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Home Cultura

Orvieto: un bene immateriale da difendere

Redazione by Redazione
9 Luglio 2022
in Cultura, Secondarie, Archivio notizie
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di Mirabilia Orvieto

“Le città d’arte – sottolinea uno studio dell’università di Venezia – rappresentano l’elemento primario del patrimonio artistico e culturale  dell’Italia e la grande sfida sta nella loro valorizzazione e tutela per farle  diventare una reale risorsa di crescita e non un bene di consumo fine a se stesso”.
Si può allora ben capire quanto sia difficile e complesso, in qualsiasi parte del mondo, il rapporto tra Turismo e città d’arte che ha il suo centro proprio nei cosiddetti ‘beni immateriali’, e cioè in quell’insieme di simboli e significati racchiusi nei monumenti e che costituiscono l’identità profonda di una città.
Per questo la valorizzazione del patrimonio storico-artistico richiede un minuzioso lavoro di ricerca e di delicata responsabilità da parte delle autorità locali preposte (comuni, regioni, ministeri, soprintendenze), insieme a quello degli operatori turistici e culturali, evitando di cadere in iniziative condizionate dalla sola convenienza economica immediata.  Il rischio è di ‘sfruttare’ i beni culturali per scopi strettamente turistici, perdendo pian piano l’idea-madre di una moderna strategia di sviluppo del territorio che ha sempre più bisogno di contenuti e pratiche veramente innovative guidate dalla passione, dalla ricerca, dalla tecnica e della professionalità.
La nostra Nazione dispone di un patrimonio inestimabile ed ineguagliato, ma si scontra inevitabilmente con una visione statica, praticamente conservativa della gestione dei beni culturali, che cristallizza non solo il bene da valorizzare, ma anche le possibilità di dialogo tra soggetti e settori. Il ruolo delle istituzioni appare cruciale nel reperire risorse e nello sperimentare progetti e idee che sappiano guardare al futuro.

Diventa sempre più urgente saper conciliare intelligentemente una migliore comprensione e diffusione del capitale culturale con un concetto di ‘valorizzazione’ intesa come valore economico-finanziario di una città: in sintesi un vero sviluppo nasce sempre quando si produce vera cultura. Ebbene tutto ciò non può non interpellare anche una città come Orvieto. La via maestra è attuare al più presto il passaggio dall’accessibilità fisica del nostro patrimonio, come l’ingresso ai musei e l’abbattimento delle barriere architettoniche, a quella ‘culturale’ che si fonda essenzialmente sulla riscoperta dei nostri capolavori d’arte e d’architettura.
Il duomo e il pozzo non rappresentano della città una ‘commemorazione’ del passato, piuttosto un patrimonio ricco d’attualità perché ogni monumento possiede in sé una funzione attrattiva ed educativa impressionante! È proprio questo tipo d’innovazione, menzionata soprattutto nelle linee guida dei bandi europei, ad essere richiesta in modo crescente dalla gente, a partire dalle nuove generazioni ormai sempre più lontane, sia dal punto di vista culturale che emotivo, dal nostro patrimonio storico-artistico che il PNRR definisce come “ancora inespresso”. Fare turismo significa saper creare e realizzare percorsi attrattivi per tutti gli amanti della bellezza che si fermano nella nostra città ad ammirarla, significa guidarli dentro i significati nascosti dei suoi capolavori che costituiscono l’anima di un luogo, piuttosto che affidare la promozione ad agenzie di marketing le quali, in nome del business, sfornano in serie le medesime pubblicità valide per tutti i luoghi.

Ma per far questo bisogna saper guardare al futuro! Come può una città profondamente aggrappata al passato, che propone ancora oggi ai turisti la semplice visita al Duomo e al Pozzo, presentarsi come il simbolo di una “città viva” o di “un’esperienza autentica” dove il passato e la storia vengono ridotte ad attività ricreative e di evasione? L’originalità di una città d’arte come Orvieto, che va dagli Etruschi alla rinascimentale  Cappella di san Brizio, spingendosi fino all’ottocentesco teatro Mancinelli, non va forse ben oltre la banale retorica di “quant’è bella Orvieto, quant’è bello il duomo”?
Non ci sono dunque scorciatoie. Le istituzioni a cui è affidato il compito di guidare la città in un momento così difficile dovranno creare un nuovo impulso, vigilando con attenzione e competenza su tutte le iniziative nate dai cittadini, orientando le politiche della città verso nuove risorse, collaborando a innovare l’offerta culturale e turistica della città da comunicare attraverso un linguaggio nuovo e coinvolgente.
L’esperienza ha dimostrato che non ci si può fermarsi alla sola politica degli eventi, molto costosi e poco produttivi, spesso un vero spreco di soldi! Gli eventi possono intrattenere la gente del luogo e richiamare i turisti ma non cambiano sostanzialmente l’economia di un territorio, generando quello sviluppo tanto atteso.

Nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico risulta oggi fondamentale anche il ruolo svolto dalle diocesi d’Italia, già ben delineato nelle parole di Giovanni Paolo II pronunciate in occasione della preparazione al Giubileo del 2000: “…la Chiesa non può non assumersi anche il ministero di aiutare l’uomo contemporaneo a ritrovare lo stupore religioso davanti al fascino della bellezza e della sapienza che si sprigiona da quanto ci ha consegnato la storia. Tale compito esige un lavoro costante e assiduo di orientamento, di incoraggiamento e di interscambio”. Sono queste le tre parole chiave che ci permettono di richiedere dalla Chiesa l’impegno di sostenere in ogni modo tutte le realtà che operano nel settore dei beni culturali, sia quelle appartenenti al mondo del volontariato, sia delle imprese perché tutte contribuiscono, con ruoli e modalità diverse, a valorizzare e diffondere il ricco patrimonio ecclesiale.
Ad Orvieto, i soggetti impegnati in questo difficile ma entusiasmante lavoro dovrebbero perciò sforzarsi di collaborare per rendere attuale ciò che il passato ci ha tramandato, a cominciare dal duomo. Infatti, i capolavori d’arte che popolano una città non rappresentano solo un passato, ma incredibilmente proiettano la società di oggi nel futuro risvegliando nell’uomo contemporaneo significati, valori e sentimenti davvero impensati: “Le opere d’arte –sottolinea ancora Giovanni Paolo II nella Lettera sui beni culturali- sono canali di mediazione tra gli uomini in quanto trasmettono verità, bellezza e conoscenza reciproca, rendendo possibile l’unione di volontà nella ricerca concordata di soluzioni ai problemi dell’esistenza umana”. Orvieto sarà in grado di accogliere tale sfida?

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