di Valentino Saccà
E’ giunto alla sua 5° edizione Orvieto Cinema Fest, kermesse di cultura cinematografica dedicata a cortometraggi nazionali e internazionali fondata e portata avanti da un team di giovani grintosi e appassionati.
Alla guida del festival troviamo sempre le sue ideatrici Sara Carpinelli, Stefania Fausto e Valentina Dalmonte che ogni anno con rinnovate energie proseguono pervicacemente in questa (piccola) grande sfida culturale in un momento storico davvero complicato e rischioso.

Alla conduzione delle serate, in questa edizione 2022, vediamo l’attore e cantante Davide Simoncini al fianco di Francesca Bonfanti, già giurata del Filmmaker Festival di Milano e responsabile di comunicazione dell’Orvieto Cinema Fest. La coppia ha condotto con spigliata simpatia e sobrietà professionale introducendo la visione dei corti in programma e intervistando i diversi ospiti presenti durante le serate.

Ad accogliere, come sempre, il festival la sede del Teatro Mancinelli di Orvieto aggiunge una nota di eleganza ad una manifestazione che coniuga stile e cultura. Tra i 28 corti in gara quest’anno spicca il francese Trois grains de gros sel di Ingrid Chikhaoui, un racconto forte e vibrante sul rapporto madre/figlie che pone al centro della storia una figura di donna folle e castratrice (sul piano ideologico) che ricorda le figure femminili del cinema di Ferreri. Il corto ha meritatamente ottenuto il premio Best international.
Tra gli altri citiamo l’animazione portoghese Garrano di David Doutel e Vasco Sà, che si avvale di una grafica affascinante e immersiva e Puiet di Lorenzo Fabbro e Bronte Stahl che racconta l’appassionante storia di un preadolescente che abita nei boschi della Transilvania attraverso un linguaggio spoglio ed essenziale.

Altri lavori, pur occupandosi di temi forti e fondamentali, non hanno rinunciato a una certa dose di retorica (come Wild is the spring di Adla Massoud o More Than I Want to Remember di Amy Bench), ma complessivamente l’offerta è stata ampia e variegata.

Ph Credits: Enrico Lunetti, Mario Lunetti e Marco Mandini








