di Valentino Saccà
La giallista orvietana Alessandra Carnevali torna nella sua fantomatica Rivorosso umbro per mettere in scena una nuova trama fitta di delitti, colpi di scena e un pizzico di ironia. Settimo capitolo della saga con protagonista Adalgisa Calligaris (se non si conta il racconto “Lo strano caso del circo Baruffa”) personaggio ormai caro a molti lettori ed entrato pienamente all’interno del pantheon dei grandi detective della giallistica italiana contemporanea.
In “Il delitto della vedova Ruzzolo” (aperto da un modus operandi criminale che pare rimandare a “Verso l’ora zero” di Agatha Christie) oltre al tipico catalogo di macchiette umoristiche che va dalla svampita Paris Picchio all’ispettore Matteo Corvo c’è un intreccio giallo tra i più stimolanti dell’intera saga che guarda più che mai alla lezione della signora dei crimini inglesi Agatha Christie.
La trama procede verso una scia di delitti e sospettati sempre più fitta che pare portare a un cul de sac (per il lettore) da cui è difficile uscire, poi però l’arguzia della Calligaris, grazie a un piccolo dettaglio, riesce a dipanare brillantemente la vicenda. In questo ultimo romanzo la Carnevali esplora anche la dimensione culinaria tramite la figura del magistrato Fontanella ormai in pensione e sempre preso tra ricette e fornelli, una dimensione che ricorda un po’ la passione gastronomica di Hercule Poirot, sempre nei romanzi della regina del giallo britannico.
“Il delitto della vedova Ruzzolo” si pone anche come possibile avventura terminale dell’intera saga dato che la protagonista accenna in una battuta di accarezzare l’idea della pensione. Ma andrà veramente così? Questa avventura sarà l’ultimo stravagante caso di Adalgisa Calligaris? Attendiamo gli sviluppi e vediamo cosa ci riserva la fantasia della scrittrice umbra.









