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Home Cronaca

Il Coronavirus non ferma il matrimonio, Sandro e Ana pronunciano il “Sì” dietro la mascherina: “Il bouquet è per la mia Lally”

Redazione by Redazione
27 Aprile 2020
in Cronaca, Secondarie, Archivio notizie
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MONTECCHIO – In una mano il bouquet di rose, nell’altra una mascherina bianca. Abito lungo, color champagne, capelli sciolti e occhi ridenti nonostante il viso parzialmente coperto per proteggersi dal Covid. Completo blu scuro per lui, rosa bianca all’occhiello, mascherina in tasca e batticuore a mille. Anche i due testimoni sorridono dietro la mascherina. Mentre lei, Gaia, 4 anni e mezzo, quasi cinque tiene a precisarlo, la indossa quasi con naturalezza, non sa perché deve tenerla a coprire naso e bocca. Ma la mette ugualmente, un po’ ci gioca ma non se ne separa.

“Devi metterla Gaia” gli dicono il babbo e la mamma “dobbiamo proteggere noi e gli altri, sei bellissima lo stesso”. E lei, allora, quasi fosse la sua bacchetta magica se la mette senza esitazione e si trasforma nella principessa con le roselline bianche che le riempiono il vestitino sbracciato. Quello di Sandro Liviani e Ana è il primo storico matrimonio con la mascherina. E’ stato celebrato giovedì 23 aprile a Montecchio. Si tratta delle prime nozze da quando sono iniziate le restrizioni imposte dai decreti nazionali. “Ma perché sposarsi in piena pandemia, quando tutto il mondo è imbavagliato, quando nessuno può vedervi e gioire con voi”?
Sandro e Ana non ci hanno pensato nemmeno lontanamente a posticipare la loro promessa. “La festa è nel cuore, perché avremmo dovuto rimandare? Lo avevamo deciso già da tempo. Avremmo potuto farlo, sì certo, proprio i primi di marzo, quando è scattato il lockdown, dovevamo andare a ritirare le partecipazioni e le bomboniere.

Sono rimaste in negozio, le prenderemo quando si potrà. Anche gli abiti, non abbiamo potuto fare nemmeno l’ultima prova, ce li ha portati il corriere pochi giorni fa. Invece c’è una cosa che faremo subito: gioire, perché la nostra felicità non può essere compromessa da un virus. L’amore che abbiamo voluto sancire oggi e non domani, è più forte di questo nemico invisibile. Noi ci siamo adesso e viviamo questo momento con il trasporto e il sentimento che nessuno ci può togliere. Figuriamoci, un virus”. Già. In Messico, Ana e Sandro, insieme da dieci anni, ci andranno poi. Forse nel 2021 faranno le valige e partiranno per vivere quel viaggio così tanto sognato. “E poi faremo una grande festa, verranno i miei parenti (Ana è moldava), verranno gli amici, verranno le persone del cuore. Ci abbracceremo e rideremo tutti insieme ma oggi è comunque il nostro giorno”.

Dopo qualche scatto in casa con lo sfondo un quadro di fiori in cartapesta che solo la sua realizzazione, all’incirca tutto l’inverno, avrebbe motivato la conferma della data, si va dritti al Comune di Montecchio, dove risiede la coppia. Ad attenderli il sindaco Federico Gori. La fascia è indossata, il libro per le firme è sul tavolo. C’è anche il dosatore del disinfettante. I due sposi siedono di fronte ai testimoni, il cognato Martino e la figlia maggiore Dana, ad una consigliera e al sindaco che pronuncia il rito. Più o meno un metro l’uno dall’altro.

“Per me oggi è un giorno speciale, questo matrimonio mi tocca particolarmente – dice Gori – è una giornata importante non solo per gli sposi ma per tutti noi, per tutta la nostra comunità. Questo che hanno deciso di fare Ana e Sandro è un segnale importante per tutti. Ci insegna a guardare sempre il lato positivo delle cose e soprattutto ad apprezzare le cose belle, a gioire quando è il momento.
Questa emergenza sanitaria oltre a preoccuparci ci ha reso più consapevoli di quanto importante sia normalità, il sociale, la felicità e pensare di celebrare un’unione, se pur con tutte le limitazioni del caso, ci lascia piacevolmente stupiti di quanto l’essere umano abbia la capacità di buttare il cuore oltre l’ostacolo”. Tutta la cerimonia si svolge con le mascherine indossate. Perfino il bacio. E poi, alla fine, prima di apporre le firme, gli sposi e il sindaco si disinfettano le mani per non lasciare traccia. “La situazione è un po’ surreale – dicono Ana e Sandro – ma il riso non può mancare. Qualcuno per tirarlo lo troviamo”. Pacchettini azzurri posti in due cestini bianchi.

Il sindaco, due consigliere e una passante sono pronti per gridare “auguri” all’uscita degli sposi. E lo fanno. La mascherina smorza un po’ le grida, le fa sembrare più ovattate ma non importa. E’ giusto festeggiare gli sposi, anche in piena pandemia. Qualcuno si affaccia al balcone, altri rimangono dietro le finestre chiuse, altri ancora aprono le persiane per applaudire questa coppia che ha sfidato il virus rompendo il silenzio di un paese deserto. C’è un momento, poi, dove arrivano le lacrime. La macchina con a bordo la sposa e quella con lo sposo, non si dirigono verso casa.
“Adesso dobbiamo portare il bouquet alla mia bambina”. Sì perché Ana è la mamma di Laura Chirica, la ragazza di 17 anni che il giorno di San Valentino di tre anni fa ha perso tragicamente la vita precipitando dal settimo piano di un palazzo a Roma. Ana accarezza il viso della sua Lally sulla lapide piena di angioletti, cuori e pupazzetti. “Anche adesso sei con noi” le dice con le lacrime che le bagnano la mascherina.


Lo dice mentre Gaia l’abbraccia nascondendosi sotto la gonna di tulle e Dana, l’altra figlia di 25 anni, l’abbraccia e la rincuora. Il bouquet di rose bianche rimane lì, appoggiato sopra un vaso. “Non serve dargli l’acqua – dice Ana – l’ho fatto fare così a posta. Dentro c’è una spugna bagnata, il fioraio mi ha detto che durerà almeno per dieci giorni”. Le porte del cimitero – altrimenti chiuse – sono state aperte a posta per Laura, perché la sua mamma e Sandro che l’aveva accolta e amata come fosse sua figlia, potessero condividere con lei questo momento di gioia, misto a tristezza e incredulità.
Un tempo sospeso, un tempo che sta acquistando piano piano il sapore della speranza lasciando quello amaro della disperazione. Ana si scusa, addirittura, perché abbiamo allungato i tempi. “Scusaci Sara – mi dice – ma dovevamo farlo”. Poi si va a casa. C’è la torta, c’è il rito del taglio del dolce immortalato dal fotografo e ci sono gli scatti sul calar del sole, ci sono i sorrisi, gli abbracci e le risate. Nonostante le mascherine, c’è finalmente la felicità.  (Sara Simonetti)

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