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Home Librosì Lab

Quattordici spine

Redazione by Redazione
25 Novembre 2019
in Librosì Lab, LibroSì Lab - Lettura, Archivio notizie
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Recensione di @ilariaticonsigliaunlibro

Acireale, Sicilia. Un efferato delitto sconvolge l’abulica routine quotidiana: Don Mario Spina, canonico della basilica di San Pietro, viene ritrovato senza vita all’interno della sacrestia, ucciso con decine di colpi d’arma da taglio. Inoltre, da un’antica credenza sono state trafugate le spoglie del maggiore artista locale, Paolo Vasta. L’ispettore di polizia Luigi Traversa, da poco arrivato dal Veneto, si ritrova a indagare su un delitto a tratti inspiegabile. Chi è stato a compiere quell’orrendo crimine? E quale misterioso passato nasconde il poliziotto, giunto all’improvviso in città? Quattordici giorni serviranno a Traversa per risolvere il caso, togliendo una spina alla volta da quel pericoloso fico d’India tutto siciliano che, una volta ripulito, mostrerà all’ispettore la terrificante verità.

Leggere Quattordici spine equivale a fare un tuffo in Sicilia, precisamente ad Acireale perché Russo ha la capacità di immergere completamente il lettore nella sua terra fatta di odori, profumi, colori, mare, gente genuina, proverbi e tradizioni.

“Beh, devi sapere che alla pescheria di Acireale si trova di tutto, dal pesce alla carne, dalla frutta alla verdura, persino i dolci. E poi quella non è puzza, ma profumo. Profumo di cosa?Della Sicilia, mio caro”.

Con Quattordici spine fa la sua comparsa l’Ispettore Luigi Traversa che, dopo uno spiacevole episodio accaduto a Feltre sua città, viene trasferito ad Acireale. Traversa fatica un po’ ad ambientarsi in Sicilia, per il dialetto che in molti parlano e che lui ovviamente non capisce, per il fatto che odia il pesce, per il clima molto caldo. Nonostante ciò si fa degli amici con i quali però è molto riservato soprattutto sul suo passato, riesce a trovare qualcosa da mangiare che gli piace molto ossia la cartocciata alle melanzane. Traversa è molto legato al suo lavoro, dà l’anima nelle sue indagini e ciò è facilmente intuibile nell’indagine che deve affrontare ad Acireale. Don Mario Spina, molto amato e stimato dai suoi fedeli, viene barbaramente ucciso in sacrestia. Chi l’ha ucciso ha anche rubato le spoglie del noto artista locale Paolo Vasta. Chi può aver ucciso un uomo così ben voluto? E perché sono state rubate le spoglie del noto artista? All’apparenza sembra un furto degenerato in un omicidio ma Traversa non si fa mai guidare dalle apparenze, segue il suo intuito senza farsi intimorire da niente e da nessuno, neanche quando, durante le indagini, saltano fuori nomi di spicco della città.

Il caso si fa subito spinoso, proprio come il fico d’india, frutto tipico siciliano. Ogni giorno che passa è una spina da togliere all’indagine in corso.

“Magari quello che sto per dirti sarà un luogo comune, ma i luoghi comuni contengono sempre un fondo di verità: c’è chi sostiene che non ci sia cosa migliore di assaggiare un fico d’India per comprendere la Sicilia. Se si vuole assaporare la dolcezza del frutto, bisogna prima eliminare ogni timore di affrontare le spine, questo equivale a capire cosa significhi vivere in Sicilia.  Traversa lo ascoltava ammirato, parlare con Alberto gli faceva bene all’anima. Direi che di spine ne sto trovando parecchie! E come avrai intuito mi riferisco all’indagine che sto seguendo in questi giorni.”

L’indagine svelerà dei retroscena davvero inquietanti e non prevedibili. Mi è piaciuta la trama e il suo svolgimento per niente scontato.

L’ambientazione è davvero bella e suggestiva, Russo l’ha ben descritta. Mi è piaciuto anche l’uso dei termini dialettali, di proverbi e modi di dire tipici del posto perché impreziosiscono non poco il racconto. La lettura è piacevole, un giallo ben scritto, con una trama ben sviluppata.

Unico appunto che faccio all’autore riguarda il  protagonista che ricalca un po’ il tipico ispettore solitario, che beve e che non sa cucinare, ha sempre il frigo vuoto, vive di avventure sentimentali e ha nel suo passato uno o più eventi che lo hanno segnato.

Nonostante ciò consiglio la lettura di Quattordici spine a tutti coloro che, come me, amano i gialli.

L’autore: Rosario Russo (1986) è siciliano, vive e lavora ad Acireale. Laureato in Lettere e Filosofia e appassionato di Storia, ha conseguito successi in numerosi premi letterari, presentando racconti di vario genere. Nel 2012 ha esordito con “Il Martirio del Bagolaro”, romanzo storico ambientato ad Acireale nel 1862. Il poliziesco”Quattordici spine” è il suo secondo romanzo.

@ilariaticonsigliaunlibro. Nel suo blog si presenta così: “Mi chiamo Ilaria e sono dottoressa in psicologia clinica in procinto di abilitarmi alla professione di psicologa. Per ora faccio la mamma ed è un lavoro a tempo pieno. Le mie passioni più grandi sono la lettura e la psicologia e quando le posso unire vado in estasi.” Seguila sui suoi canali social: Instagram Facebook, Pinterest, Goodreads e sul suo blog. L’appuntamento su LibroSì Lab con le sue recensioni e interviste che strizzano l’occhio alle novità e autori emergenti è ogni quindici giorni, di lunedì.

#ilariaticonsigliaunlibro

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