Un filo di titanio rosso lega la Festa della Liberazione dal Fascismo e dal Nazismo alla Festa del Lavoro e dei Lavoratori, un legame forte leggero ma resistentissimo. Rosso sangue prima di tutto, del sangue dei tantissimi resistenti di ogni credo, fede e colore che si immolarono, sì proprio così, per dare un futuro alla speranza di libertà che arrivò un bel giorno di Aprile del 1945.
Non può esserci democrazia compiuta senza diritti e nemmeno senza doveri. Lo dice la nostra Costituzione repubblicana, un carta di valore universale nata dal superamento del regime fascista che tanti lutti e danni materiali e morali portò al popolo italiano. Dopo tanti soprusi e dolore, non dimentichiamo l’ultima sciagurata guerra che – con buona pace dei sedicenti patrioti dell’ultima ora – mutilò il territorio nazionale e provocò la tragedia degli italiani dell’estremo nordest. Mentre tra pochi giorni si festeggerà il 1° Maggio, una festa internazionale di tutti i lavoratori che celebra l’anniversario del massacro di Haymarket avvenuto il 1° maggio del 1886 a Chicago durante lo sciopero generale indetto per l’ottenimento di migliori e più umane condizioni di lavoro, la nostra attenzione deve concentrarsi sui diritti e sui doveri, singoli e collettivi.
Diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, all’acqua, all’ambiente, ai beni comuni. Diritti di cittadinanza, diritti di genere, diritti umani, diritto alla vita… in assoluto e nei luoghi di lavoro: tocca urgentemente fermare la “strage degli innocenti” , con una media di più di tre incidenti mortali sul lavoro al giorno. Tra i doveri istituzionali del nostro Stato deve andare in priorità la costruzione di una nuova cultura della sicurezza, il controllo in cantiere, nei campi, in tutti i luoghi di lavoro, per garantire il rispetto puntuale delle norme e delle regolamentazioni di sicurezza vigenti.

I doveri del cittadino in democrazia presuppongono doveri civili e di partecipazione attiva alla società e alle istituzioni. Diritti e doveri che non solo non vanno dimenticati, ma che in tempi di “distrazione di massa” sono da promuovere quotidianamente, per rinnovare in permanenza il valore della libertà a contrasto con l’oscuro baratro della tirannia e della violenza. L’Anpi a mezzo di donne e uomini è da sempre in prima fila in questo compito di difesa democratica a 360°.
I diritti dei lavoratori, tutti i lavoratori – pubblici e privati, le partite Iva, i diversamente abili, gli interinali, gli atipici, gli stagionali, i lavoratori a contratto e altri – si garantiscono come prevede la Costituzione difendendo la dignità del lavoro, la salubrità e sicurezza dei luoghi di lavoro, un equa retribuzione. Nuove professionalità devono essere favorite dal diritto all’istruzione per tutti (sempre più a rischio nel nostro paese che vive un crescente abbandono scolastico), dalla riforma della formazione professionale per la creazione e il riconoscimento delle competenze, da nuovi investimenti strutturali per l’accesso alle nuove professioni sull’esempio di altri paesi a noi vicini, da una riforma fiscale più equa e orientata al lavoratore e alle fasce più deboli della società. Non da ultimo, è necessario un rafforzamento non un indebolimento delle istituzioni sindacali di rappresentanza per tutti i lavoratori, per consentire una nuova e sempre più efficace azione di protezione e una governance partecipata.
Ripensare il welfare per venire incontro a chi stipendiato fisso o precario o fascia debole o gruppo familiare con anziani a carico, si vede erodere da settimane mesi anni un reddito sempre troppo scarso come conferma Eurostat: fino al 2010 i lavoratori italiani guadagnavano di più della media UE, ma nel 2011 è avvenuto il sorpasso: le nostre retribuzioni di fatto hanno quasi smesso di crescere mentre quelle del resto dell’Unione salivano, superandole. Nel 2021 gli stipendi medi in Europa hanno raggiunto i 33.511 euro lordi. Sono 3.560 euro in più di quelli che guadagna in media un dipendente italiano.
«La festa del primo maggio è un rito per favorire l’ascesa del socialismo: un rito per dire no al militarismo e per dire sì al lavoro». Queste sono le parole che pronunciò Benito Mussolini nel suo discorso presso la Camera del Lavoro a Trento, il primo maggio 1909 alle ore 9.30. Il 20 aprile del 1923 il fascismo elimina la ricorrenza del primo maggio. In un paese fascisticamente “ordinato” i lavoratori non possono festeggiare. Ritornerà solo dopo la Liberazione.
Foto: “ Patrioti e antifascisti celebrano il 25 Aprile 2023 davanti al Cippo dei Sette Martiri a Camorena”








