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Home Politica

Consiglio aperto fusione Cro-Bpb, Praesidium: “bisognava agire prima”. La questione al Mise

Redazione 2 by Redazione 2
2 Luglio 2017
in Politica, Secondarie, Archivio notizie
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di Valentino Saccà

ORVIETO – Siamo agli sgoccioli del termine per il caso di paventata fusione della CRO in BPB, nuovo giorno nuovo Consiglio Comunale, durante il quale hanno espresso la propria opinione le uniche due associazioni presenti tra quelle invitate, pur mancando i soggetti principali del caso.

In apertura della seduta, tenutasi giovedì 29 giugno alle ore 18,00 presso la sala Consiliare del Comune, il presidente Angelo Pettinacci ha letto l’O.D.G. approvato dai Capi Gruppo, con netta contrarietà da parte dei Consiglieri Comunali riguardo alla fusione di CRO in BPB. Ha preso poi la parola l’ingegnere Fabio Giovannella dell’Associazione Presidium.

“Noi della Presidium siamo gente a cui è stato venduto un portafoglio di azioni e quindi siamo automaticamente diventati soci di BPB. In tutto questo la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto deve delle spiegazioni ai cittadini, dato che il processo di fusione per incorporazione richiede una filiera lunga e articolata e non può avere luogo se la Fondazione non è d’accordo.
Dal canto suo l’Amministrazione Comunale si è mossa in ritardo sulla questione, quando già da circa 1 anno il problema era noto, la questione in generale e tutte le sue problematiche interne non potevano essere note ai piccoli risparmiatori ma di certo non potevano passare inosservate sotto gli occhi degli addetti ai lavori. Ringrazio il sindaco Germani per averci invitato ma avrebbe dovuto agire prima, perché, torno a ripetere, il problema era già noto da tempo. La questione bilanci è un tasto assai delicato in quanto CRO nel 2015 si è svalutata dimezzando il proprio valore e creando una frattura più o meno dichiarata. Oggi è la CRO che determina quello che succederà, è lei ad avere in mano i fili della questione da un punto di vista decisionale.
In sintesi dal nostro punto di vista la fusione non conviene a nessuna delle parti, BPB ha già tanti problemi e CRO si trova con un pareggio forzato del bilancio e con una ristrutturazione da fare che senza iniezione di capitali freschi è impensabile. Inoltre i cittadini orvietani si ritroverebbero a far gestire i propri risparmi da una banca pugliese che non può tener conto della realtà socio-economica del territorio”.

E’ poi seguito l’intervento di Marianna Formica, segretaria CGIL Orvieto. “Questo è un argomento che interessa tutti i sindacati, specie per un discorso legato ai riflessi occupazionali . La riorganizzazione andrà ad impattare non solo sui dipendenti della CRO ma anche su quelli delle filiali che chiuderanno. Questo è un problema territoriale e CRO resta l’ultimo baluardo da difendere. Non la vedo una battaglia persa dal punto di vista dei sindacati e dobbiamo gestire alcune proteste da portare avanti“.

Durante il consiglio, poi, il sindaco Giuseppe Germani ha riferito dell’incontro avuto nel pomeriggio a Roma con il Vice Ministro dell’Economia, Enrico Morando. “Il Vice Ministro – ha illustrato – ha preso visione del problema della fusione per incorporazione della Cassa di Risparmio di Orvieto in Banca Popolare di Bari riassunta nel documento approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 27 giugno scorso che gli ho consegnato. Durante il colloquio ho illustrato ulteriormente la problematica, rispetto alla quale Egli si è messo a disposizione della Città di Orvieto per affiancarci nella gestione di questa vicenda. Nei prossimi giorni verranno attivate una serie di verifiche”.

Hanno poi preso la parola i consiglieri comunali.

Andrea Taddei (PD): “il nostro gruppo è stato criticato perché in sede di commissione capigruppo non ha sottoscritto la richiesta del Consiglio Comunale ‘aperto’. Il fatto di non poter ascoltare questa sera tutte le parti che non hanno risposto all’invito delle istituzioni, è indicativo del fatto che la questione è delicata e che forse servono dei tavoli dedicati. Il ruolo della politica è quello di monitorare tutto quello che succede all’interno del territorio, ma quando si va ad affrontare la situazione di una trattativa fra due soggetti privati, questo ruolo si ridimensiona. Spiace che oggi non abbia aderito all’invito la Fondazione CRO visto il ruolo determinante che essa riveste. In questo momento la partita su cui stiamo cercando di intervenire viaggia su livelli più alti. Gli equilibri e le negoziazioni vanno oltre i tavoli istituzionali. Ieri il Sindaco ha incontrato il Vice Ministro dell’Economia. In questo momento è giusto far capire alle parti che stiamo contrastando fermamente questa operazione che riguarda tutti i Comuni di un territorio molto vasto. Sono ancora fiducioso sulla possibilità di trovare punti di contatto fra i due soci interessati”. 

 
Andrea Sacripanti (Gruppo Misto): “il fatto che i principali interlocutori delle governance delle banche non volessero/potessero erano presenti oggi al Consiglio aperto, l’avevamo già valutata. Il punto è che la massima istituzione cittadina doveva dare un segnale di presenza. Dapprima Taddei aveva sottoscritto la richiesta del Consiglio Comunale aperto, poi si è sfilato. Troco il suo intervento molto timido e troppo politicamente corretto. Riconosco che siamo stati troppo silenti. In un anno abbiamo sperato che la trattativa diplomatica camminasse. Questa volta le Istituzioni, come raramente capita in Italia, per la prima volta si sono mosse prima che le cose fossero decise in via definitiva. Ancora non c’è un atto ufficiale di conclusione dell’operazione, è quì che si inserisce il nostro ruolo. Gli orvietani percepiscono come loro la Fondazione. L’Associazione Praesidium che raccoglie oltre 150 soci, ha inquadrato la questione nel rapporto con il territorio.  Nessun orvietano è convinto che BPB faccia gli interessi di questa comunità. Oggi, proprio perché nulla è stato deciso dobbiamo dare un segnale di unità. A chi oggi parla di dimissioni, io rivolgo un appello volto a tutelare i risparmiatori, il territorio e una banca che ha ancora da dare molto a tutti noi. Questo Consiglio Comunale non può chiudersi inasprendo gli animi ma con una assunzione di responsabilità. L’appello va a chi sta nei luoghi decisionali. Questa vicenda rischia di impoverire ancora di più questa città che ha già perso molti pezzi importanti (Caserme, Tribunale, ecc). Il nostro ruolo interregionale andrebbe invece rilanciato. Della riunione del CdA del 19 giugno scorso non sapevamo nulla. Il Sindaco ci riferirà dell’incontro di ieri al MISE e ci saranno altri passaggi. L’unica possibilità è fare opera di convincimento dei tre membri che sono dentro la banca, il segnale che dobbiamo lanciare è che non li lasciamo soli anche se rappresentano il 26% che oggi tuttavia è nevralgico. Ecco le ragioni di questo Consiglio Comunale aperto a cui dovranno seguire altre iniziative. Ringrazio chi insieme a me ha sottoscritto la richiesta di questa seduta speciale. Mi aspettavo maggiore partecipazione da parte delle associazioni di categoria che forse ancora non hanno compreso bene la portata dell’operazione”. 
 
Claudio Di Bartolomeo (PSI): “mi sento indignato da questa situazione perché le responsabilità che si sono assunti i membri del CdA non sono da poco, responsabilità che riguardano tutto il territorio, i risparmi della cittadinanza orvietana e delle persone che vogliono investire sul territorio. La Fondazione ha, insieme al CdA, l’onere di fare scelte per il territorio. Il processo di fusione di fatto è iniziato, perché tre membri del CdA lo hanno iniziato ancorché, sembra, inconsapevolmente. Il risanamento della banca Tercas è stato fatto con il contributo di noi orvietani, quindi come non parlare di una beffa nei confronti della nostra popolazione che ha investito in queste azioni, peraltro fiduciosa delle persone che gli somministravano azioni e obbligazioni che poi sono andate in svalutazione. La responsabilità di andare contro la fusione è stata assunta dal Presidente della Fondazione e sarà solo lui a poter dire, e fare, le sorti della banca in seno all’Assemblea dei Soci. Gli orvietani hanno bisogno di lavoro ma gli effetti della fusione parlano di un perdita di 43 unità lavorative. Quindi se questa deve essere l’ultima azione, come Comune dobbiamo essere al fianco del Presidente. Lo stesso appello lo rivolgiamo ai membri del CdA della CRO ovvero a votare contro la fusione, altrimenti si dimettano”.
 
Lucia Vergaglia (M5S): “penso che è più utile ascoltare. Il comportamento del PD è legato a delle logiche interne che danno il segno che lo sforzo di superare gli schieramenti e i personalismi supera le aspettative dei cittadini. L’assenza oggi di alcuni soggetti potrebbe essere espressione della bassa considerazione di cui godono le istituzioni. C’è una ipocrisia che è devastante. L’idea che la cittadinanza viene lasciata sola lascia basiti. Ci siamo sentiti dire che questo Consiglio Comunale aperto era sterile. Ciò è avvilente, perché oggi più che mai i cittadini hanno bisogno di sentire le istituzioni vicine, attive e propositive. Mettiamoci nei panni di artigiani e categorie produttive. Dobbiamo guardare avanti, alle conseguenze delle trasformazioni del tessuto sociale che possono derivare da questa operazione gigantesca che avrà dei riverberi in altre parti d’Italia. Il fatto che si sia fatto un Consiglio dei Ministri di una domenica di giugno per parlare delle banche venete, la dice lunga di cose significa la partita dei territori nella gestione del credito. E’ giusto che le sedi istituzionali non siano l’inquisizione, ma il fatto che vengano snobbate è gravissimo. Mi associo comunque al sentimento di ottimismo espresso dalla sindacalista, devo però constatare che ci siamo disarmati, perché un Consiglio Comunale più importante di questo su questa vicenda non si poteva immaginare. Questa cosa si incasella nelle tante opacità che caratterizzano questa vicenda”. 
 
Roberta Cotigni (Per andare avanti): “una situazione critica. Lancio un appello a BPB e alla Fondazione affinchè riaprano il tavolo delle trattative. Concordo con Sacripanti che ha chiesto di essere tutti uniti. Lo scorso anno con il Sindaco e Meffi siamo andati alla sede della BPB e dalle dichiarazioni del Presidente ci sentimmo sollevati, ma da allora, nonostante gli inviti, si sono un po’ defilati. I tre membri della Fondazione senza un motivo logico non possono votare contro l’indirizzo della Fondazione stessa. Non stiamo qui ad accusare nessuno, ovviamente, ma a fronte delle preoccupazioni dei cittadini che si sentono smarriti o preoccupati di un fallimento della banca, abbiamo il diritto di avere chiarimenti da questi tre membri”.
Sindaco, Giuseppe Germani: “ringrazio i presenti che hanno voluto rispondere all’invito di un Consiglio Comunale che non vuole essere formale o di circostanza, ma che in questo momento storico per la nostra città, la maggioranza, i capigruppo, il Sindaco e la Giunta hanno voluto fortemente. La questione deve essere riportata entro una sfera governabilità. Abbiamo dato dimostrazione che su temi come questo non c’è maggioranza che tiene, c’è anzi trasversalità. Avevamo delle rassicurazioni ma ci siamo resi conto che siamo ad un punto di non ritorno. Non vogliamo entrare nelle prerogative proprie di un soggetto privato, ma vogliamo esercitare con diritto le aspettative della nostra collettività. Le azioni di questi giorni vanno in questa direzione.
E’ stato attivato un contatto forte con la Regione ed è stato aperto un tavolo presso il Ministero dell’Economia che si è svolto ieri con la presenza del Sindaco e dei vertici della Fondazione, dove entrambe abbiamo espresso la contrarietà a che questa fusione vada in porto, poiché spoglia la città troppe cose. C’è la massima collaborazione con il Presidente della Fondazione. Ho fiducia nell’incontro che abbiamo avuto con il Vice Ministro, Morando, che si è messo a disposizione. Nelle prossime ore spero di poter coinvolgere anche il Governo. La situazione non è ancora precipitata. Evitando la fusione si possono trovare altri soggetti che possano intervenire sul capitale sociale di questa banca. Oltre ad aver attivato un binario di interlocuzione con il Governo è fondamentale l’interesse generale che si sta coagulando intorno a questa vicenda, rispetto alla quale forse siamo partiti in ritardo ma tutti insieme dobbiamo fare questa battaglia. Ci sono le possibilità e anche i tempi per realizzare un risultato e domani non ci sarà nessuna riunione carbonara. Ai nostri rappresentanti nel CdA diciamo che la città è con loro. Il fatto che non siano venuti a parlare in Consiglio Comunale certo spiace, sono scelte che non condividiamo ma le rispettiamo, nel convincimento che il dialogo resta l’unica arma a nostra disposizione”.

 

 

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