
di Roberto A. Basili
Assegnato ad Agrigento l’Oscar di città della Cultura 2025. Quindici le città candidate, dieci le ammesse, tra cui Orvieto. Diversamente da Everything everywhere all at once, il film visionario premiato con 7 Oscar, il metaverso, il salto-verso universi paralleli, della proposta di Orvieto non ha convinto l’Academy del Ministero della Cultura, nonostante l’endorsement di Vittorio Sgarbi.
La speranza di vincere ha dato vitalità, ma all’apparir del vero, per dirla con Leopardi, “tu misera cadesti” e subentra la realtà delle cose che lascia l’amaro in bocca. La Sindaca, le va dato atto, si è impegnata senza risparmiarsi con il coraggio e la determinazione che la contraddistinguono, nell’interesse della città e, perché no, anche per garantirsi una ricandidatura, nonostante la nota freddezza dei Fratelli d’Italia, orvietani e umbri. Era una gara dove uno vince e gli altri nove perdono; e così, anche il secondo mandato di Roberta Tardani va a sfiorire.
Per Orvieto invece non tutto è perduto: abbiamo vinto la voglia di immaginarsi “città parallela”, un luogo virtuale dove, anche se sei alto solo 160 cm, puoi crederti corazziere: per l’appunto, il Metaverso.
Nei fine settimana le strade della città continueranno a essere affollate di visitatori per la gioia di quanti lavorano nel turismo culturale e d’arte. Ma questo non basta, per fare città nel mondo d’oggi serve “un’ossatura imprenditoriale solida, servizi fondamentali, infrastrutture, e il coinvolgimento di tutto il territorio, altrimenti il tessuto sociale non regge” (la citazione è riadattata dall’ottimo articolo di Davide Orsini che consiglio di leggere).
Per immaginare la città nuova nella città antica servirà una radicalità, finora sconosciuta, nei volti, nei metodi, nelle proposte. Con gli occhiali testardi della realtà.








