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Home Cultura

Amici e non servi

Redazione by Redazione
10 Maggio 2021
in Cultura, Secondarie, Archivio notizie
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di Mirabilia Orvieto

Giotto, La lavanda dei piedi

Leggendo il vangelo di questa settimana ci si potrebbe chiedere che fine  abbia fatto il cristianesimo. E’ evidente che la chiesa di oggi non può più  identificarsi con un’autorità dispensatrice di comandi da osservare, a cui
obbedire fuori da ogni relazione personale. Questa era anche la preoccupazione di Gesù che ai suoi discepoli disse:  “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi“. Gesù non fa un invito  moralistico ad amare il prossimo e a stare in pace con tutti. Il suo è un  messaggio di relazione dove Dio si relaziona con Cristo e Cristo con quelli che l’avevano seguito e ascoltato. Cosa in realtà intendeva? Che il Padre lo stava amando, cioè si stava prendendo cura di lui, perché lui si era preso cura  della vita dei discepoli. In altre parole Dio vuole bene a tutti gli uomini  indistintamente ed è Padre di tutte le creature (era questo il primo annuncio  della chiesa primitiva, chiamato kerigma) ma comunica la sua Vita a chi ama,  e cioè a chi si preoccupa della vita dell’altro. Ecco l’insegnamento, ecco il  cammino dell’esistenza.

Dio dunque provvederà alla vita degli uomini se gli uomini impareranno a  provvedere al loro prossimo. Già in precedenza Cristo aveva detto la stessa  cosa: “Perdonate e sarete perdonati”. Prima c’è la decisione dell’uomo, la sua  volontà di agire, e poi la risposta di Dio! La vita di Gesù non è stata una vita  piena d’amore, ma rivelatrice del vero amore, un amore che arriva dritto al  cuore di Dio il quale a sua volta riversa tutto il suo amore nella vita
dell’uomo, perché è solo donando che si riceve.
La notte in cui fu tradito Gesù chiamò i discepoli a dare, come lui, la loro  vita e a farlo non imitando un ‘esempio’ ma ricevendo un ‘potere’ che è  quello dell’amore: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita  per i propri amici”. Non si tratta soltanto del gesto estremo, fisico, ma della  scelta di orientare la propria vita verso il bene del prossimo. Con gli amici  non si impongono le decisioni come farebbe un padrone, ma si condividono  le scelte. E chi è l’amico? L’amico è colui che ‘cerca con me’ la verità. Gli  amici lottano insieme e danno la vita per questo, mentre i servi, oltre a essere  servi, si sottomettono a tutto, anche a coloro che calpestano la verità  diventando a loro volta strumenti inconsapevoli del male. Nell’ultima cena, Cristo compie qualcosa che rovescia in sol colpo la società  di allora fondata sul diritto romano, dove chi ha l’autorità esercita il potere  senza alcun rispetto per la dignità e libertà degli altri.

Padrone e servo
Rublev, Trinità

Gesù lava i piedi ai discepoli perché questo era il gesto che faceva in quel  tempo il servo nei confronti del padrone prima di mettersi a tavola; egli non  vuole creare una nuova religione ma fondare una nuova civiltà, una nuova  umanità dove l’altro è trattato come un ‘signore’. È questa la novità  sconvolgente che il maestro annuncia prima dell’istituzione dell’eucarestia:  la chiesa nasce infatti come incontro di fratelli, un’amicizia di fede e di
amore che tutto condivide.
In questa nuova realtà anche la parola ‘obbedire’ ritrova il suo vero  significato, non quello di sottomettersi agli altri ma di ‘mettersi in ascolto’  degli altri per entrare in relazione con loro, perché Dio non ha bisogno di
servi ma di amici! Tuttavia i discepoli rimangono scandalizzati. Essi si  sentono ancora ‘servi’ e non accettano che il maestro possa mettersi ai loro  piedi come uno schiavo invece di pretendere di essere servito e riverito. La
vera chiesa non è e non sarà mai una comunità di ‘sudditi’ ma di uomini  liberi. In quel momento Gesù stava cambiando il mondo, stava inaugurando  una nuova società dove non c’è più chi è superiore o inferiore, chi comanda o  chi obbedisce, ma tutti saranno chiamati ad essere finalmente un cuore solo e  un’anima sola. Senza questa forma di amore l’umanità disumanizza e la  chiesa si trasforma, come il mondo, in una struttura di potere.
Scriveva Teilhard de Chardin: “Se volete arrivare al vostro compimento,  diffidate di tutto quanto isola, rigetta, separa, prevarica. Ciascuno al proprio  posto pensi e operi ‘universale’, ossia ‘totale’. Forse un giorno, con vostra  meraviglia, scoprirete che nulla vi disunisce e che potete amarvi”.

Rublev, Trinità

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