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Home Archivio notizie

8 e 9 marzo: per l’emergenza Coronavirus le donne possono lavorare ma non scioperare

Redazione by Redazione
12 Marzo 2020
in Archivio notizie
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L’Albero di Antonia di Orvieto si unisce al comunicato nazionale dell’associazione Non una di meno ed invita a partecipare alle numerose iniziative per la giornata dell’8 marzo e ad aderire allo sciopero indetto dall’associazione femminista per la giornata del 9 marzo. Info e appuntamenti sul blog nazionale e i canali social di Non Una di Meno e dei nodi territoriali.
Per l’emergenza Coronavirus venerdì 28 febbraio la Commissione Nazionale di Garanzia ha invitato i sindacati a revocare lo sciopero generale al quale avevano aderito Usb, Cobas, Cub, Slai Cobas, Usi, Unicobas, Usi-Cit e diverse strutture regionali della Cgil. Un divieto formale che si aggiunge alle pesantissime conseguenze materiali che le ordinanze regionali hanno sulle vite di quelle donne e lavoratrici che il 9 marzo avrebbero scioperato.
Malumore espresso da Usb, Cub e Unicobas, Flc e Fp Cgil che annunciano che saranno comunque in piazza al fianco di “Non una di meno”. Mentre la marea dello sciopero femminista e transfemminista si sta alzando in tutto il mondo, in Italia ci avviciniamo alle scadenze di lotta dell’8 e 9 marzo in una situazione straordinaria, senza precedenti nella storia recente.
Il comunicato stampa di Non Una di Meno sostiene che “nonostante lo strumento dello sciopero ci viene sottratto e l’impossibilità di astensione dal lavoro salariato, non rinunceremo affatto a occupare le strade e le piazze in tutte le forme che saranno possibili, in comunicazione transnazionale con ogni lotta femminista, con tutta la fantasia e la moltiplicazione di pratiche e linguaggi di cui siamo capaci.
Vogliamo sottolineare un’incongruenza sostanziale delle misure adottate per limitare la diffusione del contagio: mentre alcune autorità chiedono di tornare al «normale» corso degli affari a tutela dell’economia, il costo della crisi sanitaria ricade in gran parte su donne e lavoratrici; in questo senso, l’emergenza sta rendendo clamorosamente evidente la «normalità» delle condizioni sociali ed economiche contro cui lottiamo ogni giorno.
Quali erano e restano i motivi dello sciopero che provano a negarci? Noi ci ribelliamo:
al quotidiano ripetersi degli stupri e dei femminicidi, alla brutalità che si scaglia contro le persone LGBT+, alla violenza del patriarcato istituzionale nei tribunali, negli ospedali, nelle scuole e nelle università, alla violenza di chi tratta i nostri corpi e quelli di tutte le specie viventi e della terra come terreno fertile di profitto e sfruttamento, alle molestie che ci tormentano sui posti di lavoro e alla disparità salariale, al razzismo che si impone sui nostri corpi con la ferocia degli stupri sui confini e nei centri di detenzione.
Siamo con le donne curde, indiane, africane e dell’America latina e convergiamo in un’unica presa di parola. Siamo con tutti i Centri antiviolenza che sostengono le donne che vogliono uscire dalla violenza e ribadiscono che la violenza maschile sulle donne è un fenomeno con radici nella disparità di potere tra i sessi e nel permanere di visioni stereotipate della donna e dell’uomo. Rivendichiamo liberazione ed emancipazione, un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale.
Vogliamo aborto libero sicuro e gratuito, accesso alle cure e alla salute, vogliamo autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite, vogliamo ridistribuire il carico del lavoro di cura, vogliamo essere libere di andare dove vogliamo senza avere paura, un permesso di soggiorno europeo senza condizioni e la cittadinanza per chi nasce e cresce in Italia. Vogliamo porre fine alla violenza patriarcale che sostiene questa società diseguale e questo modello economico capitalista ed estrattivista che distrugge il pianeta e ci fa morire tutte e tutti.”

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