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Home Cultura

Presentato il volume Orvieto “Il Museo della Città. 50 Opere della sua storia”: 3000 anni dal passato etrusco sino al ‘900

Redazione by Redazione
22 Dicembre 2021
in Cultura, Secondarie, Archivio notizie
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Nella sala Auditorium del Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, sabato 18 dicembre, è stato presentato il libro “Orvieto. Il Museo della Città. 50 Opere della sua storia.”
Ha coordinato gli interventi il noto giornalista Guido Barlozzetti, che ha tenuto a ricordare il grande e necessario lavoro di valorizzazione delle molte bellezze che appartengono alla città. “Anche se spesso il Museo viene associato alla protezione dell’antichità lontano dal senso di quotidianità, il libro ha il compito di raccogliere e guidare nel viaggio orvietano i cittadini curiosi che scoprono la città.”

Un progetto editoriale ambizioso che copre i tremila anni della storia di Orvieto: dal passato etrusco sino al Novecento. Dal cippo a testa di guerriero, rinvenuto nella necropoli di Crocifisso del Tufo e scolpito da uno scultore anonimo tra il 530 e il 520 a.C., alle porte in bronzo per la Cattedrale realizzate da Emilio Greco negli anni Sessanta del Novecento. Tra queste due opere, che aprono e chiudono il volume, vengono descritti e narrati – per limitarsi a qualche esempio – capolavori del ceramista attico Exekias, dei pittori Simone Martini, Lippo Memmi, Gentile da Fabriano e Luca Signorelli, degli architetti e scultori Lorenzo Maitani e Ippolito Scalza, dello scultore Francesco Mochi, dell’orafo Ugolino di Vieri. Nel libro non mancano però opere di un artigianato artistico di qualità notevole nella consapevolezza – mutuata da Gustave Flaubert – che non sono le perle a fare la collana: è il filo.
Il volume si apre con interventi di Roberta Tardani – Sindaco di Orvieto, e Daniele Di Loreto –  Presidente della Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, ed ospita contributi di 28 autori: Laura Andreani, Lara Anniboletti, Giovanna Bandinu, Guido Barlozzetti, Paolo Binaco, Claudio Bizzarri, Alessandra Cannistrà, Luana Cenciaioli, Giordano Conticelli, Maurizio Damiani, Raffaele Davanzo, Giampaolo Ermini, Corrado Fratini, Stefania Furelli, Roberta Galli, Laura Guidi di Bagno, Aldo Lo Presti, Silvio Manglaviti, Fabio Marcelli, Luca Montecchi, Rocco Olivadese, Francesco Pacelli, Luca Pulcinelli, Alberto Satolli, Simonetta Stopponi, Giusi Testa, Alessandro Trapassi. Il coordinamento della ricerca iconografica e della campagna fotografica è di Massimo Achilli. Alla realizzazione dell’opera hanno partecipato tutti gli Enti cittadini: Comune di Orvieto, Diocesi di Orvieto-Todi, Fondazione per il Museo “Claudio Fina”, in collaborazione con Opera del Duomo di Orvieto, Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, Cassa di Risparmio di Orvieto S.p.A., Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, G.A.L. Trasimeno-Orvietano, Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto” in un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale

Il sindaco, Roberta Tardani, è intervenuta per il ringraziamento dell’amministrazione e per ribadire il sostegno dimostrato agli autori del libro. “Orvieto non è una città museo: è una città viva, un’esperienza autentica” – così ha esordito nell’aggiungere: “Questa frase l’abbiamo ascoltata e ce la siamo ripetuta più volte quando, circa un anno e mezzo fa, abbiamo cominciato a lavorare insieme alle istituzioni cittadine e agli operatori di settore per ricostruire l’immagine di Orvieto da proporre al Mondo. Lo abbiamo fatto puntando non solo sulle meraviglie che una storia millenaria ci ha lasciato in eredità ma soprattutto sulle persone, invertendo quel paradigma che per anni aveva proposto Orvieto come ‘città narrante’.
Allora, quando lo storytelling era una parola sconosciuta, fu un’intuizione di Piergiorgio Maoloni che nel tempo tuttavia la città non ha saputo cogliere e sfruttare non riuscendo mai fino in fondo a riempirla di contenuti ed emozioni. Oggi, dunque, abbiamo voluto puntare sui narratori, gli orvietani e gli innamorati della nostra città, i custodi di questa bellezza. Sono loro che la vivono, che accompagnano i figli a scuola passeggiando nella storia, che sorseggiano un bicchiere del nostro vino nei locali del centro storico, che nelle botteghe artigiane rinnovano le nostre tradizioni. Sono loro che la conoscono fin nelle sue antiche viscere e possono trasmetterne l’anima oltre che l’incredibile bellezza che già da sola riempie gli occhi. Ma che potrebbe non bastare se non accompagnata dal racconto, da una narrazione condivisa, dalle emozioni.
Per questo ho particolarmente apprezzato il lavoro di questo volume dove 50 opere e luoghi di Orvieto vengono raccontati dagli orvietani, studiosi, esperti e appassionati, che così danno vita alle meraviglie di questa città, non solo le più note e conosciute ma anche quelle più insolite e nascoste che hanno ancora più bisogno di essere raccontate. Un lavoro che non dovrebbe essere confinato a questo volume ma che – questo è l’auspicio e il nostro obiettivo – possa continuare e rinnovarsi quotidianamente per far conoscere a chi arriva a Orvieto una città viva, per far vivere loro un’esperienza autentica attraverso lo scambio di storie”.

Riconnettere le istituzioni cittadine attraverso i progetti culturali è ciò che il Comune vuole fare per la città. Il Presidente della Fondazione Claudio Faina, Daniele Di Loreto, ha comparato il momento buio del 2020 alla situazione cittadina del 1460, quando Papa Pio II la descrisse come: “in difficoltà per le lotte dei decenni precedenti, e quasi senza speranze”. Tuttavia, negli anni successivi alla dichiarazione gli orvietani fecero l’investimento più riuscito della nostra millenaria storia, far affrescare dai migliori artisti la Cappella del Duomo.

“Ripartiamo quindi dalla cultura, con un’operazione di sistema tra le istituzioni, ed un partner importante come la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto. Potrebbe essere replicata come esperienza, anzi speriamo che si replicata in altri comuni italiani.”  “Anche se le perle sono preziose è il filo che fa la collana” ha concluso Daniele di Loreto, citando il letterato Gustave Flaubert. L’ispirazione da cui ha avuto origine il libro è scaturita da un programma radiofonico di Monica D’Onofrio, giornalista di Rai Radio 3.  Il programma: Museo nazionale, ha chiamato esperti e professionisti che raccontassero 150 opere in radio prima ed in libro poi. “Il ‘Cippo di guerriero’ è opera che lega entrambi i libri.”

Giuseppe della Fina, curatore del libro ed esperto in cultura etrusca è intervenuto facendo un’ampia riflessione nell’opera, su Orvieto e su i musei; ha esordito con una frase del noto viaggiatore George Dennis, che nel 1842, descriveva Orvieto come “l’ampia distesa della città che spicca dal suo trono di Pietra”. “Il Museo personalmente è un luogo di lavoro, di vita, ma i limiti esistono, ad esempio le mura museali che separano nettamente presente e passato. Noi abbiamo cercato di abbattere quelle pareti.” “Il nostro filo conduttore è la storia della città che percorre tre millenni. Dalle antichità etrusche al periodo medioevale, dal ‘500 all’800 post-unitario e del ‘900. Una particolare attenzione è stata messa all’artigianato locale artistico.”

“Orvieto. Il Museo della Città” è un libro che accoglie diverse generazioni di esperti che hanno a cuore la città. La presentazione si è conclusa, dopo alcuni interventi dal pubblico, con una massima citata dal curatore Giuseppe Della Fina “La storia è il lavoro e la fantasia dell’uomo”.  (Andrea Impannati)

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