
di Monica Tommasi
Tra 50 anni i figli dei nostri figli ci chiederanno: “ma come avete potuto sfregiare i paesaggi più belli del paese in questo modo? ma nessuno, nemmeno gli intellettuali si sono opposti? Addirittura, nei luoghi simbolo della cultura, addirittura violare il panorama di Orvieto, addirittura nella Tuscia, l’antica terra degli Etruschi, con pale di 200 metri difronte al Duomo che ne misura solo 50!”
È vero, si stanno verificando ovunque invasioni dei territori – e dei mari – gravissime, con pale eoliche e grandi estensioni di pannelli a terra, in particolare a Sud, e con densità insopportabili in Sicilia e in Puglia. E noi ci stiamo opponendo con tutte le nostre ragioni, dappertutto.
Ma il progetto di Orvieto, se non riusciremo a fermarlo, rappresenta molto più di uno sfregio al paesaggio: per l’industria dell’eolico ha un valore di livello nazionale, una spallata finale alle già scarse, residue opposizioni. Per realizzarlo, contro ogni ragionevole criterio di localizzazione, si violano tutte le leggi, persino quelle varate apposta per semplificare le leggi di tutela. Una prova di forza e di arroganza del potere da parte delle aziende dell’eolico e dei loro sodali. Superata questa, non avranno più alcun ostacolo, in nessun altro luogo.
Bisogna risalire al 2013, quando fu presentato un progetto di 18 torri eoliche alte 150 metri, tre volte il Duomo di Orvieto, da una società che aveva 10.000 euro di capitale sociale. All’epoca, ci fu la ribellione di tutti gli ambientalisti, compresi come Legambiente e WWF che già avevano una posizione pro rinnovabili ad oltranza. Ma, allora, il progetto di Orvieto, insieme a quello di Tuscania, fu considerato scandaloso e, in quanto tale, controproducente anche per i fautori dell’eolico. Chiedemmo, tutti insieme, al governo che i progetti, in paesaggi pregiati e identitari, venissero bloccati perché inopportuni e privi di rispetto per le radici della nostra cultura e della nostra storia.
Chiedemmo anche al Governo di dotare il Paese, al più presto, di strumenti normativi certi per regolare il rapporto tra impianti per le energie rinnovabili e il territorio, in modo da non trasformare luoghi di pregio naturalistico e paesaggistico in una sterminata zona industriale senza confini.
Il rumore fatto fermò lo scellerato progetto di Orvieto ma i governi e parlamenti che si sono succeduti non hanno sentito l’esigenza di salvaguardare il paesaggio con norme e aree idonee. Hanno invece recepito pedissequamente le richieste dei lobbysti delle rinnovabili di semplificare norme e procedimenti per l’installazione di grandi progetti eolici e fotovoltaici. Anche Legambiente e WWF, che prima erano d’accordo nel frenare questi scempi in luoghi iconici riconosciuti, si sono accodate a queste richieste. Per giustificare lo “scempio no limit” hanno dovuto cambiare narrazione. Ed ecco che, “di fronte all’emergenza climatica non c’è tempo da perdere”, “le temperature aumentano”, “dobbiamo salvare il pianeta!”.
Ma quello che vogliono veramente, ad ogni costo, è fare tanti impianti rinnovabili e dovunque, senza regole. “In fin dei conti, le pale sono le nostre nuove cattedrali” , affermava il Presidente di Legambiente nel 2020. Che poi questi impianti non riducano le emissioni climalteranti, né l’uso dei fossili a livello globale, che siano dannosi per la biodiversità, che siano costosi, che si aprano gigantesche miniere nel terzo mondo per i materiali necessari, che abbiano favorito un nuovo schiavismo e tanto altro ancora, non interessa perché ha prevalso la narrazione di parte, il martellante messaggio mediatico, reso possibile dagli ingenti ricavi derivati dagli incentivi pubblici agli impianti.
Dal 2013, inizia anche una campagna contro il Ministero della Cultura accusato di bloccare impianti e autorizzazioni. È così che i governi di Conte e Draghi eliminano ogni possibile tutela attraverso una serie di decreti di semplificazione nell’ambito delle procedure di autorizzazione.
Nel frattempo, il paese non si è dotato né di un decreto sulle aree idonee, né di un piano di gestione dello spazio marittimo per i progetti offshore, come richiesto dalle direttive europee.
La semplificazione in assenza di pianificazione ha un nome. Si chiama assalto alla diligenza. E così sta avvenendo: centinaia di progetti per oltre 300 GW sono al Ministero dell’Ambiente in attesa di essere autorizzati senza essere pianificati, anzi, in contraddizione con altri piani come quello per le infrastrutture elettriche di Terna.
Ma per l’eolico c’è di più. Cose mai successe in nessun altro settore, né nei servizi, né nel lavoro, né nell’industria. Solo per questi impianti succede che siano violate, addirittura, le norme approvate apposta per favorirne la diffusione. Ma, si sa, il potere dà alla testa e non basta mai.
Ed eccoci di nuovo ad Orvieto. Nel 2021 viene presentato un progetto di 7 pale alte – questa volta – 4 volte il Duomo. A luglio 2021 il governo Draghi, consapevole che il paese non si era dotato di un decreto sulle aree idonee, prevede, all’art. 20 del decreto 199, delle fasce di rispetto di 7 chilometri dai beni tutelati, subito ridotte a 3 chilometri da un decreto del governo Meloni del febbraio scorso, a seguito delle richieste dei lobbysti delle rinnovabili.
Ora, nonostante la riduzione ai minimi dei criteri di salvaguardia, tutte le pale del progetto dell’impianto di Orvieto si trovano all’interno delle fasce di rispetto previste dalla legge. Attenzione, non è una questione dal valore solo formale: una pala è collocata dentro una necropoli etrusca, una sovrasta il lago di Bolsena, una si trova accanto al castello di Bolsena… Insomma, ad ogni pala il suo bene tutelato!
Pensavamo che il progetto non superasse neanche l’iter in Commissione VIA e, invece, evidentemente, per motivi che non conosciamo, perché i pareri dei due ministeri ambiente e cultura, non sono stati pubblicati sul sito (in violazione di legge), il progetto è finito in Consiglio dei Ministri che ha dato un giudizio di compatibilità superando il dissenso tra il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Ambiente!
In attesa di leggere i documenti, l’unica spiegazione che ci siamo dati per questa pericolosa acquiescenza alla violazione delle leggi è che simili progetti sono presentati appositamente per violare ogni frontiera che fino ad oggi sembrava inviolabile. Per marcare il territorio, per intimidire il dissenso, per dire “possiamo permetterci tutto e questo è il vostro futuro”.
Ma io non lo voglio questo futuro che distrugge i miei luoghi, la mia casa, il mio oikos. Un futuro che annienta l’idea del bello nel mio immaginario più stretto.
Io, noi, non lo permetteremo.








