Domenica 2 aprile si è svolto un sit-in nelle campagne di Castel Giorgio, dove è prevista la costruzione di una grande stazione elettrica destinata ad ospitare l’energia prodotta dagli impianti eolici e fotovoltaici dell’Alto Lazio e dell’Orvietano. Per la precisione, la stazione rientra nel progetto “Phobos”, relativo alla realizzazione di un impianto eolico con sette pale alte 200 metri sul territorio dei comuni di Castel Giorgio ed Orvieto, al confine con il Comune di Bolsena, in una zona dove si annoverano molti beni culturali e paesaggistici di rilievo.
Un progetto che ha incontrato il parere favorevole del Ministero dell’Ambiente in sede di Via e quello nettamente contrario del Ministero della Cultura, così da richiedere l’intervento dirimente della Presidenza del Consiglio dei Ministri ove attualmente giace la pratica. Il sit-in è stato introdotto da Annalisa Giulietti in rappresentanza del Comitato per la Tutela dell’Alfina, che già si è battuto tenacemente per la difesa del territorio, e da Maurizio Conticelli degli Amici della Terra. Sono intervenuti numerosi rappresentanti di associazioni, comitati e liberi cittadini che hanno esposto le ragioni della contrarietà ai progetti speculativi e compromissori che hanno invaso in particolare la provincia di Viterbo – caso ad oggi unico in Italia – e che ora tendono ad espandersi in Umbria.
Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra, ha criticato aspramente non solo “l’inaccettabile parere favorevole” espresso dalla Regione Umbria, ma più in generale la scelta politica basata su “rinnovabili incapaci di risolvere i problemi dell’approvvigionamento energetico e, nel contempo, causa di devastazioni e uso indiscriminato del territorio, come pure i ritardi ingiustificabili del Governo nel definire i criteri per la individuazione delle aree idonee/non idonee, sebbene previsti dal D.Lgs. 199/2021”.
Ritardi che, secondo Tommasi, sembrano “voluti proprio per favorire la proliferazione selvaggia di progetti destinati a stravolgere il Bel Paese”. Francesco Gigliani, in rappresentanza di “Altura” (Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti), si è soffermato sulla strage di uccelli, anche di specie rare, causata dalle pale eoliche, fornendo poi precisazioni sull’interpretazione autentica delle cosiddette fasce di rispetto previste dalla normativa vigente, che dovrebbero impedire la realizzazione di progetti invasivi come “Phobos”
Significativi interventi sono poi pervenuti da rappresentanti del territorio laziale, a cominciare da Gabriele Antoniella, presidente del Biodistretto del Lago di Bolsena, che ha denunciato come “la Tuscia sia bersagliata da una serie di progetti con logiche estrattive come anche da grandi progetti eolici”.
“Solo intorno al Lago di Bolsena – ha detto – sono stati presentati progetti che prevedono l’installazione di ben 120 pale e siamo solo all’inizio”. Ha rimarcato, quindi, l’opportunità di favorire invece le cosiddette comunità energetiche, che rappresenterebbero una concreta possibilità di produrre energia pulita compatibilmente con le dinamiche di sviluppo locali, la loro storia, cultura e biodiversità.
Ulteriori contributi sono pervenuti dalla storica attivista Rosa Filippini e ora direttrice di Astrolabio (giornale degli Amici della Terra), che ha sottolineato l’importanza del ruolo dei sindaci. E da Luca Angelozzi, attivista locale in campo sociale e ambientale, che ha sottolineato la necessità di dare corso a progetti rispettosi delle istanze provenienti dai territori.
Un violento temporale ha poi costretto gli intervenuti a proseguire l’incontro in un locale di Castel Giorgio, dove in particolare sono intervenuti altri rappresentanti di comitati laziali di Montefiascone, Canino, Farnese e Gradoli, che hanno auspicato la costituzione di un vasto coordinamento per dare luogo ad ulteriori iniziative.









