12 novembre 2012… Mi svegliò all’alba Mario Mazzi, all’epoca Ingegnere Capo del Comune… non al telefonino (che era spento, come faccio di solito la notte), ma suonando il campanello di casa. Un suono insolito, data l’ora… che mi fece ovviamente saltare dal letto. “Sindaco… una tragedia… il Paglia ha tracimato e la piana è completamente allagata…”
Di corsa in macchina. E di corsa in cima alla Confaloniera, per avere uno sguardo allargato. Spettacolo spaventoso. Davvero inimmaginabile. La piana era tutta un grande lago e la sensazione del disastro fin troppo evidente.
Giù di corsa alla rotatoria della stele Livio Orazio Valentini. Acqua da tutte le parti. Fortunatamente tutto era successo con le scuole e gli esercizi commerciali ancora chiusi. E sembrava non ci fossero morti.
Coraggiosamente, Claudio della trattoria Dina 1960 era riuscito poco prima a infilarsi ben legato in una cantina, e a tirare fuori una signora anziana che sventatamente era andata a controllare ed era rimasta bloccata. Valutazione sommaria dei danni e coinvolgimento delle autorità provinciali e regionali. Esperti al lavoro per individuare la cause (antiche) e pianificare gli interventi urgenti. Radio e televisioni in arrivo.
Sopralluogo al Ponte dell’Adunata, molto a rischio per l’accumulo di materiali sulle arcate. Livello delle acque ancora in crescita. Ospedale isolato. Permesso solo alle ambulanze un transito, lentissimo. E le automobili in sosta nel parcheggione della stazione completamente sotto acqua. Danni davvero seri. I magazzini di via Angelo Costanzi irrimediabilmente perduti.
Una tragedia. Mille tragedie, per la città e per i cittadini. Finchè lentamente le acque cominciarono a defluire e il pericolo di ulteriori danni cessò. E cominciò subito una straordinaria solidarietà tra tutti i cittadini. Angeli del fango dovunque, coordinati alla perfezione dagli uomini e dalle donne della Protezione Civile. A scavare, recuperare quello che era possibile. E la vita ricominciò a scorrere, con rassegnazione ma con fiducia e speranza.
Il barbuto Gianni, giorni dopo, mi regalò una piccola figurina di gesso, un piccolo angelo del presepio, recuperato chissà dove e chissà da chi nel fango. Da allora è sempre qui davanti a me, nella mia scrivania di casa. Eterno ricordo di una giornata terribile, che Orvieto non dimenticherà mai.








