di Valentino Saccà
Il Festival della Piana del Cavaliere, giunto alla sua sesta edizione, quest’anno ha regalato alla città di Orvieto una serata indimenticabile con la proiezione di Il monello (1921) di Charles Chaplin, musicato dal vivo grazie a una performance della compositrice e pianista olandese Maud Nelissen.

La Nelissen è specializzata nell’eseguire partiture per proiezione di film muti (è stata anche ospite a Le giornate del cinema muto di Pordenone) e nella serata di sabato 3 settembre scorso ha eseguito la partitura originale composta da Chaplin nella riedizione del suo capolavoro avvenuta nel 1971 in occasione dei 50 anni del film.

Ora Il monello ha compiuto, nello scorso 2021, ben 100 anni e ancora riesce a divertire ed emozionare un pubblico di tutte le età, come è avvenuto al Teatro Mancinelli di Orvieto quando i presenti si sono ritrovati davanti le delicate immagini dell’opera chapliniana (edizione restaurata dalla Cineteca di Bologna nel 2015) supportate dalla composizione suonata dalla Nelissen.

The Kid è il primo lungometraggio realizzato da Chaplin e a tutt’oggi resta uno dei suoi lavori più soavi e calibrati nella mescolanza dei vari registri, dal comico puro (con i vari inseguimenti e cadute slapstick), alla commedia sentimentale, dal melodramma fino al fantasy con il surreale sogno degli angeli.
In un continuo ribaltamento di tensione drammatica, esplosioni di comicità e sottolineature malinconiche, Il monello è sempre magnificamente sostenuto dalla partitura composta dal suo stesso autore, in grado di variare in base alle diverse sequenze e stati d’animo dei personaggi e di imprimere maggiore dinamismo all’azione.

Anche un’alzata di gamba del vagabondo o una mossetta del piccolo Coogan vengono puntualmente accompagnate dalla sonata per pianoforte, questo esplicita l’importanza della musica e del sonoro nel cinema di Chaplin anche quando ci si trova di fronte a un film muto. Pare un controsenso ma Chaplin fu restio ad abbracciare pienamente il cinema sonoro, quando si affermò nei primi anni trenta, questo perché il parlato per il grande cineasta era qualcosa di molto distante dai suoi standard filmici ma proprio grazie al sonoro sperimentò musica, suoni e rumori in grado di sostenere magnificamente la maschera muta del suo vagabondo. Solo con Il grande dittatore (1940) Chaplin passa definitivamente a un cinema parlato, ma guarda caso è l’ultima apparizione del suo vagabondo.








