Lo Scalo Community Hub, centro delle attività culturali di Orvieto Scalo, ha recentemente ospitato la presentazione del libro “Piccolo Almanacco dei Grani Antichi” di Vittorio Tarparelli, un lavoro “giornalistico” frutto di collaborazioni con esperti del settore, tra cui agronomi specializzati. All’evento hanno partecipato Allessandra Cannistrà, Fiduciaria Condotta Slow Food Orvieto, Livia Polegri agronoma specializzata in biodiversità ed Eleonora Satta dell’Azienda Agricola Janas.
Il libro si concentra sulla riscoperta del grano, il cereale che è stato al centro della politica alimentare del nostro territorio per secoli. L’autore ha parlato del libro sfatando alcuni miti noti, come quello del grano Kamut, frequentemente associato ai faraoni, ma che si è scoperto essere una varietà largamente coltivata in passato anche nel nostro paese. “Il grano non è stato il cereale di riferimento dell’Impero Romano per molti anni, quando si preferiva il farro. Nella storia dei grani va citato obbligatoriamente il geniale scienziato Strampelli, che sviluppò vari metodi di selezione delle varietà di grano, utilizzando la tecnica dell’incrocio. Ad esempio il cereale duro Senatore Cappelli, molto in voga negli ultimi anni, è stato selezionato da un grano nord africano con il metodo della selezione di linea pura. La figura di Strampelli è stata spesso associata erroneamente alla battaglia del grano fascista, ma il suo lavoro senza ideologie ha lasciato una grande eredità alla scienza agraria”.
Gli obiettivi della selezione del cereale erano quelli di produttività, resistenza ai patogeni e altezza del cereale, che spesso essendo la spiga molto sviluppata verso l’alto favoriva lo sdraiamento e la conseguente perdita di resa. Oggi, la selezione dei grani moderni si concentra sulla forza della farina (W) e sulla resistenza della maglia glutinica, per produrre pane morbido e di colore bianco intenso.
“Non dobbiamo dimenticare il sapore e gli odori dei grani tradizionali. Spesso quest’ultimi spaventano i professionisti per la poca forza rispetto ai grani che sono abituati generalmente ad utilizzare” così è intervenuta Eleonora Satta, ricordando la difficoltà dell’utilizzo ma anche la bontà del prodotto.
Livia Polegri, agronomo specializzato in biodiversità agraria, ha sottolineato la rilevanza del libro di Tarparelli come compendio divulgativo sulle varietà antiche. Ha anche rimarcato l’importanza di non confondere la biodiversità con una semplice bandiera, ma di comprenderne il significato profondo.
Il libro di Vittorio Tarparelli è un importante lavoro di sensibilizzazione, che fornisce un vademecum di conoscenza e informazione sui grani “antichi”. Il “Piccolo Almanacco dei Grani Antichi” ci consente di orientarci tra le numerose informazioni che circolano sulle varietà antiche, offrendo obiettivi pratici di utilità. (Andrea Impannati)








