di Valentino Saccà
Quella di Pier Paolo Pasolini è una figura prismatica, contraddittoria e ossimorica, un territorio culturale sterminato ricco di pensieri, parole, immagini, pulsioni e ideologie e spesso parlandone lo si banalizza attraverso cliché e letture di comodo o di superficie. Questo non è accaduto con “Pasolini l’ultimo pirata”, incontro multimediale (tra letture e immagini) a cura di Guido Barlozzetti e svoltosi il 4 marzo scorso presso la Sala del Carmine di Orvieto.
L’intervento presentato da Barlozzetti evita il facile accademismo come anche la banalizzazione interpretativa limitandosi al racconto divulgativo per tappe, attraversando la Roma di Pasolini utilizzando una serie di scatti recenti fatti proprio ai luoghi in cui ha abitato il grande intellettuale novecentesco.
Partendo dagli anni 50 con “Le ceneri di Gramsci” e “Ragazzi di vita” fino ad arrivare agli “Scritti corsari” e alle “Lettere luterane” degli anni 70 e poi a Ostia sul (non)luogo in cui giace il poeta. Guido Barlozzetti ha condotto un racconto dotto, essenziale ma al tempo stesso esaustivo, sottolineando i principali snodi artistici e culturali che innervano la poetica dell’autore in questione.
Sono passati cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini e quarantasette dalla sua morte, ma i suoi versi restano immortali e la sua trasversalità di pensiero con cui lo restituiscono le parole di Guido Barlozzetti e gli inserti video di Massimo Achilli evidenziano l’importanza cruciale che ha avuto un tempo e che continua ad avere a posteriori. Perché ultimo pirata e non corsaro? Lo ha spiegato molto bene l’autore dell’incontro. I corsari erano coloro che razziavano al soldo dei reali, mentre i pirati erano indipendenti, totalmente liberi da qualsiasi pensiero o forma di potere, proprio come Pasolini era un pensatore libero e indipendente da qualsiasi bandiera.








