
di Mirabilia Orvieto
È nato il progetto “Orvieto Experience”. Comunque si voglia chiamare, inizia o dovrebbe iniziare per la città una nuova fase: valorizzare e promuovere in modo innovativo la cultura e il turismo. Il mondo cambia ed è giusto far evolvere una visione di sviluppo più adeguata ai nostri tempi. Il tema non è poi così nuovo visto che già Freud, nei primi anni del ‘900, faceva la sua esperienza di Orvieto visitando gli affreschi di Luca Signorelli da cui trasse spunto per i suoi studi di psicanalisi, mentre lo scrittore contemporaneo Tommaso Landolfi racconta, nel suo brano ironico e inquietante al tempo stesso, l’esperienza terribile di scendere in quell’abisso della terra.
Nessuno può negare che negli ultimi anni, circa un decennio, il concetto di vacanza si sia radicalmente trasformato e continuerà a farlo velocemente. Permane sempre l’idea della fuga dalla routine di tutti i giorni, ma molto spesso non è incentrata solo sul relax, sullo svago e sulla spensieratezza. La gente ha sempre più bisogno di fare delle esperienze, di arricchirsi di nuove conoscenze che gli dilatino la vita, divenuta sempre più difficile da sostenere e da comprendere perché causa di profondi interrogativi, spesso inconsapevoli. Quindi visitare un luogo non è un semplice passatempo. Si parla sempre più di turismo ‘esperienziale’ che può essere contrapposto al turismo di massa. Ciò che conta non è la destinazione, se conosciuta o meno, ma vivere un’esperienza intima, profonda, spirituale, per essere protagonista e non spettatore della propria vacanza.

C’è bisogno, insomma, di un turismo più lento, più meditato, più consapevole, più vicino ai ritmi e ai desideri delle persone. La filosofia del ‘mordi fuggi’ si è imposta nell’era del mercato, del business, del prodotto da vendere ad ogni costo, svilendo e facendo morire poco a poco il valore immateriale del nostro meraviglioso patrimonio storico-artistico. Progettare una forma di turismo esperienziale significa cambiare completamente rotta, significa avere un’altra visione della città e del territorio, significa convertirsi a un nuovo modo di pensare la politica, la cultura, la società.
Per far questo occorre elaborare un vero ‘prodotto’ che nasce dall’intuizione e dal lavoro continuo, dalla cooperazione matura e intelligente delle istituzioni e delle imprese che debbono saper cogliere l’identità di un territorio, proponendo percorsi, itinerari, attività di intrattenimento con un forte impatto personale. Chi visita un museo o un monumento deve essere colpito nei sensi, creando connessioni a livello fisico, emotivo, spirituale, sociale e intellettuale che ne esaltino l’attualità. Durante tale esperienza, se si riesce a dare, il visitatore ha la possibilità di interagire con le persone, con la storia e con le tradizioni del luogo, uscendo da sé per entrare in un altro mondo che gli parli, che gli comunichi ciò che è diverso da lui, che ancora non conosce e che gli rimarrà impresso per sempre.
Il viaggiatore moderno non si accontenta più di scattare foto per ricordare semplicemente il proprio viaggio, ma desidera delle esperienze autentiche di vita che può condividere con gli altri tornando a casa.

Visitare il pozzo per esempio non è strappare un biglietto, ma immergersi in una ‘foresta di simboli’. Sì, di simboli perché il Pozzo non è solo un buco profondo che dà vertigine, ma racchiude in sé una particolare vocazione simbolica, una potenzialità di senso, una ricchezza incredibile di contenuti che supera di gran lunga la sua fama di capolavoro d’ingegneria nato per una funzione pratica, ma che si impone in modo privilegiato come un autentico ‘campo magnetico’ che genera, secondo Jung, vortici emotivi e di pensiero. Quando questa esperienza di rivelazione si compie, proprio perché qualcuno ci aiuta a capirla e ad apprezzarla, allora si ha la certezza di trovarsi in prossimità di qualcosa che si connette agli strati profondi della nostra psiche, in cui natura e storia, coscienza e inconscio, forma e simbolo, visibile e invisibile, s’intrecciano e si confondono in un’esperienza davvero unica.
Il Pozzo di San Patrizio a Orvieto, come manufatto e luogo, è da sempre un generatore di senso, anche per la sua diretta congiunzione con una delle quattro ‘radici’ del cosmo, l’acqua, indispensabile per l’uomo e per tutte le creature viventi soprattutto in questo nostro tempo. Il simbolismo dell’acqua, al di là della sua funzione, consiste nel principio filosofico che “la verità si trova in fondo al pozzo”. E il Pozzo di san Patrizio è appunto artefatto umano per l’attingimento di fonte profonda la cui acqua deve essere portata alla superficie superando un considerevole dislivello, come a dire che tutto ciò che conta nella vita dell’uomo si trova custodito nel suo profondo e attende di essere portato alla luce. E’ proprio questa dinamica che evoca il simbolismo di Clemente VII, committente dell’opera, che percuote la roccia col bastone come Mosè il quale, nella medaglia di commemorazione, fa scaturire l’acqua come origine della vita.
Non sorprende perciò che il Pozzo possa richiamare con forza e suggestione d’immagine una moltitudine di significati religiosi e spirituali che oggi hanno bisogno più che mai di essere riscoperti e comunicati se si vuole fare veramente di Orvieto una ‘città della cultura’, una ‘città esperienziale’.
Giorgio de Chirico








