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Home Cultura

 Io ci sono per la Cultura … Lettera aperta alla città di Orvieto

Redazione by Redazione
10 Maggio 2021
in Cultura, Secondarie, Archivio notizie
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Cara Orvieto,
ultimamente ti guardo di sfuggita, passando per le tue strade, quasi sempre vuote. Ti guardo ma faccio fatica a vederti e se ti osservo non ti riconosco più. Sarà forse la nostalgia di un passato in cui vibravamo insieme o magari la proiezione di un futuro, che vorrei pieno di vita, e che oggi ancora non c’è.
Non ho deciso, tuttavia, di scriverti per dare voce alla malinconia di un’innegabile assenza, ma per raccontarti una storia. È una storia nata da un tacito desiderio, che ha trovato la sua voce e la sua forza nella condivisione. Una storia che vive nel presente. Una storia che racconta una presenza.

È un pomeriggio di settembre. Piove. Persone, che si conoscono da tempo, si ritrovano, dopo anni di vita ed avventure, in un vecchio bar, che conosci molto bene. Non c’è bisogno di nomi o presentazioni, basta guardarsi negli occhi per ritrovare un ricordo, un’emozione, un legame. In un primo momento ogni voce è sottile ed emozionata, ma carica di sogni, poi in un attimo le parole si incontrano e si rincorrono fino a riempire, inaspettatamente, la stanza di colori, immagini, musica. Quel tacito desiderio, che fino a quel momento aveva abitato ogni singolo corpo, si scopre condiviso.
L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: è così raro incontrare persone che amino con la stessa passione e lo stesso trasporto ciò che tu ami. Non resta che cercare una casa, un luogo dove ritrovarsi e coltivare i propri sogni, le proprie idee, le proprie visioni. Ma questo periodo rende impossibile abitare una casa comune, così la voglia di continuare a confrontarsi trova rifugio nell’inverosimile calore dello scambio a distanza.

Giorno dopo giorno queste persone parlano di te, cara Orvieto. Raccontano la tua bellezza, la storia dei tuoi palazzi e riconoscono la ricchezza che generosamente doni a chi ti guarda. Ti vedono ancora viva ma sprofondata in un lungo letargo, addormentata da un ingiusto incantesimo. Eppure sono vividi i ricordi di quando i tuoi vicoli erano un pullulare di corpi in fermento, le tue piazze ospitavano concerti e acrobazie, i tuoi teatri offrivano una finestra su mondi nuovi e imprevedibili.
In quei giorni di festa mobile ci si poteva tuffare in un fluire di luoghi familiari, trasformati da idee e sogni che vi prendevano forma, facendo da trampolino per volare con la fantasia. Il tacito desiderio, che ha trovato voce in quel piovoso pomeriggio di settembre, rievoca le forme, i colori, l’entusiasmo e il fermento di quel tempo in cui, viva, nutrivi l’immaginazione di tutti i tuoi abitanti, dai più piccoli ai più anziani, dai più pigri ai più intraprendenti, dai più gioiosi ai più tristi.

Settimana dopo settimana, sognanti e speranzose, le persone, di cui fin qui ti ho raccontato, continuano a incontrarsi nel tentativo di trovare parole che traghettino il loro immaginario. Cercano una via comune e condivisa perché sperano che quella vivacità, che hanno sperimentato – in te e con te – possa finalmente tornare. Una domanda li ha uniti e continua a risuonare nei loro pensieri: come spezzare l’incantesimo che ti ha addormentata in questi ultimi, lunghi anni?
Difficile trovare un’unica risposta: le prospettive si incontrano e generano un’affascinante ragnatela. Ogni sguardo riconosce la tua bellezza, cara Orvieto.
Eppure quello sguardo, se non rinnovato, rischia di sopirsi, di darti per scontata. Una prima risposta potrebbe nascondersi proprio tra chi dimora nelle tue case, prima ancora di quelli che arrivano da lontano per ammirarti. Chi ti percorre ogni giorno, che sia nato tra le tue mura o abbia scelto te tra mille altre città, ha bisogno di nuove prospettive da cui osservarti e di nuovi punti di vista con cui guardare il mondo.
Ambiziosa, l’immaginazione fluttua e si chiede: perché non creare occasioni di incontro, magari davanti ad uno spettacolo o ad un’opera d’arte? Perché non immaginare di accogliere mostre, concerti e performance per tornare a viverti insieme e ad animare le tue strade?

Potresti ospitare un calendario di appuntamenti culturali che, periodicamente, suggeriscano nuove idee su cui confrontarsi oppure organizzare festival per mantenerti vivace anche nei periodi dell’anno più silenziosi. Tu, che respiri e fai respirare così tanta arte e storia, potresti aprirti a linguaggi artistici innovativi e sperimentali; ricevere artisti e artiste da tutto il mondo, che possano creare e dialogare assieme a chi già ti abita.
I tuoi scorci potrebbero animarsi di percorsi interattivi, che abbraccino le discipline più disparate dall’archeologia alla storia dell’arte, fino alle nuove tecnologie. Nei luoghi che hai sempre messo a disposizione dell’arte (o magari in luoghi non ancora abitati) potrebbe trovare ospitalità chi vuole esplorare nuovi sentieri espressivi, facendo così riscoprire l’emozione delle relazioni e dell’incontro tra i corpi.

Chissà che tu non riesca anche ad avvicinare a nuovi linguaggi chi si sente ai margini e non si è ancora imbattuto in quelle forme espressive che lasciano affiorare le emozioni più nascoste. Permetteresti così, a chiunque, di nutrire la curiosità e il desiderio di conoscenza e lo faresti attraverso modalità nuove, che raccontino l’oggi, che aiutino a leggere il passato e permettano di sognare il futuro. Sarebbe una bellissima rinascita!
Cara Orvieto, le persone di cui finora ti ho parlato, insieme a molte altre, sono convinte che l’arte e i corpi debbano tornare ad abitarti. Ritengono che l’inclusione e l’empatia non siano solo parole astratte, ma possibilità concrete. Dopo questo lungo periodo di lontananza e isolamento le persone nelle tue strade potrebbero non essere più in grado di stringersi la mano, di abbracciare chi non conoscono, di ascoltare chi la pensa diversamente, di perdonare chi ha sbagliato e di sorridere a chi incontrano. Carissima Orvieto, chissà, forse questo basterebbe a far aprire di nuovo i tuoi occhi e tramutare un sogno in realtà.

Comitato Io ci sono per la Cultura

 

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