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Home Cronaca

Agricoltura, Prosperini: “Non è il momento di piantare bandierine ma di ritrovare unità d’intenti”

Redazione by Redazione
3 Ottobre 2020
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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di Fausto Prosperini

La pandemia che sta colpendo il mondo in questo momento necessita non solo di interventi sanitari adeguati, ma ci auguriamo al più presto l’approntamento di un vaccino in grado di sconfiggerla, e soprattutto di una nuova lettura dei processi di sviluppo economico, sociale e culturale. Occorre riprendere con forza e determinazione un percorso che ci conduca verso un nuovo sviluppo economico incentrato sulla sostenibilità ambientale intesa come l’utilizzo degli interessi senza mai intaccare il capitale che governa il nostro malconcio pianeta.
Dentro questo scenario si colloca il settore primario del nostro apparato economico: l’agricoltura. L’agricoltura è parte essenziale e determinante dello sviluppo, non solo perché genera cibo sufficiente alla sopravvivenza della specie, sia umana che animale, ma anche dal punto di vista sociale, ambientale, scientifico e culturale. Sarebbe un errore storico grave rimanere completamente indifferenti al continuo spopolamento delle zone rurali, all’aumento consistente delle terre abbandonate o mal coltivate.
Le istituzioni a tutti i livelli devono rapidamente intervenire per bloccare queste tendenze perché l’abbandono significa depauperamento con tutto quello che comporta.
L’agricoltore assicura il presidio del territorio, il governo delle acque, di cui sentiamo la necessità solamente quando vediamo sui telegiornali immagini apocalittiche con perdite di vite umane e disastri idrogeologici incomparabili. L’agricoltore è una sentinella fondamentale per combattere gli incendi, per curare i boschi, per conservare saperi e tradizioni, insomma per la conservazione del nostro territorio, generatore di prodotti agroalimentari di grande qualità.
La qualità della vita delle nostre comunità passa anche attraverso la risoluzione di quanto sopra esposto e per far ciò occorre un impegno di tutto il Paese, nelle sue varie articolazioni.
Sicuramente le istituzioni locali possono approntare strumenti normativi capaci di incentivare e promuovere forme di aggregazione capaci di superare le difficoltà attuali affidando agli agricoltori alcuni servizi pubblici, quali: forestazione urbana, sfalcio delle erbe nei centri abitati e lungo le arterie stradali, ripulitura dei canali non di competenza dei consorzi irrigui, l’utilizzo delle terre pubbliche del demanio regionale e non solo, che nel nostro territorio ammontano a diverse migliaia di ettari.
Tutto questo ed altro ancora si inquadra dentro uno scenario europeo che riconosce la polifunzionalità dell’agricoltura che, accanto alla produzione di beni, prevede anche la produzione di servizi. Non va tralasciato il fatto che, proprio in questo periodo, è in discussione la nuova politica agricola comunitaria (PAC) che prevede tagli consistenti agli aiuti finanziari dell’Unione Europea dopo il 2020. Tagli che colpiranno in modo particolare l’agricoltura mediterranea e quindi l’Italia è il paese più esposto. È necessario ed urgente, per recuperare reddito per gli agricoltori, passare dunque da una qualità dei prodotti ad una qualità del sistema.
Occorre andare oltre il riconoscimento del singolo prodotto, passando invece ad una qualità che valorizzi i beni agroalimentari e l’ambiente naturale ed umano da cui traggono origine. Occorre in sostanza la costituzione di un nuovo soggetto che sia capace di passare dalla sfida a dimensione localistica a quella a dimensione globale. È proprio per questo che il legislatore nazionale a suo tempo ha varato la Legge Nazionale di orientamento e modernizzazione del settore agricolo la cui norma all’art. 7 della legge 5 marzo 2001 n. 57 prevede l’istituzione del Distretto Agroalimentare.
È questo un organismo capace di valorizzare i sistemi produttivi locali, anche a carattere interregionale, garantendo a più produzioni la certificazione e la tutela ai sensi della vigente normativa comunitaria e nazionale. La direzione su cui vogliamo incamminarci guarda alla valorizzazione delle produzioni di qualità ed alla loro incentivazione da parte dell’UE, del Governo e della Regione.
La sfida è di portare questo territorio a competere sul mercato mondiale garantendo qualità, riconoscibilità e sicurezza per il consumatore. Come abbiamo ricordato precedentemente l’obiettivo è consegnare all’azienda agricola la caratteristica di multifunzionalità volta a produrre sia servizi privati sia servizi pubblici, passando attraverso una forma organizzata guidata dal distretto agroalimentare.
La Legge delega n. 57 individua il distretto agroalimentare come mezzo per promuovere lo sviluppo socio economico dell’agricoltura e dei sistemi agroalimentari. Le funzioni principali del distretto agroalimentare sono diverse, ma hanno una visione integrata tra tutti i soggetti presenti sul territorio: imprenditori, abitanti ed istituzioni. All’interno del distretto si tramanda non solo il conoscere ed il saper fare ma anche, forse ancor più importante, il saper essere.
Insomma un ambiente sano capace di restituire redditi dignitosi mantenendo tradizioni, pratiche consolidate ed innovazioni, sia nei processi che nei prodotti e per questa via bloccare lo spopolamento dei territori rurali, salvaguardando l’ambiente naturale ed il patrimonio ambientale. Infine mettere a leva tutte le risorse presenti sul territorio, partendo da quelle storiche, artistiche, culturali e ambientali per rilanciare l’economia complessiva in un’ottica di integrazione per settore.
Tenuto conto che il D. Lgs. 228 del 18/05/2001 art. 13 individua la Regione quale organo deputato all’individuazione dei distretti rurali e dei distretti agroalimentari, sarebbe auspicabile che il Consiglio Comunale di Orvieto, unitamente ai Comuni del comprensorio, inoltrassero richieste congiunte alla Giunta Regionale per ottenere il riconoscimento di distretto agroalimentare di qualità per tutto il territorio del comprensorio orvietano.
Vorrei ricordare, infine, che il periodo che stiamo attraversando forse è il peggiore dal dopoguerra ad oggi e che il sistema agroalimentare corre il rischio di essere travolto in tutto quello che rappresenta, sia in termini economici ma anche sociali e di sicurezza ambientale.
Quindi non è il momento di piantare bandierine, per altro sempre più sbiadite, ma di ritrovare, su alcuni punti fondamentali per lo sviluppo del nostro comune e del nostro comprensorio, quell’unità di intenti che in altri periodi contrassegnò la crescita di questo nostro intero territorio.

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