultura’ ci aiutano ad affermare questo principio. Nessun’altra Nazione al mondo può vantare così tanti luoghi e città con la propria storia e identità, straordinariamente ricchi di beni culturali. Questa pluralità è una grande ricchezza che ci è stata trasmessa dalla storia e che è nostro dovere tutelare e valorizzare”, ha affermato il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.

“Un importante momento di confronto con tanti altri colleghi sindaci – commenta il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani che è intervenuta al convegno –  sull’esperienza delle città finaliste al titolo di Capitale italiana della Cultura. Non ho solo avuto l’onore e l’orgoglio di parlare della candidatura di Orvieto e dei progetti che stiamo portando avanti al di là dell’esito della gara, come il cultural hub al quale stiamo lavorando, ma soprattutto ho avuto la conferma che la strada imboccata è quella giusta. Orvieto condivide infatti con realtà importanti, come Bergamo, Brescia, Pesaro, Agrigento, Gorizia solo per citare i colleghi presenti, una visione di città precisa nella quale la cultura rappresenta una leva di sviluppo economico per territori vocati come il nostro, che può rappresentare un’opportunità per i nostri giovani, che può essere un’infrastruttura sociale sulla quale investire per far crescere la nostra comunità“. 

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